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Intervista ai Pooh: «Fuochi d’artificio per festeggiare il cinquantennale»

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Uno di loro (Red) mi racconta che ha tanti amici in Calabria e che si fa portare le diverse specie di peperoncino per piantarle a casa nel suo orto.

Longevi baluardi della musica italiana. I Pooh (Red Canzian, Roby Facchinetti e Dodi Battaglia)si preparano, nel dicembre 2015, a festeggiare i cinquant’anni di attività. Nel frattempo però tante novità e il tour che proseguirà anche all’estero fino a novembre.

Com’è nata l’idea di “Opera seconda”, lo spettacolo con l’orchestra ed una carrellata di personaggi che hanno fatto la storia delle canzoni?
«Volevamo far rivivere canzoni che non erano mai diventate dei singoli, come “Ci penserò domani”, “Se c’è un posto nel tuo cuore”, “Pierre” per dar loro nuova linfa. E l’abbiamo fatto scrivendo ouverture e suite. Ci siamo divertiti a mettere su questo lavoro. Troviamo siamo
molto gratificante stare sul palco con un’orchestra per dare vita nuova a questi brani».

Siete più legati ai timbri ed agli arrangiamenti originali o ai cambiamenti?
«Sarebbe come chiedere se vogliamo più bene a un figlio a due anni o quando ne ha venti. Sono due cose diverse. Siamo molto legati alla versione originale, alla nascita, ma è anche piacevole l’evoluzione moderna è come l’avremmo fatta oggi».

Siete stati tra i primi a fare beneficienza per i bambini, per il Wwf quanto è importante come musicisti l’impegno in prima persona?
«Credo un musicista di successo, dopo aver ricevuto, debba dare qualcosa indietro. E’doveroso chi ha “mangiato”, si grazie al lavoro fatto, e fatto bene e con impegno, ma anche grazie a chi lo ha seguito. Di solito non pubblicizziamo le nostre azioni e, se lo facciamo, è per far sapere ai fan dove sono finiti i loro contributi. Non è niente di eroico, in fondo la vita ci ha dato tanto».

Cosa bolle in pentola dopo questo tour?
«A Natale uscirà una cosa bellissima, complicata da spiegare perché ci sono tante cose insieme (sicuramente ci sarà un dvd nds). Ma si tratta di una serie di cose preziose, con dedica a Valerio Negrini, ad un anno dalla morte, che non poteva mancare. Ad ottobre ripartiremo con una serie di 20 concerti in teatri. A novembre saremo in Canada e negli Usa e poi ci fermeremo un pochino, in attesa di preparare il cinquantennale coi fuochi d’artificio».

Dai vostri inizi cosa è cambiato nel vostro (variegato) pubblico?
«Alcuni sono partiti con noi, altri si sono persi per strada, ma molti di loro con noi sono cresciuti. Gli anni Settanta erano un momento particolare, era difficile trattare di certi argomenti allora. Diciamo che viviamo un continuo rinnovamento, facciamo ricerca, siamo una band che rimane giovane».

E per voi cos’è cambiato?
«Credo che siamo diventati più bravi a suonare, lo vediamo anche con l’ultima formazione. Musicalmente siamo più ricchi. I grandi successi nascono con tre accordi. Non c’è bisogno di cultura per vendere emozioni. L’anima, lo spirito degli inizi non sono cambiati. Abbiamo
sempre un mattone sullo stomaco ogni volta che ci prepariamo a suonare in concerto».

E nel passare perdere Stefano D’Orazio?
«Da un lato è stato brutto perché si rompeva una cosa che era stata così da anni, ma abbiamo perso il musicista e non un amico. Il tempo è un grande medico».

Il segreto della vostra longevità?
«Non credo sia un segreto. E’ avere la coscienza di gruppo, avere una progettualità precisa. C’è stato chi, come Riccardo (Fogli nds) che ha voluto fare la sua strada da solo. Per carità non è un giudizio. Noi ci sentiamo baciati da Dio perché abbiamo scritto buone canoni e lavoriamo seriamente ogni giorno perché le cose succedano, lavoriamo come gruppo. Gli errori ci sono, capitano a tutti, tra uomo e donna, come tra amici. Ma bisogna agire con pazienza, con passione per
mantenere un rapporto, serve maturità, correttezza. Poi si può essere brave persone o figli di puttana e decidere di agire di conseguenza. Noi abbiamo deciso di essere delle brave persone».

