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Dietro le quinte di Alexander McQueen

alexander-mcqueen«La cartelletta conteneva due soli fogli: due pagine strappate da una rivista, nient’altro. Le lessi. C’era quella parola, “ragazzaccio”, che sarebbe stata associata per sempre alla sua persona, e qualche fotografia. Ricordo l’acqua, modelle che camminano nell’acqua, pizzo nero e un collo alto che forse imprigionava o forse proteggeva il viso, impossibile a dirsi. Ricordo un colore particolare, un viola appena scolorito ma ancora acceso. Chiusi la cartella e pronunciai le altre due parole che sarebbero poi diventate ricorrenti: forza e fragilità. Entrambe, due estremi; non sarà facile». (Anne Deniau)

Nelle sfilate per la prossima primavera/estate 2013, il cappello nero, rigido, traforato copre il viso delle modelle, quasi a voler fare il verso a quello che indossano gli apicolturi, quasi a voler riprendere un altro mood inquietante e misteriosamente eccentrico. Abiti partoriti dalla mente di Sara Burton che si conferma azzeccata erede della casa di moda Alexander MacQueen.

Il genio creativo dello stilista inglese però è stato tutta un’altra cosa. Una storia che ha conosciuto bene per ben tredici anni Anne Deniau, la fotografa francese che ha avuto la fortuna di lavorare con Alexander McQueen. A quasi tre anni di distanza dal tremendo giorno in cui, lo stilista inglese, all’apice del successo, si tolse la vita, ingerendo un cocktail di farmaci, la fotografa ha presentato il libro di immagini “L’amore non guarda con gli occhi”, la frase di William Shakespeare che McQueen aveva tatuata sul braccio. E quando Anna aveva chiesto il perché dell’aforisma, McQueen aveva risposto «E’ l’unica cosa che so per certo».

Scatti dal back stage, posizione privilegiata, luogo dove la naturalezza dei visi e delle posture (all’opposto delle sfilate) raggiunge l’apice. Un libro che aiuta a scoprire la grandezza dello stilista che ha conquistato, con le sue scarpe scultura, le donne di tutto il mondo, del divo delle provocazioni e della trasgressione, dal tocco assolutamente scenografico nelle ventisei sfilate riproposte. Lo stesso parlare d’amore non è un concetto che va in antitesi con la moda. E McQueen, per la cura e la dedizione che metteva nella creazione dei suoi capi, ne è stato l’esempio lampante. Nel suo caso la parola amore diviene sinonimo di studio, ossessione, inventiva…

Gabriella Lax

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Valentino ed il look per le feste

ValentinoLe abbiamo aspettate anche solo per sfoderare quelle pump rosse che aspettavano con pazienza. Arrivano le scintillanti feste natalizie, un’occasione per esibire, anche nel look quotidiano, la gioia che dovrebbe illuminare gli animi.

«Semplicità con gusto». E’ questo l’input assoluto per il mood delle prossime feste che ci regala Tonino Serranò, responsabile di Valentino, in corso Garibaldi a Reggio Calabria.
«Cominciamo dal colore per il look festivo che, nella boutique di Valentino non può che essere, immancabilmente, il rosso». E per chi non vuole abbandonarsi al rouge di Valentino? Niente paura, nella moda, come nella vita, c’è sempre una seconda chance.
«L’ottima alternativa sarà in bianco e nero, idea assolutamente chic, e che vale sia per il giorno che per la sera. Ovviamente variando gli accessori: una collana o un colletto di pelliccia. Per la sera, in particolare, si possono abbinare dei guanti alti».
Per le più giovani scelte in libertà. «Si può tranquillamente optare per il nero, quindi per un look basic, in tessuti come il velluto, la crêpe di seta. L’importante sarà rispettare i volumi che devono essere morbidi, mai aderenti, proprio per dare quella giusta essenza di romanticismo». E, l’idea del romanticismo, passa soprattutto dagli accessori. «Si possono scegliere, per esempio, per colletti ricamati o ancora fiocchi o cerchietti per i capelli».
Tornando allo stile per la donna più “agèe”.«Lasciamo i mini abiti alle più giovani e optiamo per un abito longuette, sempre molto femminile. La seconda scelta può essere la sempre attuale salopette». E per un Natale dal sapore più austero rispetto agli anni precedenti «Anche per la donna il tubino nero in velluto o in crêpes di seta è sempre molto chic e, soprattutto, si può riciclare per altre occasioni. Da indossare rigorosamente con calze velate. Anche in questo caso gli accessori determinanti possono essere guanti alti, orecchini importanti e, ai piedi, tronchetti che danno quel tocco rock. Da accompagnare ad una clutch o ad una pochette». E per scatenarsi l’ultimo giorno dell’anno invece «Bisogna sempre ricordare che l’originalità è semplicità che, unita ad un dettaglio (un accessorio o un gioiello), rende l’abito chic». Parola di stylist.

Gabriella Lax

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Moda, dal vangelo secondo Carla Gozzi


L’avevamo conosciuta in “Ma come ti vesti”. Ma, diciamoci la verità, in quel reality la sua figura passava in secondo piano, adombrata dall’estro scenico (più che creativo) del suo partner Enzo Miccio, pronto a correggere gli errori fatali nel look delle creature più disparate.
Da qualche tempo però, Carla Gozzi, stylist ed esperta d’immagine (che nella sua carriera è stata assistente di stilisti del calibro di Thierry Mugler, Christian Lacroix, Calvin Klein, Mila Schön, Gabriele Colangelo, Yohji Yamamoto ed Ermanno Scervino), ha uno spazio tutto suo su Real Time con “Guardaroba perfetto”. Trasmissione così riuscita, nella quale la Gozzi rivoluziona armadi e personalità delle donne italiane che, dalla serie tv è stato tratto l’omonimo libro.
E io, da perfetta vittima del business, non potevo non acquistarlo immediatamente. E, con cognizione di causa, posso commentare senza paura “lodi, lodi e ancora lodi” a Carla. Indipendentemente dal vostro grado di soggezione alla moda il libro è come il guardaroba che professa la Gozzi: perfettamente organizzato, splendidamente “disegnato” e, soprattutto, svolge due fondamentali funzioni: in primis, insegnare a mettere ordine nell’armadio che, in alcuni casi, è un concetto quasi utopistico ma fondamentale per evitare sprechi di tempo (soprattutto al mattino quando davanti allo specchio, tutti i giorni, per tutto l’anno, ci domandiamo “che mi metto?”).
In secondo luogo, perfettamente in linea con i tempi di magra che corrono, gli importanti comandamenti consentono di muoversi e di vestirsi con i capi e gli accessori che abbiamo già a disposizione nel guardaroba (benché fuoriposto), trovando per tutti o quasi, gli abbinamenti ultra rapidi e naturalmente “stilosissimi”. Dunque rinnovamento a costo zero.
Nel testo, sintetico e di facile lettura, Carla Gozzi procede per gradi: primi identifica e separa i capi d’abbigliamento, di seguito li suddivide a seconda delle “occasioni d’uso”, dunque i momenti che scandiscono la giornata (ad esempio: lavoro, tempo libero) ed infine crea i suoi outfit adatti a ciascuna di queste occasioni.
A noi miseri mortali, che non abbiamo la magica macchina da cucire di Enza, muta, preparatissima e fedele assistente di Carla Gozzi nei suoi viaggi “catechizzanti” le fashion victim in tutta Italia, non resta che gettare nei contenitori degli abiti usati tutti quei vestiti che, lontani dall’essere riadattati come vintage, siamo sicuri che non metteremo mai più.

Gabriella Lax