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Pet Therapy al “Lax”

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Un’occasione così ghiotta per fare questo titolo non mi sarebbe capitata mai più. Si, cari miei, l’aeroporto di Los Angeles si chiama “Lax”, proprio come me. Provate dunque ad immaginare la faccia degli addetti ai controlli quando io e mio fratello, coi nostri bei faccini, ci siamo presentati passaporti alle mani. Guardavano le carte e ridevano. Potevamo essere i proprietari.
Scherzi a parte. Los Angeles è una megalopoli e quel suo aeroporto non è da meno. Al momento del ritorno in Italia, dopo un mese di vita americana, coincidenze di voli per Londra ci hanno portato a sostare nella struttura per moltissime ore.

L’aeroporto di Los Angeles è il primo al mondo ad adottare una speciale “Pet Therapy”. Cani di tutte le razze, di tutte le fogge ed i colori, con accompagnatore al seguito intrattengono i passeggeri pronti a partire, a volte costretti a lunghe soste. Giocano coi più piccoli, si lasciano coccolare ed accarezzare, restituendo ai loro ospiti calore e tranquillità necessari, soprattutto a chi si prepara ad un lungo viaggio o chi a causa di code, lunghe attese e di un generale stato d’ansia da insidia terrorismo, che negli Usa è sempre presente. Di questi cani da “coccole” ce ne sono già trenta, ma presto il numero crescerà. Ognuno di loro indossa la pettorina rossa con l’esemplificativo logo “Pet me”. Coccole a go go dunque per scaricare la tensione, qualunque ne sia l’origine. Ai viaggiatori più piccoli vengono anche offerte delle istruttive figurine che mostrano le diverse razze di cani presenti.

In tante ore di attesa all’aeroporto di Los Angeles gli unici cani avvistati sono stati i vigili pastori tedeschi, cani poliziotto che circolavano tra le persone in sosta facendo attenzione a tutto. Splendidi esemplari certamente ma con il faccino tutt’altro che rassicurante e molto lontano dall’ispirare tenerezza. Anche allora ah…come mi sarebbe servito fare un po’ di coccole…

Gabriella Lax
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Monza, pet therapy con gli asini

image001Dal mese di marzo, il bellissimo, verde e ristoratore parco di Monza accoglie alcune gradite ospiti. I loro nomi sono: Gaia, Odessa, Cipollina e Carotina, si tratta di quattro asine, sistemate attualmente nell’azienda agricola di cascina san Giorgio. In questi mesi, i quattro animali sono diventati le mascotte dei bambini nelle attività con il “Creda” in cascina Mulini Asciutti.

Ma le quattro asine non servono solamente a farsi accarezzare ed a tenere compagnia ai bambini. Sono animali molto speciali e, per questo, sono stati scelti per l’onoterapia. Con questo termine si intende la pet therapy con gli asini, già molto diffusa in altre nazioni europee (Svizzera e Francia) e negli Stati Uniti e, solo da pochissimo, è entrata nei centri di riabilitazione italiani. Si tratta di una dinamica di cura attiva, che dunque non consente di rimanere passivi o di isolarsi, utilizzata coi pazienti che soffrono di disturbi della personalità, cardiopatici ed ipertesi, handicap motori, bambini ed anziani, malati psichiatrici e tossicodipendenti, detenuti, sieropositivi, audiolesi, non vedenti, persone con problemi di ansia, stress, solitudine, accettazione e disarmonia emotiva.

L’onoterapia utilizza le caratteristiche proprie dell’asino, dunque, la taglia ridotta, la pazienza, la morbidezza al tatto, la lentezza di movimento per far in modo che possa entrare in comunicazione con il paziente.A dar vita all’iniziativa, a Monza, ci ha pensato l’associazione “Passi e Crinali”, che ha alle spalle una serie di esperienze con malati di Alzheimer e Parkinson e che, prossimamente, comincerà un percorso con i bambini affetti da sindrome di Moebius e le loro famiglie. Il progetto, sostenuto dalla fondazione della comunità di Monza e Brianza con l’associazione italiana sindrome di Moebius e “Passi e crinali” si svilupperà in più fasi

Dall’associazione è Michele Giussani che chiarisce «Ci occuperemo all’inizio di una decina di bambini tra i 3 e i 10 anni della provincia di Monza e Milano. Inizialmente farò visita alle famiglie per un primo incontro e per illustrare l’attività. Poi ci saranno alcuni momenti nel parco che sono pensati per tutta la famiglia, per vivere insieme un momento piacevole ed imparare a rapportarsi con l’asino. Concluderemo la giornata con una breve passeggiata e un pic nic nel verde. Abbiamo già avuto esperienze positive con i malati di Alzheimer e di Parkinson che lavorano sul piano emotivo.. Nel caso dei bambini con sindrome di Moebius l’attività di onoterapia aiuterà ad aumentare la fiducia in se stessi e il senso di responsabilità di doversi prendere cura da soli di un animale».

Il ricordo (decisamente risalente) che ho degli asini non è il massimo. Ma sono sicura che quelli di oggi, soprattutto se lavorano a contatto coi bimbi, sono molto diversi e speciali, e soprattutto, capaci di fare miracoli…

Gabriella Lax
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