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“Vunk”, punk alla maniera Versace

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Se il “Punk” è firmato Versace diventa “Vunk”. Esplosione di borchie, pelle e vernice sulle passerelle milanesi per il marchio di Donatella Versace. Finalmente la stilista calabrese ha deciso di inventarsi (almeno nel nome) qualcosa di nuovo. Proprio qualche tempo fa si era meritata, dalle righe di questo piccolo blog, la mia personale tirata d’orecchie per il maniacale vizio di ripescare dall’archivio (peraltro geniale) del fratello Gianni le idee e le commistioni. Si è data una mossa Donatella. «Mi sono chiesta come sarebbe il punk oggi. la risposta è Vunk, ovvero un punk à la Versace maniera, per una collezione che guarda al futuro».

Dunque il nuovo movimento glamorous di Donatella una sorta di punk targato “2013”, un punk del nuovo millennio, sempre secondo il nuovo senso del glamour di Versace. Ben diverso dalle riletture organiche operate da Gianni Versace (ricordare l’abito nero che fece scalpore, indossato da Liz Hurley, cucito con spille da balia?). Così, le modelle Versace, nelle sfilate, si trasformano in guerriere irriverenti, vere armi di seduzione, pericolosamente fatali. A far da cornice le acconciature chic, con capelli lisci e un ciuffo voluminoso sul davanti ed un make-up concentrato sugli occhi, con abbondante matita nera nella rima inferiore e ombretto nude look brillante.

I personaggi che ne risultano hanno l’anima in vinile mescolato a tartan, décor acuminati per descrivere la nuova estetica musical-glam della Medusa. «Io non penso mai al passato. Al futuro, invece, ci guardo sempre, e reagisco al presente. E ora voglio una donna energica ed energetica che si ribella a quello che vede e soprattutto al fatto di non essere considerata e premiata per quanto vale». Parola di Donatella.

Gabriella Lax

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Dalla “reticula” alla Birkin

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“Un uomo che ti regala una borsa è speciale. Un uomo che ti regala una Birkin è il principe azzurro”. La Birkin è una borsa di culto firmata da Hermès, uno degli accessori più ricercati dalle donne.

Ne è passata di acqua sotto i ponti da quando le donne romane utilizzavano le “reticula”, tornate in voga a Parigi, durante la Rivoluzione francese. Fino ad allora infatti le ampie vesti femminili, spesso dotate di tasche, avevano eclissato la borsa. Se mettiamo da parte la scarsella, pacchettino da appendere alla cintura, è nell’Ottocento che, solo dopo il tramonto degli abiti in crinolina, riappare la borsa. Il boom arriva dopo la prima guerra mondiale, con la produzione in scala industriale e l’utilizzo di materiali durevoli. Già dagli anni Trenta nascono le prime borse storiche: la Kelly di Hermès, nata inizialmente come porta sella, da utilizzare nel corso delle battute di caccia e presa a cuore dal pubblico femminile, si chiamerà così solo vent’anni più tardi in onore della principessa Grace Kelly, fotografata da Life mentre, col prezioso accessorio, tentava di nascondere il pancione.

Fu poi l’epoca del primo secchiello a tracolla disegnato da Elsa Schiaparelli e della Gucci in tela nei classici verde e rosso. Gli anni Cinquanta sono rappresentati dall’innovazione di Coco Chanel e dalle sue creazioni come la borsa quadrata, in pelle caratterizzata dall’effetto metalassé, arricchita da un’elegante chiusura a fermaglio e dalla catena a tracolla. Solo negli anni Sessanta si deve a Mary Quant, storica inventrice della minigonna, la presentazione della borsa a tracolla e delle sacche in tessuto morbido e sfrangiato, stile hippy per intenderci.

Si arriva al periodo delle borse Borbonese, col marchio di fabbrica costituito dallocchio di pernice che rende il brand famoso nel mondo. Gli ultimi anni sono quelli dell’avvento (nonostante quella della borsa sia una moda passeggera) del pret à porter italiano, caratterizzato dall’introduzione di nuovi pellami e la comparsa di materiali nati in laboratorio come il nylon ultraresistente.

Gabriella Lax