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Noa a “Roccella Jazz Festival 2013”

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Col tema “Shalom”, dalla scorsa edizione, dedicata alla Turchia, “Roccella Jazz Festival” si sposta in una latro paese del Mediterraneo nella travagliata terra d’Israele. Ben si capisce perché la stelal della manifestazione sarà Achinoam Nini che, accompagnata dall’immancabile Gil Dor farà assaporare i suoni della pace.
Certamente, in Italia, la maggior parte delle persone si ricordano di lei per la colonna sonora de “La vita è bella”, il pluripremiato film di Roberto Benigni. In realtà avevo avuto la fortuna di conoscerla la potenza e, nello stesso tempo, la dolcezza della sua voce grazie al disco, ed alla canzone “I don’t know”.

Continua per il trentatreesimo anno la rassegna di jazz internazionale che si terrà dal 14 al 24 agosto 2013, con trentaquattro concerti (a cui si devono aggiungere i concerti della sezione Jammin Around Before and ’Round Midnight) ben distribuiti nella provincia. E si parte il 14 agosto, come sempre in Calabria, da piazza Castello a Reggio Calabria per poi invadere in musica Roccella Jonica, Monasterace, Locri, Martone, Casignana, Bivongi e Marina di Gioiosa Jonica.
Un festival che si apre con la primo novità. Come precedentemente anticipato da queste colonne, dopo più di trent’anni lascia la direzione artistica il musicista e compositore romano Paolo Damiani, al suo posto arrivano Paola Pinchera e Vincenzo Staiano.

Proprio i due direttori artistici chiariscono che la scelta su Israele non è casuale, ma dettata dal fatto che «La Calabria è una regione che vanta la presenza di una delle sinagoghe più antiche dell’Occidente (quella di Bova Marina) e la leggenda di una città (Reggio Calabria) fondata da Aschenez, pronipote di Noè. Gli israeliani, che nella nostra regione civengono ormai solo in estate, nella Riviera dei Cedri, per raccogliere i frutti destinati alla Festa delle Capanne, quest’anno porteranno anche un po’ di musica jazz all’interno di un Festival». Una musica, il jazz che, in Israele non ha grande popolarità ma che vive di preziosi talenti, basti pensare a «Yaron Gershovsky dei Manhattan Transfer, hanno avuto grande successo in America, mentre altri sono tornati in Israele e hanno cominciato a diffondere il jazz nelle scuole. Ora Israele ha una schiera di valenti musicisti che stanno riesportando negli Stati Uniti , soprattutto verso la “Grande Mela”. Dunque si assiste, quindi, allo strano fenomeno di musicisti israeliani attuali come Noam Vazana e Omer Klein (presenti al Festival in anteprima italiana) che hanno vissuto Uniti come la terra promessa, mentre Shanir Ezra Blumenkranz (che è, invece, un valente bassista di origine sefardita nato a Brooklyn e lanciato da Zorn), adotta uno strumento maghrebino come il gimbri (basso a tre corde) per creare intricati fraseggi di chiaro sapore afro ebraico”. Blumenkranz sarà presente al festival con il suo quartetto insieme al chitarrista israeliano Eyal Maoz, in un concerto organizzato con l’imprimatur dello stesso Zorn. E tra le anteprime europeee dei concerti anche Abraxas (questo il nome del progetto inciso dalla Tzadik, con musiche ispirate da Masada Book)». Un altro musicista che è passato dagli Usa prima di tornare a splendere in madre patria è Gabrie le Coen (musicista dell’etichetta newyorkese Tzadik, che sarà presente al Festival con due progetti) e, per alcuni versi, per la stessa Noa, una delle tante scoperte di Rumori Mediterranei, che chiuderà l’edizione di quest’anno con un concerto speciale dedicato alla pace. «La star ormai “italianizzata”, a un certo punto della serata sarà affiancata dalla cantante a rabo-israeliana Mira Awad. Questo faro acceso sulla “musica errante” renderà particolare la XXXIII edizione del Festival che vedrà sotto i riflettori anche qualche musicista arabo e molti dei migliori tra le nuove leve del jazz italiano (Mattia Cigalini ed Enrico Zanisi su tutti)». Quella di lanciare nuovi talenti è una tradizione del Festival alla quale non sempre viene riconosciuto il giusto merito. Vengono promosse le eccellenze del futuro (come si è sempre fatto insieme a Paolo Damiani) e lo si fa al di fuori della logica ferrea del box office che caratterizza altre rassegne italiane. Il Festival, infatti, investe molto nella ricerca, ma non fa certamente mancare, anche quest’anno, i grandi nomi del jazz mondiale per la delizia delle migliaia di spettatori che arriveranno per gli eventi.

Gabriella Lax
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Un appello per la pari dignità del jazz

Stefano Bollani, uno dei firmatari dell'appello

Stefano Bollani, uno dei firmatari dell’appello

I musicisti jazz firmano un appello affinché una delle discipline musicali più creative dei nostri tempi abbia maggior considerazione. Nasce così la petizione destinata a tutte le forze politiche, perche il jazz abbia pari dignità rispetto alla musica “classica”, cui sono destinati in massima parte i finanziamenti pubblici. L’appello è firmato da centinaia di musicisti – fra cui Stefano Bollani, Fabrizio Bosso, Franco Cerri, Franco D’Andrea, Paolo Damiani, Maria Pia De Vito, Stefano Di Battista, Paolo Fresu, Roberto Gatto, Rita Marcotulli, Pino, Enrico Rava, Danilo Rea, ma anche da “jazzofili illustri” quali Serena Dandini, Marco Risi, Lella Costa, Stefano Benni, Neri Marcorè, Niccolò Ammaniti, Natalino Balasso, Ottavia Piccolo e molti altri.Primo firmatario dell’iniziativa è stato il critico musicale Filippo Bianchi. L’appello, indirizzato ai candidati per le prossime elezioni ed alle forze politiche più rappresentative, è stato poi rilanciato dalla Associazione I-Jazz (che raccoglie alcuni tra i più conosciuti festival ed iniziative italiane) e sarà presentato ufficialmente il prossimo mercoledì 13 febbraio, alle 15 a Roma, presso la sede Agis di Via Villa Patrizi.

Durante l’incontro si discuterà del jazz e dei finanziamenti pubblici. Fra le proposte l’istituzione di una orchestra nazionale del jazz, dotata di fondi per la creazione di nuovo repertorio, e per la diffusione di questa musica sul territorio; uno speciale fondo per il sostegno dell’attività all’estero; un costante lavoro sulla formazione e sul decentramento, nella ricerca di nuovo pubblico a partire dalle scuole; una più ampia presenza nelle commissioni di valutazione di esperti di musica jazz ed attuale, e l’inclusione di commissari designati dal basso; la creazione di un fondo per la cooperazione, volto a favorire le strutture di musicisti associati e le co-produzioni fra strutture organizzative.

Gabriella Lax

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