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D&G, le rivendicazioni di Peter Fonda

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Non è bastata la condanna a un anno ed otto mesi per evasione fiscale e i guai col fisco. Non è bastata la clamorosa serrata di protesta delle boutique milanesi di qualche settimana fa. Ci pensa anche Peter Fonda a mettere nei guai gli stilisti Domenico Dolce e Stefano Gabbana, citandoli per danni (insieme al sito di vendite online Nordstrom) per colpa delle magliette con la foto in bianco e nero dell’attore e dedicate al mitico film del 1969 “Easy Reader”, di cui Fonda è stato autore, produttore ed interprete, e che sono state vendute a 295 dollari.

Si sarà infuriato per il prezzo esagerato l’attore americano? Assolutamente no. Il settantatreenne è scandalizzato per il fatto che nessuno, nell’operazione di marketing, abbia deciso di interpellarlo o abbia chiesto il permesso di usare il suo volto per la creazione delle magliette. Trattasi di «un danno alla sua pace interiore, alla sua felicità, ai suoi sentimenti e alla sua immagine, nonché una perdita in termini di valore pubblicitario di mercato, presente e futuro», come si legge nella denuncia presentata, qualche giorno fa, alla Corte Superiore della California e a cui sono state allegate le foto di 9 magliette non autorizzate. Per porre rimedio dunque a quello che si configura come un “vero” dramma emotivo, il fratello dell’assai ben più conosciuta Jane chiede un risarcimento a Dolce & Gabbana e Nordstrom di almeno 6 milioni di dollari, a cui andranno aggiunti i costi delle spese legali e degli interessi e pure i profitti generati dalla vendita delle magliette incriminate.

Fatto sta che, sempre nei giorni successivi, delle magliette “incriminate” sono scomparse le tracce: non ci sono più sul sito di Dolce & Gabbana né su quello della Nordstrom. Ma mentre i responsabili di quest’ultimo hanno specificato (alla 2Ponzio Pilato”) «di essere a conoscenza della causa di risarcimento danni» e di essere in contatto con il fornitore «per valutare i passi successivi da fare», dalla casa madre dei due stilisti non è stata ancora presa alcuna posizione ufficiale.
Insomma non sembra un felice momento per i due stilisti milanesi considerata anche questa bella gatta da pelare… Difficile fare previsioni su come finirà, memori anche del recente illustre precedente ossia il caso di Rihanna, che da oltre un anno è in causa (senza riuscire a trovare una mediazione) con il negozio Topshop, di proprietà di Sir Philip Green, perché venderebbe senza autorizzazione una maglietta con la gigantografia della sua faccia.

Gabriella Lax
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Quella Sicilia Dolce & Gabbana

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Che siano autentici ve lo posso assicurare. La copertina a motivi floreali (radi ed isterici) che nonna usava per coprire la macchina da cucire Singer nera di inizio secolo, le tende con la frutta disegnata parti integranti dell’arredo della cucina, e potrei continuare per ore. Sfilata dopo sfilata, Domenico Dolce e Stefano Gabbana continuano a sciorinare i temi tipici “made in Sicilia”, e lo fanno senza alcuna eccezione. Guardando i modelli e, soprattutto, le fantasie utilizzate, mi sembra di fare un viaggio a ritroso nella casa siciliana in cui sono cresciuta e la sensazione, inizialmente, è stata piacevole. Fiori, colori, forme, per intenderci, Dolce e Gabbana sono così addentrati nei mood che anche un profano di moda riuscirebbe a distinguere il loro marchio da tutto il resto.

Il dubbio è che col riproporre fantasie tutte “melanzane, banane e pizzi e merletti” abbiano un po’ stufato. Ritengo che ripetere sui pezzi quelli che sono diventati segni distintivi ed icone del marchio incastri le scelte stilistiche nei parametri della prevedibilità. Ora dunque, sempre per rimanere in tema di Sicilia, cosa si sono inventati i due mattacchioni, in occasione delle ultime sfilate “Pitti Uomo”? Con lo street casting, hanno preso 83 ragazzi nelle città e nei paesi dell’amata “Trinacria” ed hanno pensato bene di portarli in passerella. In teoria questo sarebbe uno modo per eliminare le distanze tra moda e strada. Il risultato? Discutibile. Nel senso che dà adito a discussioni.

Bella, intrigante ed originale di per sé la trovata di mandare in passerella modelli non professionisti, tuttavia i motivi e le immagini scelti lasciano molti dubbi. Maglie e camicie riportano icone devozionali, gli stessi tessuti utilizzati ricordano i paramenti sacri, così come le sciarpe sotto le giacche ricordano le stole per il confessionale. Le sacre effige in questione riportano la visione diffusa della devozione popolare, non certo il massimo, non certo il necessario senso artistico (la Sicilia è piena di bellissime immagini sacre) per avvicinare alla moda anche i più giovani. Volete far conoscere la Sicilia? Bene, ci siete riusciti. E non dovete temere, cari D&G, la Sicilia per voi rimarrà comunque nel dna, senza bisogno di ostentazioni.

Gabriella Lax

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