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Lacroix sposa il genio Schiaparelli

christian_lacroix«Schiap, l’italienne» la chiamava in senso dispregiativo Coco Chanel. C’era una volta Elsa Schiaparelli, stilista visionaria, sognatrice, anticonformista ante litteram, grande interprete del Novecento, grande amica dei Surrealisti del Novecento, Jean Cocteau e Salvador Dalì. C’è oggi Christian Lacroix, a sua volta, stilista (in passato già direttore artistico di Emilio Pucci), scenografo, disegnatore costumista e arredatore, in poche parole un “artista”, con importanti riferimenti a quel suo “cuore arlesiano”, rosso vermiglio, simbolo di passione sconfinata per una creatività a tutto tondo.

Due icone del mondo fashion che si fondono per una collezione attesissima. Christian Lacroix è stato chiamato come direttore artistico per realizzare la prima collezione di alta moda per Elsa Schiaparelli dal prossimo luglio, grazie al coraggioso salto spazio-temporale pensato dal gruppo Dalla Valle che ha acquistato il marchio Schiaparelli.
E monsieur Lacroix rende omaggio alla storica stilista con quindici pezzi unici. L’appuntamento è a Parigi, al numero 21 di Place Vendome, indirizzo originale della maison Schiaparelli, con la mostra che metterà in scena i capolavori realizzati da Lacroix «Matematica e letteratura, persino poesia, nel suo essere una vera artista: Elsa è una sacra sfinge che non smetterà d’interrogarci, offrendoci nuovi enigmi in forma di risposta. La moda, le arti e la mondanità, il teatro e il cinema … ho in mente la scena con cui Elsa ha sedotto il mondo» spiega Lacroix.
imagesLo sfarzo artistico dell’innovativa sarta italiana che inventò il rosa shocking, nemica mortale di Mademoiselle Coco, tornerà dunque in passerella. Un nome quello del direttore artistico di Schiaparelli molto atteso che, di volta in volta, ha sfiorato grandi personaggi come John Galliano, Marzo Zanini per approdare alla fine a quel cuore rosso di Lacroix, sarà lui a firmare la prima collezione di moda Elsa Schiapparelli il prossimo luglio a Parigi. Si da il via così ad una serie di collaborazioni artistiche e di tributi d’autore che, di volta in volta, interpreteranno lo stile Schiaparelli.

Dopo la mostra al Metropolitan Museum che lo scorso anno la mise in relazione con Miuccia Prada in “Impossible conversation”, un confronto immaginifico tra due signore della moda italiana così lontane eppure vicinissime per sentire comune, tocca adesso a monsieur Lacroix, a Parigi, far rivivere il sogno di quell’italiana così unica e speciale, quella “Schiap” così saldamente radicata, nel cuore dell’arte e nella moda.

Gabriella Lax
Tutti i diritti riservati. Senza l’autorizzazione è vietata la riproduzione in qualsiasi forma

Parigi, sfila la donna in cellophane

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Che cosa non si fa per stupire! Le passerelle dell’alta moda poi rendono difficile l’impatto per i giovani e giovanissimi stilisti. La necessità dunque aguzza l’ingegno. E pensate un po’ cos’è andato ad inventarsi lo stilista Simon Porte Jacquemus. Durante la settimana della moda di Parigi ha convocato giornalisti, blogger e popolo della moda in un luogo inusuale: ai bordi di una piscina. Ed è proprio li tra modelle diafane e androgine si è svolto il suo defilé. Una passerella all’insegna del ribaltamento di tutti i codici estetici che sinora si sono visti.

Ciliegina sulla torta, tra tante modelle col cappellone da sonno, vestite in ciabatte da piscina, o infradito portate sotto tenute da nottambule, ecco arrivare la donna in “cellophane”: una modella a seno nudo, coperta solo da una casacca in plastica trasparente, impacchettata e “pronta all’uso” come sul bancone del supermercato. Grande successo per questa trovata e, a fine sfilata, Simon ha fatto salti di gioia a bordo vasca. L’obiettivo che si era prefisso sicuramente è stato centrato. Il buon gusto invece è un discorso a parte.

