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Una fiction su Gianni Versace

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I nomi ed i volti dei protagonisti sono ancora sconosciuti. Ma la vita di Gianni Versace presto diverrà una fiction grazie anche al lavoro dello scrittore Tony Di Corcia ed alla sua biografia dello stilista di Reggio Calabria. Di Tony Di Corcia avevo già raccontato in altri post del mio blog. Ho un’immensa stima per il suo lavoro. Tra l’altro sta lavorando alla trasposizione della vita di un altro famoso stilista. Il libro “Biografia di Gianni Versace”, uscito nel mese di novembre scorso, edito da Lindau, con la prestigiosa prefazione di Giorgio Armani, è una meravigliosa e capillare ricostruzione della vita di Versace. Dalla gioventù vissuta nella città dello Stretto, al rapporto profondo con la madre Francesca, sarta, al passaggio a Milano ed alle prime sfilate e poi  l’amore per il teatro e per i costumi di scena, l’ascesa, le sfilate, l’apice del successo fino alla sfilata del luglio 1997 ed alla terribile uccisione avvenuta a Miami, qualche giorno dopo.

Dall’acquisto dei diritti sulla biografia sarà tratta la sceneggiatura di una miniserie, prodotta da Ares Film e Kroma di Patrick Meehan, che sarà trasmessa dalle reti Mediaset (quasi sicuramente Canale 5) anche se bisognerà aspettare il 2014 o addirittura nel 2015. Le riprese cominceranno a novembre, ma, come si diceva, c’è il massimo riserbo sul progetto, né si sa ancora chi vestirà i panni dello stilista di fama mondiale. L’unica cosa certa è che la fiction ripercorrerà le tappe principali della vita di Gianni Versace.

La regia potrebbe essere curata da Alessio Inturri impegnato ultimamente nella serie di successo “Il peccato e la vergogna”. La produzione non ha ancora chiarito quale potrebbe essere il ruolo di Donatella Versace, sorella dello stilista, che ha ereditato la gestione del marchio alla morte del fratello. Certamente la Versace, tra una sfilata e l’altra, potrebbe arricchire il progetto, svelando particolari e curiosità sulla vita e sulla carriera di Gianni.

Sul delitto Versace è stato girato un film per la televisione in America, un progetto nel quale hanno recitato Franco Nero, Shane Perdue e Steven Bauer. E’ di qualche giorno fa la notizia che la villa di Miami, luogo dell’assassinio dello stilista, è stata messa all’asta. Prezzo di partenza 25 milioni di dollari. La proprietà, quasi 1.800 metri quadri, 10 stanze da letto, 11 bagni e una piscina rivestita con un mosaico in oro, era stata acquistata da Gianni nel 1992. In passato ci hanno abitato anche Madonna e Sylvester Stallone.

Gabriella Lax
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Antonio D’Amico su Gianni Versace: «Per la legge non ero nessuno»

Antonio-D’AmicoUna morte inspiegabile. Dopo sedici anni ancora ci si domanda se davvero l’omicidio di Gianni Versace possa essere stato il frutto dell’ultimo fremito di uno psicopatico o se, invece, dietro la sua morte ci possa essere ben altro. In Florida, in carcere si trova rinchiuso Chico Forti, un imprenditore e produttore cinematografico di Trento condannato, per una serie di improbabili indizi, per omicidio. Molti collegano la sua prigionia al fatto che, prima di essere arrestato avesse compiuto un’indagine priva sull’omicidio Versace, realizzando tra l’altro (è visibile su Youtube) il documentario “Il sorriso della medusa”. A questo si aggiungano le dichiarazioni di pentiti che tacciano l’uccisione delle stilista come un fatto relativo a presunti legami che Versace avrebbe avuto con la ‘ndrangheta calabrese Filippo Di Bella. Ipotesi queste respinte fortemente dalla famiglia dello stilista, in primis dai fratelli Santo e Donatella.

