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“Una vita bizzarra”, Elisabetta Villaggio racconta

da sinistra villaggio e arcidiaco

Rosa Furlan era arrivata a Roma all’inizio dell’autunno del 1969.Pochi mesi prima l’uomo aveva conquistato la luna e l’aria che si respirava nel mondo era tutto, o quasi, potesse essere possibile”.

Queste parole sono l’incipit di “Una vita bizzarra”, il romanzo di Elisabetta Villaggio, pubblicato dalla casa editrice “Città del Sole” di Reggio Calabria, diretta da Franco Arcidiaco. Frammenti di passato che ritornano nella storia di Rosa, nata in una famiglia umile. L’amicizia profonda, le lotte giovanili degli anni Settanta, l’impegno politico e la voglia di cambiare il mondo che le generazioni di quegli anni avevano fortemente creduto possibile, gli ingredienti ci sono tutti e coinvolgono il lettore nel vortice di emozioni fino all’ultima pagina. La prefazione, nemmeno a dirlo, è curata da Paolo Villaggio.

Non fatevi ingannare, a parte il panorama, di autobiografico c’è poco o nulla. «Non si tratta di un romanzo autobiografico. Ho vissuto ciò di cui scrivo: l’epoca storica, i periodi, i luoghi. Più che parti di me si tratta della vita di alcuni miei amici. Le due protagoniste, o la protagonista, non è una persona precisa ma possono esserci degli avvenimenti, delle cose caratteriali riferite ai miei amici. Poi ci son parti vere e altre totalmente inventate. Non dirò mai quali. In quelle vere le persone si riconoscono, ma possono saperlo solo loro che hanno vissuto le vicende».

E, come spesso succede, l’idea del romanzo è arrivata da sola. «Ero a Ponza d’inverno e camminando ad un certo punto si è materializzata la vicenda, con le vicissitudini dei protagonisti, è arrivata da sola ed ho deciso di scriverla».

Differenza abissale con il volume precedente, “Marilyn, un intrigo dietro la morte”, del 2012, pubblicata da Bonanno Editore, poiché «l’ultima mia fatica è un romanzo, l’altro era un saggio che partiva dalla morte di Marilyn. Avevo fatto su questo tema una pièce teatrale e a quel punto mi ero talmente ben documentata e l’ho proposta ad una casa editrice, l’idea è piaciuta ed il libro è stato pubblicato».

Profonda conoscitrice del mondo televisivo, in quanto autrice di programmi sulle reti nazionali chiarisce «La tv la guardo poco e i bei programmi ci sono sicuramente. Ciò che sta cambiando è la fruizione del mezzo televisivo. In questo momento storico c’è un grossissimo cambiamento dei mass media poiché internet ha rivoluzionato tutto. Sta facendo la rivoluzione che ha fatto la stampa quando è arrivata. Internet è il mezzo più potente di tutti i mass media. Anche la tv sta cambiano. I giovani scaricano e guardano sul pc. Certi programmi sono per gli anziani per chi non sa usare internet e per questo spariranno?».

Sin da quando era al liceo, il giorno del compito d’italiano era un giorno di festa, un giorno in cui poter godere appieno della scrittura, senza ansie e preoccupazioni di riuscire. Mi ritrovo molto in questa confessione di Elisabetta Villaggio, perchè a me succedeva lo stesso.  Ed il suo rapporto con la scrittura nasce da molto lontano. Possiamo persino ipotizzare che si tratti di un’eredità paterna sviluppata nel tempo. Ricorderete che la saga cinematografica del ragionier Fantozzi nasce dalla racconta delle avventure scritte da Paolo Villaggio, scrittore, prima ancora che divertente attore, protagonista del cinema italiano. Elisabetta risponde concisa, le piace più scrivere che chiacchierare. Ma è precisa e riflessiva, di bianco vestita. E quando le chiedo di suo padre e del rapporto che li lega mi risponde: «E’ un buon rapporto. Mio padre è una persona molto complessa».

Gabriella Lax

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Villaggio, 80 anni ed in scena!


« Ragionier Fantocci, ma lei non ha nessun complesso di inferiorità. Lei È inferiore! »

«La corazzata Potemkin è una cagata pazzesca!». Parola del ragionier Ugo Fantozzi, per una di quelle che divenne, come tante altre, una battuta dal significato epocale. Vogliamo discutere del “Com’è umano lei…”? E le scene in cui il ragioniere si affrettava a vedere la partita di calcio dell’Italia, in poltrona, in mutande, famiglia lontana e col “rutto libero”? Termini e frasi entrati a far parte del linguaggio comune. Alla base di tutto la “purezza” della comicità di Paolo Villaggio che, per il personaggio dello sfortunato ragioniere, aveva tratto ispirazione dal suo vicino di scrivania nel periodo in cui a Genova, aveva lavorato in una grande azienda tanti anni prima.

Di Fantozzi Villaggio aveva cominciato a raccontare a “Quelli della domenica” nel 1968. Dopo una marea di libri scritti con protagonista il ragioniere più sfigato del mondo e una ricerca disperata dell’attore che potesse interpretarlo (in tutta la sua vera anima) nei film tratti dai libri, l’unico credibile fu lo stesso Villaggio. Come Charlot in America, il personaggio di Fantozzi ha stravolto, grazie alla bravura di Villaggio, tutta la storia della comicità italiana. E, per festeggiare il prossimo 30 dicembre, i suoi ottant’anni, Villaggio (che pochi giorni fa ha ricevuto il “premio Gogol”) sarà l’anima di uno show che ha debuttato a Roma e che animerà il Teatro dei Satiri fino al 25 novembre prossimo, il titolo è appunto l’autoreferenziale “La corazzata Potemkin è una cagata pazzesca”.

Leit motiv del monologo i ricordi, la fanciullezza, la guerra, i rapporti con l’altro sesso, la felicità e l’infelicità nonostante il successo, mescolate su di un palco vuoto, con uno sfondo bianco dove si leggeranno le immagini tratte da film, interviste e letture sceniche. Come confessa lo stesso Villaggio «Quando mi guardo allo specchio, non ho la percezione del mio aspetto, mi pare di essere ancora il giovin signore che saltella, che ha molti capelli. Ho la presunzione e l’inganno di essere così. Poi mi vedo in un film e allora “ammazza che vecchio”, penso». E come regalo per il suo prossimo compleanno «Il sindaco di Genova mi ha promesso una grande serata a Palazzo Tursi, con mio fratello gemello Piero, i nostri compagni di scuola e altri come Gino Paoli, Renzo Piano, Dori Ghezzi e il figlio di Fabrizio De André, il mio più grande amico di sempre».
«Perché io, Pina, ho una caratteristica: loro non lo sanno, ma io sono indistruttibile, e sai perché? Perché sono il più grande perditore di tutti i tempi»

Gabriella Lax