Gabriella Lax

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Saldi, ma solo per nudisti!

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Tutti di corsa verso il negozio in costumino adamitico! No, non è la scena di un film, ma è l’ennesima (furbissima) idea della Desigual che, con lo slogan “Spogliati, ti vestiamo noi’”, inventa una nuova trovata per chi vuol vestirsi risparmiando. A Barcellona, una folla di persone in mutande (dopo ore di fila) ha preso d’assalto il centralissimo punto vendita senza vestiti per riuscire ad entrare. Ma, badate bene, solamente i primi cento hanno ricevuto gratis capi d’abbigliamento del marchio spagnolo.

L’idea è stata messa in pratica con grande successo dalla stessa catena di negozi in diverse città dell’Europa: Parigi, Londra, Berlino, Amsterdam, Ginevra. E, sempre a propositori gente in mutande, in Vallese una boutique ha messo in vetrina ragazze e ragazzi in abiti succinti nel tentativo di acchiappare nuovi clienti. Torna con prepotenza dunque l’idea che, in mancanza d’altro, sia il corpo umano la prima merce di scambio. Nel caso in esame il corpo viene messo in mostra per la campagna pubblicitaria ed in cambio si ricevono abiti in omaggio.

Quindi anche in tempo di crisi, anche senza un euro, il corpo, un bene da mostrare, diventa una sorta di escamotage per risparmiare. A questo aggiungiamoci narcisismo ed esibizionismo che caratterizzano il nostro tempo. Io ho già avuto il tempo per rimanere davvero perplessa. Dopo tutto questo, senza falsi moralismi, si può dire che anche la dignità …è rimasta in mutande.

Gabriella Lax

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Il gatto è sempre un divo

gatChe si tratti di un randagio o di un esemplare da salotto, il gatto è sempre un divo. Elegante e sornione, si muove con la delicatezza di chi sta camminando sui gusci di uova. Per questo le modelle avrebbero molto da imparare…E poi, i gatti, o si odiano o si amano. Le vie di mezzo non sono ammesse. E la cosa è reciproca, lo stesso accade per il gatto verso l’uomo. Il micio sceglie un prediletto al quale dedicarsi per ricevere le coccole, al quale rivolgersi in maniera sublime per farsi portare il cibo. Uno ed uno solo: il resto del mondo per lui (grande opportunista!) non esisterà.

Avrete ben capito che chi vi parla è innamorata dei gatti. Musy, il meticcio persiano/siamese, ha accompagnato la mia esistenza da preadolescente, fino all’età adulta. Grigio e morbido. Io lo amavo. Lui nutriva nei miei confronti una particolare indifferenza che, sole a volte, si tramutava in avversione della quale, tuttora, porto addosso gli “amorosi” segni. Ce lo ricordiamo tutti nei libri di scuola, in antichi dipinti, il gatto immortalato al fianco di belle signore nell’Egitto Antico, vituperato poi nel Medio Evo come essere demoniaco e accompagnatore di streghe, per fortuna è stato rivalutano negli ultimi secoli, divenendo fedele compagno di ozio e di avventure per poeti e scrittori, felice connubio tra mistero e sinuosa bellezza senza tempo.

E, proprio ai gatti, è dedicata la mostra “Sua Maestà il Gatto”, che arriva in Italia direttamente dalla colta Montmartre, promossa da Roma Capitale, Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico, in collaborazione con il Museo Parigino, ospitata al Museo Civico di Zoologia di Roma fino al 13 gennaio 2013. Nelle diverse sezioni le illustrazioni d’epoca e le trasposizioni artistiche, in pubblicità, nel teatro, nel cinema e nella letteratura, da assaporare immagine dopo immagine, che fanno tornare indietro nel tempo, fino alla Parigi romantica, trasgressiva e bohèmienne dell’800 e 900, quando il gatto era quasi un’icona, una divinità ed una fonte di ispirazione. Nonostante i graffi io comunque continuo a pensare che i gatti siano esseri regali.
“Prendono, meditando, i nobili atteggiamenti delle grandi/ sfingi allungate in fon(lo a solitudini, che sembrano/ addormirsi in un sogno senza fine”. (“I gatti” di Charles Baudelaire)