Che i misteri sulla morte dello stilista non siano stati dissipati dal suicidio di Andrew Cunanan ne è convinto Antonio D’Amico, il compagno di Gianni Versace.
Antonio, durante l’intervista, circa un anno fa, in occasione del compleanno di Gianni, mi aveva spiegato «Anche se non ho le prove rimango convinto di questo. Sono sicuro che qualcuno, intenzionalmente, abbia voluto farlo uccidere. E, per fortuna, non sono il solo a pensarlo». E, sempre a proposito delle indagini archiviate sull’omicidio di Miami aveva chiarito: «In America sicuramente è un caso chiuso. Ma penso che ci sia qualcun altro che continui ad indagare. Sono convinto che la verità verrà fuori e finalmente sarà fatta giustizia. Lo spero». Ma D’Amico non ha intenzione di tacere e, in un altro articolo, su un settimanale nazionale, nel giugno dello scorso anno, racconta di una regia «occulta» dietro l’uccisione dello stilista. «Non ho mai creduto alla tesi del mitomane Cunanan che né io né Gianni avevamo mai visto, ha agito su indicazioni altrui. In più il caso è stato chiuso troppo in fretta, gli americani volevano togliersi la patata bollente e la famiglia ha accettato la loro versione. Fosse stato per me, sarei andato avanti. Ma io, per la legge, non ero nessuno».

Dopo anni di depressione, dovuti all’immenso dolore per la perdita dell’amore della sua vita che lo avevano spinto sul baratro del suicidio ora è deciso ad andare avanti con le sue dichiarazioni che gettano un’ombra inquietante su come, nel 1997, venne gestito il caso dalla polizia Usa. Le forze dell’ordine statunitensi, solo a distanza di poche ore dall’uccisione di Versace e, dopo il suicidio di Cunanan, chiusero il caso convincendo la famiglia a far cremare il corpo. Perché tanta inspiegabile fretta nell’archiviare il delitto vista, per giunta, la notorietà del personaggio in questione? Perché non approfondire i motivi che avrebbero spinto Cunanan a commettere il gesto, liquidandolo come l’ennesimo atto di uno psicopatico?

(2.Fine)

Gabriella Lax
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Caro Gianni, dopo 16 anni

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«Niente è impossibile a Miami»*

15 luglio 1997 Reggio Calabria
Un due pezzi fantasia vichy. Dopo tanto peregrinare ero riuscita a scegliere. A metà luglio ancora non avevo trovato un costume che mi facesse impazzire. Sotto l’egida degli sconti ero finalmente dentro al camerino di un negozio, sul Corso Garibaldi, a provare questa fantasia black & white. Anche in quello spazio ristretto arrivavano le note della radio. La musica si ferma. “E’ stato ucciso a Miami lo stilista Gianni Versace”.
I miei ricordi successivi legati a quella morte sono le lacrime di Lady Diana al funerale dell’amico, inconsapevole del triste destino che, qualche giorno dopo, l’avrebbe sopraffatta e Naomi Campbell che sfila, lacrime agli occhi, con quell’orrenda “Every breath you take” versione modificata in sottofondo.

15 luglio 1997 Miami Beach
Antonio D’Amico mi aveva confidato, nell’intervista di qualche mese fa, che Gianni, il suo compagno, aveva scelto di stare a Miami, dopo un viaggio fatto insieme, perché quel posto gli ricordava tanto la luce del Lungomare di Reggio Calabria.

Con Kate Moss

Con Kate Moss

«Il sole invade ogni angolo di Miami. Sembra portare energia in ogni luogo. Ma anche i paradisi contemplano zone scure: dove c’è tanta luce, bisogna aspettarsi altrettanta ombra».*

Andrew Cunanan era arrivato in Florida, a Miami Beach, il 12 maggio. La polizia, dopo i quattro feroci ed atroci precedenti omicidi, è sulle sue tracce. Lo squilibrato prende una stanza al Normandy Plaza. Per due mesi sta rinchiuso di giorno a guardare le riviste di moda ed i filmini sadomasochisti ed esce solo la notte per frequentare i locali per omosessuali. Con la sua personalità psicopatica Cunanan era riuscito, fino ad un certo punto della sua vita, a sfruttare, soprattutto attraverso il suo aspetto avvenente ed dunque al sesso, la società, senza essere costretto a ricorrere al crimine. Nell’escalation di assassinii (che a quanto pare lo ha portato al suicidio) la scelta di Gianni Versace come ultima vittima è simbolica, gli ha permesso di raggiungere, attraverso la morte, quella notorietà che il suo narcisismo patologico gli aveva ispirato.

Gianni Versace era stato intervistato da Maria Vittoria Carloni, il pomeriggio precedente, aveva raccontato alla giornalista de “L’Espresso” che a Miami riusciva a lavorare bene, cambiando aria rispetto all’ambiente di Milano. La sera, prima di andare a dormire, Gianni aveva inviato i fax alla sede di Milano, senza ricordare la differenza del fuso orario. La mattina seguente alle otto circa Gianni era uscito, come tutti i giorni, per andare a prendere i giornali. Per Antonio quella sarà l’ultima volta in cui vede Gianni vivo.

