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A Prato, vintage mon amour…

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Tutto ciò che è stato. Tutto ciò che ancora può essere. Occorre celebrare il vintage come un fenomeno di costume che cresce a dismisura. Per conoscere meglio il vintage e la sua storia ecco che in mostra a Prato, al Museo del tessuto, fino al 31 maggio, “Vintage, l’irresistibile fascino del vissuto”, in collaborazione con Angelo Vintage Archive e la partecipazione di prestigiosi marchi internazionali di moda. Abiti in stile folk, tute da lavoro, denim d’antan, insomma un omaggio allo stile in un percorso con quattro sezioni e oltre cento abiti.

La prima sezione con costumi e raffinati abiti antichi mostra la sopravvivenza dei vestiti che dovevano durare nel tempo. In esposizione veri reperti storici del Museo:accanto ad abiti del Museo Stibbert e della Galleria del Costume di Firenze, nonché del Museo Nazionale di Arti e Tradizioni Popolari di Roma. La seconda sezione espone tute, denim, il ruolo cioè di abito usato come divisa della protesta, simbolo dei movimenti giovanili. E’ una sezione che sottende a Prato come capitale mondiale della raccolta di abiti usati, reimpiegati per il recupero delle fibre destinate ad alimentare l’industria della lana rigenerata, attiva dalla seconda metà del XIX secolo (stracci pratesi.).

Nella terza sezione, gli abiti della protesta e della rivolta giovanile. Vengono esposti jeans usurati e uniformi personalizzate, l’eskimo e altri abiti folk ed hippie che diventano ispirazione per gli stilisti del periodo come Yves Saint Laurent. C’è anche una selezione di pezzi di Dior, Cardin, Balenciaga, Chanel risalenti agli anni Cinquanta e Sessanta, mentre vestiti di Valentino, YSL, Thierry Mugler e Issey Miyake confermano come già negli anni Ottanta e Novanta era già diffusa la passione per il vintage.

La quarta sezione della mostra sottolinea come degrado ed usura dei tessuti nel settore della moda abbiano ispirato gli stilisti: da quelli trattati da Mariano Fortuny alle lavorazioni in cui tagli, macchie e decolorazioni diventano marchi come Stone Island, Massimo Osti e Marithé e François Girbaud. Ciliegina sulla torta un capo militare originale della seconda guerra mondiale reinventato da Antonio Marras.

Gabriella Lax

Tutti i diritti riservati. Senza l’autorizzazione è vietata la riproduzione in qualsiasi forma.

Cento alberi d’autore in beneficienza

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«Donare un albero diventa un simbolo di quanto sia importante sentirsi responsabili anche della vita degli altri». Parola di Franca Sozzani, madrina d’eccezione, insieme a Sofia Loren, della diciannovesima edizione della manifestazione “Il Natale dei 100 alberi d’autore”, svoltasi qualche giorno fa a Roma, nello spazio espositivo di via Borgognona 38B, gentilmente concesso dalla famiglia Fendi, organizzata da Edoardo Tasca e Simona Gabrielli, presentato dalla giornalista di “Moda” Cinzia Malvini, con Anna Laura Ribes e Tosca D’Aquino.

C’è l’albero preparato coi biscotti, quello decorato con la carta velina o con rosse e festose forme di scarpe, fino ad arrivare alle sedie animalier, agli orsetti, gli angeli d’argento ed i cappottini. Spazio alla fantasia per la mostra evento dell’Associazione presieduta da Sergio Valente, con l’obiettivo di contribuire fattivamente alla ricostruzione di beni artistici (restauro del Teatro Borgatti di Cento danneggiato dal sisma che ha colpito il territorio emiliano), a progetti di ricerca scientifica,sostenendo situazioni di indigenza (in particolare, spiega il patron, si è pensato alle popolazioni dell’Africa), grazie alla generosità e alla sensibilità dei grandi protagonisti della moda, del design, del cinema e dell’arte.

Hanno partecipato all’evento Missoni, Pierre Cardin, Fendi, Bulgari, Ferrari, Custo Barcelona, Luis Vuitton, Raffaella Curiel, Renè Caovilla,Tod’s, Hogan, Bagutta, Paladini, Emilio Pucci, Damiani, Max Mara, Fratelli Rossetti, Borsalino, Gucci, Tom Ford, Valentino, Gianfranco Ferrè, Versace, Alberta Ferretti, Mila Schon, Roberto Cavalli,Blumarine, Fausto Sarli, Etro, Paul Smith, Salvatore Ferragamo, Krizia, Agata Ruiz de la Prada, Ernesto Esposito, Alessandro Dell’Acqua, Antonio Marras, Ermanno Scervino, Costume National, Jimmy Choo, Calvin Klein, Elie Saab, Renato Balestra, Givenchy, Moschino.

