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Gli anni Cinquanta con la lingerie di Bar

passionataE la bellissima Bar Refaeli ci ricasca. Nel giro di poche settimane la ritroviamo di nuovo testimonial di un colosso della lingerie. E con un corpo perfetto come il suo (è di qualche giorno fa il tweet in posa sul tappetino della palestra), i motivi per cui è richiestissima modella di intimo forse riusciamo ad immaginarli.

Dopo essere stata una super sexy “Babbo Natale” per la collezione targata “Under me”, eccola indossare la biancheria di un altro marchio di intimo, “Passionaria”. Questa volta la splendida Refaeli ha l’arduo compito (che, a conti fatti, le riesce benissimo) di tornare indietro nel tempo, alla moda di più di mezzo secolo fa. Non lasciatevi ingannare, qui non ci riferiamo di certo alla gonne a ruota e neanche solo al fazzolettone annodato in testa come un cerchietto, con pochi veli Bar Refaeli riporta in auge la lingerie sobria ed elegante ma molto sensuale targata Anni Cinquanta.

La modella israeliana si mette in mostra (poco) vestita, in una serie di scatti dove posa, proprio come una casalinga degli anni Cinquanta, con i panni da stendere ad asciugare al sole. E ancora sensuale navigatrice, o carinissima in con le tip toe rosse, utilizzate per dare una ripulita al giardino, la super modella mostra di saper andare anche a pesca coi tacchi, e ancora, gioca a tennis in gonnella e reggiseno; e la scopriamo ragazza di campagna con l’immancabile cappello di paglia e bicicletta, e ancora ad accudire il cane con l’intimo rosa. Stile retrò ma pur sempre molto sexy. Un’immagine fresca, per una vita da prendere, non dimentichiamolo mai, all’insegna della leggerezza.

Gabriella Lax

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Bar Refaeli, sexy “Babbo Natale”

c_2_articolo_1073276_listatakes_itemtake_0_immaginetakeIl primato di “Babbo Natale” più sexy va senza dubbio a Bar Refaeli. Ci avevano provato qualche giorno fa, le aspiranti miss Universo a Las Vegas a travestirsi da Santa Claus, col tanto di berretto rosso e pon pon, ma la super top model israeliana le ha certamente superate tutte. E l’occasione buona è stata rappresentata dallo spot, recentemente realizzato per la campagna pubblicitaria dell’intimo “Under Me”, in cui la Refaeli, imbacuccata da Babbo Natale, improvvisa un divertente strip tease per le strade di New York, lascia a bocca aperta gli spettatori rimanendo in slip. Con la camminata sexy e lo sguardo ammiccante, furbe inquadrature del suo lato “b”, il cortometraggio di circa un minuto ed ha fatto già il boom di contatti e di visite su Youtube.

Il rovescio della medaglia è che tutta la storia della pubblicità non è stata ben accolta nel paese d’origine dell’ex di Leonardo Di Caprio. Già qualche tempo fa avevano destato scandalo le dichiarazioni secondo le quali la Refaeli si mostrava orgogliosa di non aver prestato servizio militare (come si confà a uomini e donne in Israele).

Adesso è il “Jerusalem Post” a lasciare chiaramente intendere che i fan della modella non avrebbero gradito il travestimeno di Bar che fa riferimento alla religione cristiana e che quindi “tradisce Israele”. La critica che le viene mossa è sembra le interessi poco della sua Patria”. E ciò nonostante di recente, durante il riacutizzarsi del conflitto a Gaza, la Refaeli avesse twittato di «pregare per la sicurezza dei cittadini di entrambe le fazioni».

Gabriella Lax

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Burlesque, dal parossismo al disimpegno sociale

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Burlesque ossia un modo divertente per “mette in burla” la vita… sesso compreso. L’origine del termine è da ricondurre alla parola latina “burra” (inezia). “Burlesque” definisce un genere di spettacolo parodistico che trae origine, nella seconda metà dell’Ottocento, nell’Inghilterra Vittoriana, di seguito importato in America, dove riscuote grande successo soprattutto fra gli strati di società meno abbienti (per questo veniva anche chiamato the poor man’s follies, le “foliès dei poveri”).

In Inghilterra, il burlesque passò dalla funzione di critica letteraria burlesca, parodistica e satirica ad una forma di passatempo leggero, simile alla “extravaganza” e alla “burletta”, per lo più comico e cantato. Questa evoluzione inglese produsse le light operas di Gilbert & Sullivan e perdurò nei siparietti delle riviste. Ecco perché un accessorio utilissimo (se non imprescindibile) del burlesque è il sorriso, inteso in senso metaforico. Così gli ammiccamenti sexy ci sono, ma esagerati, talvolta addirittura parodiati. Per le artiste che vanno in scena si tratta di interpretare, seppur con piume di struzzo e palloncini, un ruolo che spesso è la caricatura dell’immaginario erotico maschile e da qui tutto un repertorio popolato di vampire, infermiere e dive del cinema. In Italia, già dagli anni trenta, fino a tempi più recenti è stato possibile trovare similitudini del burlesque nell’arte del mimo e nel trasformismo di Leopoldo Fregoli, nel teatro di rivista e di Ettore Petrolini nell’avanspettacolo, e poi, nel cinema e nel teatro leggero fino a Gigi Proietti e Paolo Villaggio. Molti divi musicali contemporanei si sono ispirati alla cultura del burlesque per le loro esibizioni: tra di loro Madonna, Marylin Manson, Christina Aguilera e Lady gaga.

Tra gli oggetti cult del burlesque Oltre alle immancabili “pasties” (due cerchi di stoffa applicati sui capezzoli col mastice cosmetico) c’è il “g- string”, tanga che, generalmente, vestono le artiste sotto lo slip e che consente loro di non restare mai del tutto nude. Da non dimenticare le piume di struzzo usate nei lunghi boa e per decorare vestiti. Le artiste che amano dare un tocco romantico alle loro esibizioni usano gli “ostrich fan”, enormi ventagli di circa 1,5 metri di larghezza, formati da lunghissime piume di struzzo e costituiscono la base della fan dance. Nel burlesque la caratteristica ironia, attualmente, si è fatta sì più forte che nel passato, ma non è più rivolta ad ambiti sociale, bensì fine a sè stessa, divenendo quasi totalmente autoreferenziale. La maggior parte delle artiste, soprattutto americane, ama proporre delle esibizioni che si rifanno sfacciatamente a quelle tradizionali degli anni ’20, ’30 e ‘40, parodiandole in tutti i modi.

Si preme il pedale dell’eccesso grafico, non sul versante della nudità, ma su quello dello spettacolo. Le parole d’ordine sembrano essere kitsch e camp: quanto più lontano dalla satira ci possa essere. Da un certo punto di vista, quindi, il burlesqueè diventato un mondo chiuso in sé stesso, una riserva di disimpegno quasi totalmente priva di contatti con la realtà.

Gabriella Lax