Gabriella Lax

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Monica Bellucci regina a Marrakech

monicaIl suo nome, solo a pronunciarlo, equivale ad un rituale mistico, ad una formula magica, evocatrice di femminilità e bellezza. Non c’è da stupirsi dunque se Monica Bellucci, regina indiscussa della “Mediterreità”, grazie al suo incarnato ed ai suoi colori, abbia incantato, dopo l’Italia, anche un altro paese che sul Mediterraneo si affaccia: il Marocco. Insieme ad un’altra bellissima italiana, Isabella Ferrari, è stata ospite alla dodicesima edizione del Film Festival di Marrakech, manifestazione organizzata sotto l’alto patrocinio di Mohammed VI che si propone di diffondere e promuovere la conoscenza dei diversi talenti impegnati nel cinema a livello mondiale.

Insieme alla Bellucci ed alla Ferrari, membro della giuria dei cortometraggi, l’Italia era rappresentata da Pierfrancesco Favino nella giuria internazionale, presieduta dal regista John Boorman, Matteo Garrone, in cattedra per una lezione cinema, Ivano De Matteo e il produttore Fabio Conversi per la presentazione del loro film “Gli equilibristi”, fuori concorso. La Bellucci ha partecipato alla rassegna cinematografica africana con il film fuori concorso Rhino Season, diretto dal regista iraniano Bahman Gobadi.

Red carpet, con relativo susseguirsi di flash ed occhi puntati su di lei: bellissima musa degli stilisti Dolce & Gabbana, 48 anni e non sentirli, nemica giurata del ritocco estetico, icona dei colori caldi che esaltano la sensualità della donna del Sud, la Bellucci ha conquistato col Marocco anche il Sud del Sud. Capelli sciolti lunghi, per il look la sua scelta è ricaduta sul total black: pantalone stretch alla caviglia, giacca appena sbottonata e bustina animalier, ai piedi un sandalo a listarelle nero, con zeppa altissima. Le icone della moda si sa, non possono essere criticate, ma ci permettiamo di suggerire che un tocco di oro, giusto per illuminare lo splendido viso, non sarebbe stato fuori luogo, soprattutto se ad indossarlo fosse stata una regina…

Gabriella Lax

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La tuta protagonista in passerella

lady-gaga-in-gianni-versace-x-the-edge-of-glo-L-wf4JVSChi l’ha detto che si tratta di un capo sportivo? A guardare ciò che gli stilisti hanno immaginato per il prossimo inverno proprio non si direbbe. Mai come in questa stagione i coutumier hanno mostrato al mondo la versatilità della tuta, un capo troppo spesso relegato allo sport o al tempo libero.
E il video “End of glory”, di Lady Gaga ne è il perfetto esempio. Per l’occasione, qualche mese fa, Donatella Versace aveva aperto gli archivi della maison per mettere a disposizione dell’artista americana quanto di meglio fosse stato, a suo tempo, frutto del genio creativo di Gianni Versace. Il risultato porta, nel caso dell’eccentrica Germanotta, ad un tripudio di borchie, cristalli e pelle nera più hot che mai, come si addice ad una super eroina della pop music (vedi foto).
Dai video alle passerelle di tutto il mondo il passo è breve. Valentino immagina, come è nel suo credo, leggiadre eroine di uno stile elegantemente dedicato che lascia spazio ad una creazione nera, intensa e misteriosa, un tuta che, in passerella, diviene espressione tangibile di preziosa forza femminile.
Si affida al fascino della tuta anche il direttore di Biblos, Manuel Facchini, facendola risplendere di riflessi argentei e lunari. Così come brilla di luce propria perché tutta spruzzata d’oro anche la versione proposta da Alviero Martini per Prima Classe.
Max Mara stravolge un classico dei classici di tutti i tempi come il cappotto color cammello che si lascia contagiare e trasformare dal fascinoso taglio della tuta.
Per Frankie Morello la tuta torna ad essere un inno allo sport che sostituisce però alle snakers tacchi e zeppe che svettano.
E’ Yves Saint Laurent che predilige oniriche signorine che sembrano volare in tute dai colori intensi della notte, sofisticate nel taglio ma comode e facili da indossare. Sarà forse questo, la comodità, il segreto del loro intramontabile successo?

