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Torna il teatro -canzone di Scena Verticale

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Bianco come il telone in cui corrono, in parte, le ombre delle storie. Nero come gli abiti dei due protagonisti. Raccontare, suscitando un sorriso (amaro, a tratti), le vicende, spesso misere, dell’umanità non necessita di grandi accorgimenti o di scenografie memorabili. Lo sanno bene Dario De Luca e Paolo Chiaia, della compagnia Scena Verticale che portano sul palco “Va pensiero che io ancora ti copro le spalle”, progetto musicale di Giuseppe Vincenzi. La pièce (in scena giovedì e venerdì) chiude la buona stagione del sodalizio reggino “Spazio Teatro” del direttore artistico Gaetano Tramontana, nel laboratorio teatrale universitario della “Mediterranea” di Reggio Calabria. Lo spettacolo è un atto unico in sette quadri e canzoni, costumi, oggetti di scena e assistenza Rita Zangari, luci e suono Gennaro Dolce, organizzazione Settimio Pisano, regia Dario De Luca.

E va in scena nuovamente l’armonia musicale accompagnata alla plasticità testuale del teatro-canzone: perché attraverso motivetti, semplici, ma solo all’apparenza, si possono toccare grandi temi sociali e d’attualità. C’è Dario De Luca, da un lato, con la disperazione comica delle vicende narrate dal protagonista del monologo che comincia col «karma dell’inoccupazione nell’italica farsa», per terminare, dopo aver toccato la trama del rapporto di coppia, la solitudine, con l’incertezza sulla vita politica nel nostro Paese, evanescente. E la contro parte alla tastiera, picchietta sulle note, suoni onomatopeici, a volte, oppure fa da spalla al compagno tessendo ilari canzonette.

Agli occhi delle rappresentazioni teatrali gli spunti che regala la modernità sono innumerevoli. Lo spettacolo, scritto da Vincenzi qualche anno fa, è stato rivisitato ed attualizzato ma porta con sé l’eco di vicende reali (Gheddafi accampato in tenda a Roma in un parco col divieto di campeggio, era il 2009 nds). L’inoccupato che diventa “tronista”, la fidanzata gelosa che fa “pressing”, il colloquio di lavoro valutato “a punti”, l’alienazione della tecnologia, tra social network (la comunicazione su Facebook e WathsApp) e immaginarie vite virtuali, false bugie che raccontiamo, per primi, a noi stessi.

Man mano che i monologhi incalzano, lo spettatore si arrende al divertimento, fatto di battute, verosimili, di gesti che ricordano le nostre vicissitudini quotidiane. Tra una risata e un pensiero viene a galla la morale, come sempre accade nelle storie raccontate da Scena Verticale. Un sapore amaro si fa strada lentamente ma proporzionalmente fino alla conclusione che ricorda la drammaticità dei tanti casi di suicidio, la solitudine che incalza, la situazione politica di una Sinistra italiana camaleontica e difficile da comprendere. Dunque silente la disperazione affiora dopo tante risate.

«Lo spettacolo – chiarisce De Luca – è la seconda parte della trilogia iniziata con “Morir sì giovane e in andropausa”, in cui raccontavamo degli eterni quarantenni, considerati perennemente ragazzi. Nel frattempo ci accingiamo a scrivere l’ultima parte di questa trilogia». La pièce, tra qualche settimana approderà alla “Primavera del teatro”. Con lo spettacolo di “Scena Verticale”, posticipato rispetto alle previsioni di cartellone, “Spazio teatro” saluta gli spettatori e, come promette Gaetano Tramontana, da appuntamento alla sala “casa” di via San Paolo, alla prossima stagione, in fieri.

Gabriella Lax

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