Gabriella Lax

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Valentino ed il look per le feste

ValentinoLe abbiamo aspettate anche solo per sfoderare quelle pump rosse che aspettavano con pazienza. Arrivano le scintillanti feste natalizie, un’occasione per esibire, anche nel look quotidiano, la gioia che dovrebbe illuminare gli animi.

«Semplicità con gusto». E’ questo l’input assoluto per il mood delle prossime feste che ci regala Tonino Serranò, responsabile di Valentino, in corso Garibaldi a Reggio Calabria.
«Cominciamo dal colore per il look festivo che, nella boutique di Valentino non può che essere, immancabilmente, il rosso». E per chi non vuole abbandonarsi al rouge di Valentino? Niente paura, nella moda, come nella vita, c’è sempre una seconda chance.
«L’ottima alternativa sarà in bianco e nero, idea assolutamente chic, e che vale sia per il giorno che per la sera. Ovviamente variando gli accessori: una collana o un colletto di pelliccia. Per la sera, in particolare, si possono abbinare dei guanti alti».
Per le più giovani scelte in libertà. «Si può tranquillamente optare per il nero, quindi per un look basic, in tessuti come il velluto, la crêpe di seta. L’importante sarà rispettare i volumi che devono essere morbidi, mai aderenti, proprio per dare quella giusta essenza di romanticismo». E, l’idea del romanticismo, passa soprattutto dagli accessori. «Si possono scegliere, per esempio, per colletti ricamati o ancora fiocchi o cerchietti per i capelli».
Tornando allo stile per la donna più “agèe”.«Lasciamo i mini abiti alle più giovani e optiamo per un abito longuette, sempre molto femminile. La seconda scelta può essere la sempre attuale salopette». E per un Natale dal sapore più austero rispetto agli anni precedenti «Anche per la donna il tubino nero in velluto o in crêpes di seta è sempre molto chic e, soprattutto, si può riciclare per altre occasioni. Da indossare rigorosamente con calze velate. Anche in questo caso gli accessori determinanti possono essere guanti alti, orecchini importanti e, ai piedi, tronchetti che danno quel tocco rock. Da accompagnare ad una clutch o ad una pochette». E per scatenarsi l’ultimo giorno dell’anno invece «Bisogna sempre ricordare che l’originalità è semplicità che, unita ad un dettaglio (un accessorio o un gioiello), rende l’abito chic». Parola di stylist.

Gabriella Lax

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La tuta protagonista in passerella

lady-gaga-in-gianni-versace-x-the-edge-of-glo-L-wf4JVSChi l’ha detto che si tratta di un capo sportivo? A guardare ciò che gli stilisti hanno immaginato per il prossimo inverno proprio non si direbbe. Mai come in questa stagione i coutumier hanno mostrato al mondo la versatilità della tuta, un capo troppo spesso relegato allo sport o al tempo libero.
E il video “End of glory”, di Lady Gaga ne è il perfetto esempio. Per l’occasione, qualche mese fa, Donatella Versace aveva aperto gli archivi della maison per mettere a disposizione dell’artista americana quanto di meglio fosse stato, a suo tempo, frutto del genio creativo di Gianni Versace. Il risultato porta, nel caso dell’eccentrica Germanotta, ad un tripudio di borchie, cristalli e pelle nera più hot che mai, come si addice ad una super eroina della pop music (vedi foto).
Dai video alle passerelle di tutto il mondo il passo è breve. Valentino immagina, come è nel suo credo, leggiadre eroine di uno stile elegantemente dedicato che lascia spazio ad una creazione nera, intensa e misteriosa, un tuta che, in passerella, diviene espressione tangibile di preziosa forza femminile.
Si affida al fascino della tuta anche il direttore di Biblos, Manuel Facchini, facendola risplendere di riflessi argentei e lunari. Così come brilla di luce propria perché tutta spruzzata d’oro anche la versione proposta da Alviero Martini per Prima Classe.
Max Mara stravolge un classico dei classici di tutti i tempi come il cappotto color cammello che si lascia contagiare e trasformare dal fascinoso taglio della tuta.
Per Frankie Morello la tuta torna ad essere un inno allo sport che sostituisce però alle snakers tacchi e zeppe che svettano.
E’ Yves Saint Laurent che predilige oniriche signorine che sembrano volare in tute dai colori intensi della notte, sofisticate nel taglio ma comode e facili da indossare. Sarà forse questo, la comodità, il segreto del loro intramontabile successo?

