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L’arte contemporanea in “Empire State”

esEsplorare i miti e le realtà con l’arte contemporanea di New York (interpretata come la Roma del XXI secolo) affinché possa rimanere forza egemone delle arti visive. Venticinque artisti, emergenti ed affermati, direttamente dalla Grande Mela, compongono il percorso espositivo che, fino al 21 luglio prossimo, animerà “Empire State. Arte a New York oggi”, al Palazzo delle Esposizioni di Roma, evento ideato da Alex Gartenfeld. Una mostra che «suggerirà i diversi modi in cui è possibile per gli artisti re-immaginare il rapporto tra la loro comunità e la città, focalizzando l’attenzione sulle eterogenee reti di potere che ne condizionano la vita». Saranno scultura, pittura, fotografia, video e installazioni che, grazie agli artisti di “Empire State”, ricollocheranno il ruolo di New York nel contesto globale, nel momento storico in cui la vita urbana è ovunque oggetto di una ridefinizione sempre più veloce.

Ogni artista (figurano anche mostri sacri come Julian Schnabel o Jeff Koons) sarà presentato in modo approfondito anche grazie alla presenza di lavori inediti, qui esposti per la prima volta. Il titolo della mostra fa riferimento da un lato all’inno hip-hop creato nel 2009 da Jay-Z con la musicista Alicia Keys e dall’altro a “Empire”, un trattato sul capitalismo globale guidato dagli Stati Uniti, pubblicato nel 2000 da Toni Negri e Michael Hardt.

L’esposizione riguarda Michele Abeles, Uri Aran, Darren Bader, Antoine Catala, Moyra Davey, Keith Edmier, LaToya Ruby Frazier, Dan Graham, Renée Green, Wade Guyton, Shadi Habib Allah, Jeff Koons, Nate Lowman, Daniel McDonald, Bjarne Melgaard, John Miller, Takeshi Murata, Virginia Overton, Joyce Pensato, Adrian Piper, Rob Pruitt, R. H. Quaytman, Tabor Robak, Julian Schnabel e Ryan Sullivan.

es2Più da vicino gli artisti di “Empire State” adottano tecniche miste, ibride, interdisciplinari e utilizzano la tecnologia e l’astrazione per offrire nuovi modelli espressivi e interpretativi. Ad esempio, i padiglioni a specchio creati da Dan Graham costituiscono un ponte tra arte minimalista e architettura per riflettere e moltiplicare la forma umana. Le nuove fotografie di Michele Abeles includono le sue vedute di installazioni, in un costante processo di revisione e adeguamento al contesto della propria autobiografia. Nei tredici nuovi dipinti della serie “Antiquity”, Jeff Koons utilizza la tecnica per manifestare il proprio interesse nei confronti del classicismo e della mitologia greca e romana. “Empire State. Arte a New York oggi” ha un catalogo Skira, comprensivo di contributi firmati dai curatori e da Tom McDonough, John Miller e Eileen Myles, un saggio visivo di Matt Keegan e testi specifici su ogni artista in mostra di critici e curatori di fama come Vinzenz Brinkmann, Bonnie Clearwater, Kim Conaty, Bruce Hainley, Hans Ulrich Obrist, Tina Kukielski e altri ancora. Una sorta di manifesto artistico strisciante che non convince del tutto.

Ps: Il pubblico italiano sicuramente ricorderà Koons non tanto per il suo eccentrico lato artistico piuttosto per essere stato il marito di Ilona Staller (Cicciolina) che, dopo la separazione, mise in scena il rapimento del figlio per sottrarlo all’ex marito.

Gabriella Lax
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La straordinarietà dell’ordinario

Doisneau, “Il Bacio all’Hotel De La Ville”, Parigi

“Il lusso dell’immobilità che scopre il movimento” e, in uno scatto, si fissa il ricordo delle anime. Le fotografie immortalano istanti rubati a qualcuno, a qualcosa. Parigi, nella forma e nella foggia di mille volti, è stata il suo punto di riferimento. E il fotografo Robert Doisneau con la sua Parigi ha avuto un forte ed appassionato legame emozionale. La mostra di scatti, rigorosamente in bianco e nero, dal titolo “Parigi en libertè- Parigi in libertà”, testimonia questa profonda sinergia. Come una donna, la capitale francese viene ritratta in tutte le sue pose, dai miserabili, volti “scuciti”, alle bellezze incontrate per caso, nella straordinarietà dell’ordinario.

Il palazzo delle Esposizioni di Roma ospiterà fino al prossimo 3 febbraio una grande rassegna antologica. Così, dopo essere stata presentata a Parigi all’hotel de la Ville, in Giappone al Mitsukoshi di Tokyo e all’Isetan Museum di Kyoto, nel centenario della sua nascita, la mostra di Doisneau arriva per la prima volta in Italia, per iniziativa dell’Azienda Speciale Palaexpo, dell’Atelier Doisneau, della Fratelli Alinari Fondazione per la Storia della Fotografia e di Civita, con il patrocinio della Ville de Paris e di Roma Capitale.
Nella retrospettiva fotografica ci sono più di duecento scatti che portano dritti al cuore di Parigi, che concedono, anche a chi non l’ha mai conosciuta, di penetrare momenti di intimità: docili passeggiate nei maestosi giardini, tramonti sul lungo Senna, le strade del centro coi raffinati atelier di moda e nelle storiche gallerie d’arte, le affollate periferie e gli immancabili bistrot.

Uomini e donne, bambini e animali, ballerini e innamorati, protagonisti silenziosi in una metropoli in cui il tempo sembra essersi fermato. E’ stato battezzato padre della fotografia “umanista” Doisneau e, osservando le sue fotografie, ben se ne comprende il motivo.
Gli scatti del fotografo francese sono conservati nelle più grandi collezioni in Francia, negli Stati Uniti e in Gran Bretagna e sono esposti in tutto il mondo.
Grazie alla Provincia di Milano, la mostra si sposterà nello Spazio Oberdan di Milano, dal 15 febbraio al 1 maggio 2013. L’esposizione è la prima di un ciclo di importanti mostre dedicate alla grande fotografia francese del Novecento promosse dalla Fondazione Alinari con la collaborazione della Ville de Paris.