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Il successo di Alice in “The Apprentice”

Alice Maffezzoli

Alice Maffezzoli

Puntalialità, determinazione, grande autostima. Bella presenza e femminilità mai ostentate. Queste le carte vincenti che hanno consentito alla trentenne mantovana Alice Maffezzoli di vincere la seconda edizione di “The Apprentice Italia” e che le consentiranno di lavorare a fianco di Flavio Briatore (il “Boss”) in una delle sue aziende, con un ruolo di rilievo e un importante stipendio a 6 cifre. Appassionata di matematica studia ingegneria elettrica e si sposta in Danimarca per gli studi di ingegneria meccanica.

Come ti presenteresti a chi non ti conosce?

Sono seria, determinata, precisa. Mi impegno a fondo per raggiungere gli obiettivi. Il mio percorso di studi è alla base del mio modo di affrontare i problemi e le situazioni. Ho sempre voglia di imparare. Sorrido più di quanto sembra.

Da dove nasce il desiderio di partecipare a The Apprentice?

L’idea di partecipare alla selezione è nata quasi per caso: un collega appassionato del programma ha mandato la candidatura e ho deciso di provarci anche io. Poi, la notizia: ero tra i 14. Ho accettato: chi non rischia non otterrà mai grandi risultati.

Tre parole per definire il boss?

Motivatore, esigente, concreto.

Qual è stato, durante le prove, il momento di maggiore difficoltà?

E’ difficile identificare un momento di maggiore difficoltà. Forse i momenti più difficili sono stati durante le ultime boardroom, quando eravamo sempre meno e la pressione era molta. Sono stata messa di fronte ai miei punti deboli e ho imparato a conoscermi di più.

C’è stato un attimo in cui hai pensato di poter vincere?

Dopo la quarta ho capito che potevo avere le carte in regola. Nella settima ho fatto chiarezza sui miei punti di forza e ho capito che potevano essere interessanti per il boss. Durante la finale, ho lavorato giorno e notte per affrontare la boardroom con la consapevolezza di aver fatto il possibile, almeno in termini di impegno, per centrare l’obiettivo.

C’è qualche altro concorrente col quale il rapporto prosegue?

Ho avuto un bel rapporto durante l’esperienza con la stragrande maggioranza di loro. Il rapporto prosegue più o meno con tutti, almeno saltuariamente. Direi che le persone con le quali i contatti sono molto frequenti sono Marco, Fabio e Anna, ma anche Anais, Simone, Serena e Ingrid. Siamo un bel gruppo e facciamo il possibile per sentirci e vederci spesso.

La tua arma vincente qual è stata?

La voglia di imparare e la consapevolezza di avere tutto da dimostrare. Non mi sento mai arrivata e allo stesso tempo ho un grande orgoglio, il mix di questi due aspetti mi porta a impegnarmi sempre a fondo per ottenere i risultati che voglio. La mia arma vincente è stata la capacità organizzativa, frutto probabilmente di un approccio mentale molto strutturato.

Com’è cambiata la tua vita dopo la vittoria a “The Apprentice”?

Per ora non è cambiata per nulla. Sto chiudendo le attività di mia competenza nel posto in cui lavoravo prima. Inoltre, sto ancora frequentando l’università nel fine settimana per ottenere il Master in Business Administration e proprio in questi giorni mi sto preparando per due esami che sosterrò nei prossimi giorni. Sicuramente però nelle prossime settimane la mia vita verrà stravolta.

Progetti per il futuro prossimo?

Da un punto di vista professionale, la mia più grande aspirazione è quella di far bene durante l’anno che mi aspetta. Vorrei che l’intuizione del Boss nei miei confronti venga confermata e da parte mia ci sarà tutto l’impegno possibile. Dal punto di vista personale, fare progetti ora è difficile, ma la più grande aspirazione è quella di riuscire a gestire al meglio gli impegni senza togliere tempo agli affetti più cari.

Grazie ad Alice, grande donna, esempio di abnegazione e forza di volontà. Grazie per la disponibilità immediata all’intervista. Era un triste sabato sera quello in cui, di malavoglia, ho deciso di vedere la prima punta del reality di Briatore. E invece, sorpresa delle sorprese, ho scoperto un mondo interessante che non conoscevo. C’è sempre da imparare.

Gabriella Lax

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Bowie, il ritorno del “Duca Bianco”

david bowie
Io, io sarò re E tu, tu sarai la regina Sebbene niente li porterà via Li possiamo battere, solo per un giorno Possiamo essere Eroi, solo per un giorno” (da “Heroes”).

Di lui si è persino detto e scritto che fosse un alieno. Il volto senza tempo, gli occhi di colori differenti. David Bowie si è prestato bene, artefice del glam rock fino agli anni Settanta, al gioco dell’ambiguità. Per me David Bowie è la corsa di Christian F., in “Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino”, al tempo di “Heroes”. Un personaggio, il Duca Bianco, per certi versi inquietante, fuori dalle mode perché è lui stesso a crearle, un precursore dei tempi che non ha paralleli o paragoni nel panorama musicale. Ha disertato gentilmente la cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Londra del 2012.

Dunque, dopo dieci anni di assenza, quando oramai si pensava di non rivederlo mai più sulla scena musicale: squillino le trombe perché, nel giorno del suo sessantaseiesimo compleanno viene pubblicato il nuovo singolo di Bowie. “Where are we now”, s’intitola il brano che circola su ITunes (prodotto dal fedelissimo Tony Visconti), precursore del disco che, in Europa, uscirà l’undici marzo, dal titolo “The next day”. Se il Duca Bianco, nel suo ultimo parto, si sia ispirato alla profezia dei Maya non lo sapremo mai, certe sono invece le atmosfere malinconiche della ballata lenta, a tratti quasi apocalittica (“Dovetti prendere il treno da Potzdamer Platz, non avresti mai detto che sarei stato capace di farlo, un uomo perso nel tempo nei pressi di KaDeWe, come morti che camminano. Dove siamo adesso? Nel momento in cui lo sai, lo sai…Purché ci sia il sole, purché ci sia la pioggia, purché ci sia il fuoco, purché ci sia io, purché ci sia tu”).

Dopo dieci anni da “Reality”, pubblicato nel 2003, i fan di tutto il mondo si godono anche il nuovo superbo video, frimato da Tony Oursler.Un ritorno che chiude la trilogia di Berlino (insieme a “Low”, “Heroes” e “Lodger”), nei fotogrammi Bowie guarda le immagini di Berlino in bianco e nero, proiettate su uno schermo, mentre accanto al suo viso si vede quello di una, circondati da ricordi e souvenir d’epoca, in un garage pieno di reliquie d’arte e manichini, frammenti certi di passato.

Gabriella Lax

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