Ci vogliono pochi secondi per uccidere una favola. La favola di Gianni Versace che era partito dalla città dello Stretto e che, con ago e filo, creatività e innovazione, animato dallo spirito di un Dio greco che gli si era annidato nell’amigdala, aveva portato la sua moda ed il suo nome del mondo, costruendo dal nulla una dei marchi più pregiati del Made in Italy.

gianni-versace-and-allegra-beck-at-home-in-miami-december-1994Bastano due colpi di pistola alla testa da parte di uno squilibrato a distruggere tutto. Non serve l’ambulanza, vani sono i tentativi fatti per rianimare lo stilista, freddato sulle scale della sua villa di Ocean Drive. All’inizio la notizia rimbalza in maniera così violenta e, soprattutto, appare così inaudita ed inspiegabile che ha tutta l’aria di essere una “bufala”. Le immagini degli scalini insanguinati, del corpo dello stilista sulla barella dell’ambulanza servono a fugare ogni successivo dubbio.

«Sarebbe bello pensare che Gianni Versace non si sia perso per sempre, e immaginarlo mentre vaga su Ocean Drive, lo sguardo attratto da ogni cosa o persona, la curiosità abbindolata tra forme e colori. Forse è davvero diventato luce e si è aggrappato al sole di Miami come alla criniera di un cavallo e si lascia trasportare per il mondo. Può darsi che, sempre come un raggio di sole, sia tornato tra le palme del Lungomare di Reggio Calabria per osservare le signore e i loro abiti, per immaginare che cosa le renderebbe più belle, a ripassare le forme dei resti del tempio greco,a indugiare sulle scanalature di una colonna chiedendosi come trasformare quell’effetto attraverso il drappeggio».*

«Quando il sognatore muore, cosa accade al suo sogno?».*

(1.continua)

Gabriella Lax
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* Tratti dal libro di Tony di Corcia “Gianni Versace. La biografia”, edito da Lindau

«Esuberanza creativa in Versace»

versace-armaniL’uno, Giorgio Armani vestiva la “signore”. L’altro, Gianni Versace vestiva “le puttane”. Dopo aver letto la prefazione di Armani, all’ultima biografia di Versace, confezionata dal giornalista pugliese Tony Di Corcia, ben si comprende che, in realtà, questa contrapposizione sia stata soprattutto un’invenzione, creata ad arte dai media, che una vera e propria battaglia tra i due stilisti. Battaglia che, invece, si manteneva solo sul piano creativo.

Tocca proprio a Giorgio Armani nella prefazione, raccontare di quegli anni Ottanta, degno seguito di tutto ciò che negli anni precedenti si era costruito. Momenti in cui, finalmente, si abbandonava la paura degli attentati, del terrorismo e, a Milano, come nelle altre grandi città italiane, si ricominciava ad uscire la sera, e ci si abbandonava all’estro ed all’eccitazione, prima volutamente repressi. Armani confessa di una contrapposizione all’italiana, tra lui e lo stilista calabrese. In fondo al popolo era sempre piaciuto, forse perché più semplicistico, il gioco delle dicotomie: Coppi e Bartali, la Loren e la Lollobrigida. E, alla fine di ogni sfilata (“Che cosa ha fatto Versace?”- “Che cosa ha fatto Armani?”), ognuno chiedeva dell’altro…

Così Versace e Armani, battezzati eterni rivali: la contrapposizione tra la follia esuberante, l’avanguardia contro la sobrietà delle linea e dei colori, la pulizia del taglio.
Grande testimonianza di stima per un grande artista che aveva contribuito, con il suo credo stilistico personale, a cambiare il mondo della moda e l’approccio alla stessa, ecco, nella prefazione del libro, le parole di Armani a proposito del collega scomparso, colorate di candida sincerità, per un ricordo che è quello di «Una fantastica esuberanza, di senso di allegria che tutto mescola, idee, tendenze, memoria ed arte, con una specie di noncurante vitalità. Era un grande creatore, e il passare degli anni non fa che sottolineare quello che era il suo talento».

Ps: Volevo mandare a Gianni un grande abbraccio per il 2 dicembre, il giorno del suo compleanno

Gabriella Lax