Ps: Premetto che non sono un’appassionata dei Pooh ma che,per varie vicissitudini (amorose), mi era capitato di vederli dal vivo per ben due volte. Chiudo l’intervista facendo i complimenti, vivissimi e sinceri a Red. «Io ero sotto di te davanti al palco, tu eri vestito di bianco. Sia tu che gli altri saltavate e correvate da una parte all’altra come dei ragazzini. Sono stata sorpresa di tanta energia». E lui «Cara Lax, vienici a vedere anche nell’esibizione con l’orchestra perché ci sarà ancora tanta energia…».

Gabriella Lax
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Le confessioni di Stefano D’Orazio

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«Imparai che la tanto agognata popolarità può diventare una gabbia e si prende con gli interessi tutto ciò che ti offre».
Una mattina, all’età di sessant’anni, si è svegliato ed ha capito che serviva una svolta. Per quarant’anni era solo stato nei Pooh. Ed a quel punto gli viene in mente la battuta del caro amico Fiorello: “Dio è dappertutto, ma i Pooh ci sono già stati”. «Ricordavo a malapena le camere d’albergo, per questo ho lasciato i Pooh» spiega, ripensando a quell’episodio scatenante. Spinto dal bisogno di guardare altrove, di mettersi in gioco su altri fronti, di inseguire nuovi desideri Stefano D’Orazio, esattamente quattro anni fa, nell’aprile del 2009, in concomitanza con l’uscita del singolo “Ancora una notte insieme”, annuncia la sua intenzione di lasciare il gruppo.

Mostra grande consapevolezza, degli sbagli, dell’esistenza D’Orazio, giunto alla prima ristampa del premiatissimo suo libro dal titolo “Confesso che ho stonato – Una vita da Pooh” (Feltrinelli/Kowalski Editore), sulla personale esperienza con i Pooh e sulla sua vita, un volume autobiografico in cui racconta quarant’anni di carriera. Nativo del quartiere romano di Monteverde, da buon liceale indisciplinato, con la passione fin da bimbo per le percussioni, studia la batteria da autodidatta (a sei anni, a Natale, gli fu regalato l’amato strumento), affascinato dagli emergenti Beatles. Dopo varie esperienze in gruppi minori (“Il Punto”), nel 1971 viene chiamato a far parte dei Pooh. Dodi, Roby e Riccardo si ritrovano senza batterista e decidono di scegliere Stefano D’Orazio, sentito suonare dalla band, ad Ischia, qualche tempo prima.

E’ il momento di “Noi due nel mondo e nell’anima”. Con la band inizia una lunga e fortunata carriera come musicista e manager. «Ho percorso un meraviglioso viaggio lungo quasi quarant’anni su un’astronave carica di musica, amicizie e successi, all’interno di un’esistenza privata piena di episodi buffi, ma anche di scelte sbagliate. Ho fatto tutto, anche le cose apparentemente più strane, per la mia grande curiosità, la stessa che mi ha indotto a lasciare i Pooh. In questo libro condivido anche le mie stonature private: mi è servito per raccontarmi con autoironia, guardando a me stesso e ai miei difetti come mi ha insegnato mio padre» chiarisce il musicista. Dopo la dipartita dal gruppo, superato l’iniziale momento di smarrimento iniziale «sono andato nello Sri Lanka a visitare uno dei centri di sostegno per i bambini poveri che qualche anno fa avevamo costruito con il gruppo: è stato commovente rendermi conto che dalla mia musica è scaturita anche una cosa concreta ed utile per tanti bimbi sofferenti». Insieme alla sua compagna, Tiziana Giardoni, D’Orazio vive a Roma, ma frequenta spesso l’isola di Pantelleria dove si ritira per comporre e riposare.

Ps: Posso garantire che, nella mia (quasi natia) isoletta di Pantelleria, con i suoi paesaggi incredibili, selvatici e romantici, arabi e salati, l’ispirazione arriva mooolto facilmente.

(continua)

Gabriella Lax
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