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«Guttuso mi presentò Modugno»

“R.Guttuso dipinge E.Fermi”

Una delle mie tante fortune è stata conoscere Carlo Carcione. Un nome che, ai più non dirà molto, altri invece vi riconosceranno un sindacalista della città capitolina. Solo in pochi però sanno che lui, con lo pseudonimo di Carlo da Ragusa, negli anni Sessanta, ebbe un discreto successo nel panorama musicale italiano. Oltre ad essere una persona splendida Carlo è stato uno degli amici più vicini a Rino Gaetano (ma di questo vi racconterò tra qualche giorno) e, soprattutto, come testimoniano le sue origini ragusane, è il nipote del pittore Renato Guttuso.
«Devo tutto quello che ho a lui. Mi ha aiutato quando mi ero messo in testa di fare il cantante ed anche a trovare un’occupazione nel momento in cui mi sono stancato di fare l’artista». Mi racconta Carlo. I suoi dischi degli anni Settanta si possono comprare su e-bay e sono una rarità. La madre di Carlo è prima cugina del pittore scomparso nel 1987.

Fa un tuffo nel passato Carlo e mi racconta quando incontrò lo zio per la prima volta a Roma, nella casa in via Cavour. Guttuso abitava a palazzo Grillo, luogo in cui ha vissuto fino alla morte. «Non ero per niente intimorito perché ero così preso dal conoscere questa persona che non ci feci caso. Avevo portato il mio registratore, all’epoca molto pesante. Lo zio ascoltò il nastro che avevo registrato con la mia voce e disse “Bravo, canti bene, ti porto da Modugno vediamo che cosa dice lui”». E lo zio Guttuso è uno di quelli che sostiene il giovanissimo Carlo presentandolo a personaggi importanti nell’ambiente musicale del tempo. «Il passo successivo fu farmi conoscere il grande Domenico Modugno che mi suggerì di non cantare come Moranti». I dipinti dello zio materno, Carcione se li ritrova, autografati, persino come immagini fantastiche ad impreziosire le copertine dei suoi dischi.

Ricordi di gioventù positivi per Carcione che conclude riportando immagini del vissuto quotidiano «Quando andavamo a trovarlo, insieme alla mia famiglia, nella sua casa di Roma si stava insieme serenamente e si scherzava, molto spesso si giocava a carte e di tutto si parlava tranne che di pittura. Zio ebbe, come tutti i pittori, dei momenti differenti nella produzione, basta osservare i primi dipinti e gli ultimi per valutare che sono estremamente differenti» a testimonianza della complessità risaputa del linguaggio espressivo e della genialità del pittore siciliano.

Gabriella Lax

E, proprio in questi giorni, e fino al 10 febbraio 2013, Roma celebra il centenario di nascita del geniale artista siciliano con una grande mostra delle sue opere, dal titolo “Guttuso. 1912-2012″allestita al Complesso del Vittoriano. Gli oltre cento dipinti sono stati selezionati per rappresentare l’intero arco creativo dell’attività artistica del maestro siciliano. E dunque si potranno ammirare, tra gli altri, “La Fuga dall’Etna”, “La Crocifissione”, “I funerali di Togliatti”, “Il Caffè Greco”, “La Vucciria”, “La Spiaggia” e “La Zolfara”. Oggettivo interprete e testimone dell’ultimo secolo Guttuso h rappresentato, con le opere ed i suoi scritti, la condizione umana con le sue sofferenze, i suoi miti, le sue passioni.

Guttuso diceva di Picasso


Se vi trovate a Milano, fino al mese di gennaio, non potete non visitare la mostra antologicadedicata a Pablo Picasso. Dopo aver fatto il giro di mezzo mondo l’artista torna per la terza volta in esposizione nel capoluogo lombardo, a Palazzo Reale, nella mostra curata da Anne Baldassari, riconosciuta a livello internazionale fra i più importanti studiosi dell’artista, curatrice del Musée National Picasso di Parigi dov’è conservata la più grande collezione al mondo delle opere dell’artista spagnolo.
E, a proposito del grande artista, qualche tempo fa, ho avuto la fortuna di conoscere uno dei cugini del pittore Renato Guttuso, Carlo Carcione che mi aveva raccontato un simpatico aneddoto sull’artista. Uno dei rapporti d’amicizia più stretti Guttuso lo ebbe col geniale Picasso, suo modello stilistico e morale. Di lui Guttuso raccontava ad amici e conoscenti della straordinaria, quanto inaspettata, generosità. «Di solito – aveva spiegato Guttuso – ci si immagina questi personaggi ricchi ed aridi ma non è così». Ed a sostegno di questa tesi, il pittore di Bagheria tirava fuori l’aneddoto dell’amico «Picasso amava girare per la Spagna, un modo per conoscere luoghi, spunti del colore e paesaggi. Nel suo girovagare, un giorno, si fermò dentro una piccola rivendita di tabacchi, nel cui bancone c’era un vecchietta. La donna ovviamente non riconobbe l’artista e, tra una parola e l’altra, cominciò a raccontargli dei suoi acciacchi, della sua vita triste.
Così parlava che, ad un certo punto, Picasso le chiese che cosa la avrebbe resa felice, e la donna spiegò che mai aveva avuto una casa di sua proprietà. Il pittore allora, in pochi minuti, fece un piccolo dipinto ad olio e lo regalò all’anziana. «Con questo – le disse svelando infine la sua identità – puoi guadagnare e compare una casa tutta tua».

Gabriella Lax