Gabriella Lax

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A Parigi il “Museo dei cuori infranti”


Il cuore fa “crac”. E una storia d’amore finisce. Così, gli oggetti e i doni, che prima erano originari figli dell’amore, diventano poi fonte di malinconia a tristezza. A qualcuno è venuto in mente di mettere insieme tutti gli oggetti degli amori finiti e di farli rivivere, con i pensieri e le forme di sentimento che si sono portati dietro, in un museo itinerante. “Il non luogo” per i cuori infranti dal 19 dicembre al 20 gennaio sarà a Parigi, capitale per eccellenza del romanticismo. Il “Museo dei cuori infranti” (Muzej prekinutih veza) è nato in Croazia, si tratta di un progetto artistico in movimento che, negli ultimi anni, è stato ospitato con enorme successo in diciannove stati d’America, Europa e Asia.

Tutti i protagonisti delle storie d’amore ormai terminate possono partecipare all’iniziativa con i propri souvenir di amori perduti. Serve solamente iscriversi in rete e inviare, o portare direttamente al museo, quello che resta di una storia (terminata tristemente) entro fine novembre. L’oggetto in questione dovrà essere accompagnato da un breve testo che racconti la storia d’amore, pur nel rispetto assoluto dell’anonimato dei due innamorati.
L’innovativa iniziativa è stata organizzata nell’ambito del “Festival della Croazia” in Francia ed è nata da un’esperienza realmente vissuta dagli ideatori del museo, Olinka Vistica e Drazen Grubisic, che, quando è finita la loro storia d’amore, non sapendo cosa fare degli oggetti acquistati insieme da innamorati, hanno deciso di raccoglierli in un museo a Zagabria. Da allora una parte della collezione permanente degli ex amanti viaggia in tutto il mondo con oggetti sempre nuovi.

E chissà invece se Parigi, eroina degli amori romantici, non possa portare fortuna a qualcuno dei malinconici visitatori del museo? Chissà se, tra un pelouche ed un capo di biancheria intima dismesso, non possano nascere nuovi amori
Una cosa è certa: c’è chi (dice) potrebbe riempire il museo di oggetti visto ciò che gli è accaduto a livello sentimentale.

Gabriella Lax

La straordinarietà dell’ordinario

Doisneau, “Il Bacio all’Hotel De La Ville”, Parigi

“Il lusso dell’immobilità che scopre il movimento” e, in uno scatto, si fissa il ricordo delle anime. Le fotografie immortalano istanti rubati a qualcuno, a qualcosa. Parigi, nella forma e nella foggia di mille volti, è stata il suo punto di riferimento. E il fotografo Robert Doisneau con la sua Parigi ha avuto un forte ed appassionato legame emozionale. La mostra di scatti, rigorosamente in bianco e nero, dal titolo “Parigi en libertè- Parigi in libertà”, testimonia questa profonda sinergia. Come una donna, la capitale francese viene ritratta in tutte le sue pose, dai miserabili, volti “scuciti”, alle bellezze incontrate per caso, nella straordinarietà dell’ordinario.

