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Gwyneth Paltrow ed il suo lato sexy

aaf9410d-a523-4ff9-b919-cf32c29a75c3.Ha mostrato un lato che, per tanto tempo era rimasto nascosto, ingabbiato nelle parti da brava moglie che, per tanto tempo, i registi le hanno cucito addosso. Una Gwyneth Paltrow in forma smagliante, sexy e bellissima è apparsa alla prima del film “Iron Man 3” a Los Angeles.

L’attrice ha sfoggiato un vestito davvero originale, un taglio geometrico, tanti colori e con delle trasparenze davvero hot, un abito troppo trasparente sul lato B, che ha rivelato l’assenza di slip. «Ero impegnata in uno show, mi sono cambiata lì, e non ho avuto il tempo di indossare biancheria intima. Non credevo che avrei mai raccontato questa storia in tv. Non mi ero fatta i peli e tutti nel mio team hanno iniziato a cercare un rasoio come dei matti».

People” l’ha recentemente incoronata donna più bella del mondo. «Non posso crederci. Non sono mai stata così sorpresa e lusingata» ha spiegato l’attrice. “World’s most beautiful woman”, per la rivista americana la Paltrow ottiene il titolo del 2013. Un riconoscimento che non si aspettava, a quarant’anni compiuti, sposata con il leader dei Coldplay, Chris Martin, due figli (Apple e Moses, di 8 e 7 anni) ed un oscar come miglior attrice per “Shakespeare in Love” nel 1998.

Il titolo di più bella del mondo era andato in precedenza a star del calibro di Beyoncé, Julia Roberts e Jennifer Lopez. Dunque è il momento, per la bella moglie di Chris Martin, per prendersi una bella rivincita, proprio dal red carpet americano dove è stata fotografata ed acclamata dai fan.

Ps: Il segreto della mancanza di biancheria intima ve lo svelerò prestissimo.

Gabriella Lax
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Tutti i volti di Vittorio De Sica

88384_desicaPiù volte ho cercato un’icona maschile d’eleganza. Ecco, Vittorio De Sica incarna perfettamente il gusto, la raffinatezza delicata e geniale. Regista, attore, premiato con l’Oscar ben quattro volte (per “Sciuscià”, “Ladri di biciclette”, “Ieri, oggi, domani” e “Il giardino dei Finzi-Contini”, ai quali si aggiungono “I bambini ci guardano ” e, soprattutto “Il tetto” ), Orso d’Oro a Berlino, Palma d’Oro a Cannes ha diretto magistralmente colleghi attori e chansonnier, De Sica incarna il prototipo dell’uomo di eleganza e humour. All’indimenticato personaggio del cinema italiano è dedicata a Roma, al Museo dell’Ara Pacis, una mostra multimediale dal titolo “Tutti De Sica”.

L’esposizione consta di dodici sezioni che vanno dal primo successo con Mario Mattoli e l’impresa di spettacoli Za Bum, alla popolarità raggiunta con le incisioni discografiche; dagli anni Trenta tutti volti al cinema (Il signor Max, 1937) ed alla recitazione, agli anni Quaranta che lo vedono trionfare nelle più alte vette come regista; dalla stagione del Neorealismo con i quattro indimenticabili capolavori del cinema mondiale Sciuscià (1946), Ladri di biciclette (1948), Miracolo a Milano (1950), Umberto D. (1952), per finire al rapporto con la politica in un Paese che cambia all’inizio degli anni Cinquanta. Si racconta anche del sodalizio artistico con Cesare Zavattini e quello con Sofia Loren; si va dalla sezione Il piacere della maschera –Vent’anni di interpretazioni, fino a un’ultima sala dove trova spazio una riflessione sull’immensa eredità lasciata dal maestro del cinema.

Un percorso fatto di 630 foto, 165 documenti e oggetti (tra i quali la bicicletta di Ladri di biciclette e l’Oscar vinto per il film), 17 manifesti, oltre 100 brani musicali, spezzoni di film, interviste dagli archivi privati dei figli, degli amici e dei collaboratori più cari per offrire al visitatore nuove occasioni di incontro con uno dei padri del Neorealismo.
La mostra è prodotta dalla Fondazione Cineteca di Bologna, ideata da Equa di Camilla Morabito, in collaborazione con l’Associazione “Amici di Vittorio De Sica”, sarà visitabile fino al 28 aprile, da martedì a domenica, dalle 9 alle 19.

Gabriella Lax

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Benigni, le stagioni del menestrello poeta

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Ha iniziato più di trent’anni fa come giullare televisivo per eccellenza. Roberto Benigni ha compiuto sessant’anni, ben spesi, in modi differenti,  sempre però per tenere alto il nome della “Cultura”.

Ancora ricordo che riusciva a rianimare le sonnolente ed interminabili domeniche pomeriggio invernali. Faceva irruzione a “Domenica In” e strabiliava con i suoi pasticciati effetti speciali. E forse in questo la sua grandezza: essere esageratamente spontaneo. Solo a lui era permesso spuntare da sotto la lunga gonna di una valletta o letteralmente atterrare una Raffaella Carrà, di rosso vestita, nel tentativo di baciarla in bocca. Ed alla fine poi s’arrendeva anche Pippo Baudo, indiscusso re del varietà televisivo, e lo portava a spasso in braccio, come una carriola, per gli studi televisivi. La stessa cosa accadde ad Enrico Berlinguer e da quel momento anche il “serio” mondo della politica fu, in un certo senso “sdoganato”.

Seppur bambina, intuivo la pericolosità scenica del personaggio che si caratterizzava per la sua imprevedibilità. Insomma davanti a Benigni non si sapeva mai a che cosa si andava incontro. E la cosa bella era che Mamma Rai acconsentiva (con l’aggravante che erano altri tempi) a tutto questo. Ma il comico toscano era comunque l’unica eccezione. Il cammino nel cinema, con le collaborazioni con Giuseppe Bertolucci, va di pari passo alle apparizioni in televisione. Dei suoi inizi rimane quel capolavoro, dell’indimenticato Massimo Troisi, che è “Non ci resta che piangere”, entrato nella storia del cinema e, con alcune frasi, anche nei modi comuni di parlare. Memorabile la scena della lettera a Savonarola.

Una vera e propria linea di demarcazione tra passato di Benigni ed un capitolo nuovo è segnata, nel marzo del 1999 a Los Angeles, da quell’urlo della Sofia nazionale “Robertoooo”. La Loren che reclama il comico sul palco per la consegna di ben tre Oscar per “La vita  bella”. E lui risponde da Benigni, scavalca i sedili delle sedie per arrivare al centro della scena. Consacrato attore a livello internazionale Roberto Benigni può continuare a sbizzarrirsi nella sua genuina complicità ed abbandonarsi, finalmente, lasciando chiaramente emergere la sua natura colta. Coraggiosamente ripropone Dante Alighieri e la sua Divina Commedia in giro per le piazze e le strade d’Italia.

Come per Antonio De Curtis, dai nobili natali, anche per Benigni, una comicità così geniale non può che esser frutto di una intelligenza sublime.Sessant’anni son tanti per Benigni, che sembra sempre un bambinone goliardico. Ma curiosamente aspettiamo di scoprire ancora altre sfaccettare di genialità.

Gabriella Lax