Gabriella Lax

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Voglio Valentino, me lo compri???

 

“Me lo prendi papà?”. C’era una canzone tanti e tanti anni fa, “Sei forte papà”, cantata dal buon Gianni Morandi, nella quale il figlio Marco chiedeva di tutto, a cominciare dagli animali del bosco. Ebbene queste cose a volte capitano. Può succedere dunque che una donna bellissima, adoratrice della casa di modaValentino”, della quale indossa splendidi e costosi capi, un bel giorno chieda al maritino, sceicco miliardario, “Me la compri?”. E così conti alla mano, da un parte i milioni anche nel settore della moda che in questo momento languono, dall’altra la crisi, e l’affare si fa. E, per un capriccio della moglie dell’emiro Hamad bin Khalifa al Thani, la fashionissima Sheikha Mozah, la maison Valentino passa al Qatar, per una cifra da capogiro che supera i 700 milioni di euro. E’ proprio vero che questa donna rappresenta un sapiente connubio tra innovazione e tradizione (il suo velo nero è griffato per intenderci).

Sheikha Mozah da vera first lady (d’Oriente) si è impegnata in battaglie sociali per l’educazione, la lotta alla disoccupazione e per i diritti delle donne nel suo paese. La prima apparizione della nobildonna risale al 2003, l’occasione fu un’intervista trasmessa nella televisione di stato, accanto al maritino. Una decisa svolta se si considera che, fino ad allora, era severamente proibito persino fotografarla.Un cambiamento che appare una sceneggiatura ben architettata dall’emirato, pronto a stupire il mondo intero con quest’immagine che supera l’antico e rigido scema dei paesi Arabi per ritagliarsi nuovi spazi grazie ad un alone molto più moderno.

Neanche a dirlo da quel momento Sheikha Mozah ha acquisito grande popolarità tra i suoi devoti sudditi del Qatar e qualcuno addirittura sussurra «Sheikha Mozah sta rapidamente diventando il brand più noto del Qatar dopo al Jazira», e intanto la rivista Forbes l’ha inserita fra le 100 donne più potenti del mondo.
Gossip forbito a parte, rimane un velo di tristezza nel sapere che con la vendita della maison Valentino prosegue la grave perdita dell’economia Italia, essendo l’ennesimo marchio che viene fagocitato da nomi stranieri.

Gabriella Lax

Eleganza, sinonimo di stile

Aleatorio, ma mai banale. Il concetto di eleganza è sinonimo di stile. Un aspetto universale che, naturale e sempre uguale a se’ stesso, ma che, nel tempo, riesce inesorabilmente ad evolversi. Eleganza viene dal latino “eligere” ossia “scegliere”, dunque elegante è “colui sceglie bene” o “colui che sa scegliere”.

Eleganza è qualcosa che si può coltivare. Sorta di attributo che si rende visibile solo attraverso una determinata scelta. Evidentemente la scelta deve poter essere riconosciuta nel tempo e nel luogo in cui si trova la persona. Per comprendere bene il concetto a cui ci riferiamo i parametri di eleganza saranno differenti se ci si prende in considerazione un uomo del Quattrocento, rispetto ad uno di una tribù della Papuasia, così via. Lo stesso riconoscere se una persona è elegante o meno dipenderà anche dal fatto se la scelta sia o meno appropriata alla circostanza.

L’uomo è una creatura che vive in un determinato tempo e in un determinato luogo, non si può sfuggire dalle circostanze. Ciò che conta è che una buona scelta esteriore del soggetto manifesti il suo ordine interiore, il suo amore alla vita, la positività che rappresenta per lui quella circostanza. L’eleganza si raggiunge con l’esperienza. Per questo è raro che un adolescente sia elegante. Nonostante la varietà delle scelte e delle opzioni, i più giovani tendono all’uniformità, all’omologazione per sentirsi parte della società. Essere eleganti implica un certo grado di raffinatezza e quella sicurezza di sé che consente di fare delle scelte.
Ma in un epoca fatta di fast food, di comunicazioni via e-mail e di abbigliamento casula, c’è ancora spazio per l’eleganza? Lungi dall’essere fashion victim la risposta non può che essere affermativa: eleganza è uno stile di vita che ci consente di mettere in risalto, ciascuno a modo suo, la bellezza che risiede dentro e nel mondo che ci circonda. Vivere con eleganza dunque significa aggiungere verve alla vita quotidiana, senza lasciare che le giornate si trascinino stancamente, assaporandone così ogni istante.

Gabriella Lax