Il palazzo delle Esposizioni di Roma ospiterà fino al prossimo 3 febbraio una grande rassegna antologica. Così, dopo essere stata presentata a Parigi all’hotel de la Ville, in Giappone al Mitsukoshi di Tokyo e all’Isetan Museum di Kyoto, nel centenario della sua nascita, la mostra di Doisneau arriva per la prima volta in Italia, per iniziativa dell’Azienda Speciale Palaexpo, dell’Atelier Doisneau, della Fratelli Alinari Fondazione per la Storia della Fotografia e di Civita, con il patrocinio della Ville de Paris e di Roma Capitale.
Nella retrospettiva fotografica ci sono più di duecento scatti che portano dritti al cuore di Parigi, che concedono, anche a chi non l’ha mai conosciuta, di penetrare momenti di intimità: docili passeggiate nei maestosi giardini, tramonti sul lungo Senna, le strade del centro coi raffinati atelier di moda e nelle storiche gallerie d’arte, le affollate periferie e gli immancabili bistrot.

Uomini e donne, bambini e animali, ballerini e innamorati, protagonisti silenziosi in una metropoli in cui il tempo sembra essersi fermato. E’ stato battezzato padre della fotografia “umanista” Doisneau e, osservando le sue fotografie, ben se ne comprende il motivo.
Gli scatti del fotografo francese sono conservati nelle più grandi collezioni in Francia, negli Stati Uniti e in Gran Bretagna e sono esposti in tutto il mondo.
Grazie alla Provincia di Milano, la mostra si sposterà nello Spazio Oberdan di Milano, dal 15 febbraio al 1 maggio 2013. L’esposizione è la prima di un ciclo di importanti mostre dedicate alla grande fotografia francese del Novecento promosse dalla Fondazione Alinari con la collaborazione della Ville de Paris.

Haute couture, Versace torna a Parigi

Uno degli abiti dell’Atelier Versace al Ritz a Parigi

Chissà che fatica deve aver fato Donatella Versace. Riproporre al Ritz di Parigi, prima della chiusura per restauro, la sua filata di haute couture Atelier Versace dopo quindici anni deve essere stato per lei uno sforzo di non poco conto ed una scelta sofferta ma indispensabile per lasciare, un’altra intramontabile impronta nel mondo della moda. Tra quelle stanze monumentali, suo fratello Gianni Versace, il 7 luglio del 1997, avrebbe chiuso la sua storia di stilista. Non lo sospettava nessuno ma, appena qualche giorno dopo, nella dimora sul mare di Miami, dove viveva col compagno Antonio D’Amico, sarebbe stato ucciso dal killer seriale Andrew Cunanan, in circostanze mai ben chiarite.

«Quella è stata l’ultima volta che ho visto Gianni – confessa la sorella nel famoso albergo su place Vendome – anche in quella sfilata abbiamo litigato tantissimo». Niente di strano. Le discussioni, a volta anche molto pesanti erano una sorta di catarsi per la coppia di stilisti «Perché dopo le cose ci venivano meglio» confessa Donatella. Una sfilata che, all’epoca, era stata un vero parto. Indimenticabili per tutti gli estimatori dello stilista le croci cucite sugli abiti. Per disegnare la collezione, con riferimenti puramente bizantini, Gianni e Donatella, in quella circostanza, avevano visitato tutte le chiese bizantine di Ravenna. Lo stile con fugaci riferimenti all’antico, alle preziosità della storia dell’arte, all’impronta dei costumi teatrali si fondevano, per lo stilista scomparso, con l’utilizzo inusuale e sperimentale di materiali estremi.Quella andata in scena sulle passerelle di Parigi, qualche settimana fa, è stata soprannominata la collezione dei tarocchi.

In realtà basta uno sguardo per cogliere, non troppo distante, l’eredità e l’influenza di Gianni Versace. Gli inconfondibili drappeggi riportano alle tuniche magno greche, i colori riprendono i tenui riflessi color pastello del mare che Gianni si portava dentro e le cui tonalità cercava di riproporre. Dopo tanti sopralluoghi «alla fine ho deciso di accettare la sfida – chiarisce la bionda stilista – ho pensato per l’occasione ad un set moderno, sfavillante di luce e riflessi metallici. E non mi son pentita». Trionfa ancora la moda dell’haute couture, un sogno che rimane per pochi eletti ma «un sogno – chiude Donatella Versace – che la gente vuole ancora fare».

Gabriella Lax