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Crotone, ricoverata in un ospedale psichiatrico la giovane che ha soffocato la madre

carabinieriÈ stata arrestata in tarda serata la ventiduenne che nel primo pomeriggio di oggi aveva ucciso la propria madre, soffocandola. Al termine di un interrogatorio condotto, alla presenza dei suoi avvocati, presso la caserma del Comando Provinciale Carabinieri di Crotone, Federica Manica è stata ritenuta responsabile di omicidio volontario della madre Giovanna Salerno, di 48 anni. La Manica è ora ricoverata preso il reparto di Psichiatria dell’ospedale “S. Giovanni di Dio” di Crotone, ove si trova piantonata in attesa dell’udienza di convalida. Il delitto era stato commesso all’interno dell’abitazione occupata dalla vittima, dal marito pensionato e proprio dalla loro figlia. I Carabinieri, immediatamente intervenuti dopo essere stati allertati da una chiamata giunta sul “112”, avevano trovato il corpo senza vita della vittima riverso sul letto della camera matrimoniale, con accanto un sacchetto di plastica. Ancora aperti gli accertamenti su dinamica e movente, nell’ambito delle indagini condotte dai militari e dirette dal Pubblico Ministero dott.ssa Luisiana Di Vittorio, Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Crotone. Nelle prossime ore la salma sarà invece sottoposta a esame autoptico, per chiarire ulteriori aspetti della vicenda.

Risolto in poche ore il giallo di Fossato Jonico, all’origine dell’omicidio di Pizzichemi un debito da 2000 euro

TRIPODI Giuseppe cl. '65Si è risolto in poche ore con l’arresto di un 51enne, Giuseppe Tripodi (in foto), grazie alle indagine condotte dai Carabinieri della compagnia Melito Porto Salvo, il giallo dell’omicidio di Giuseppe Antonio Pizzichemi, avvenuto ieri a Fossato Jonico, frazione di Montebello, provincia di Reggio Calabria. Il 30 agosto 2016 sono da poco trascorse le 18.30 quando la tranquillità di Fossato, piccola frazione del comune di Montebello Jonico (RC) viene di colpo interrotta dal fragore di alcuni colpi di arma da fuoco seguito dalle disperate urla di alcune persone. “venite subito in via dei Mulini hanno sparato ad un uomo”, queste le parole pronunciate al numero di Pronto Intervento 112. Nel giro di pochissimi minuti quindi, la Centrale Operativa della Compagnia Carabinieri di Melito Porto Salvo (RC) inoltra la notizia alle pattuglie presenti sul territorio che tempestivamente giungono sul luogo. Di lì a breve arriverà anche un’ambulanza del 118 sulla quale verrà caricato l’uomo ferito poco prima ma il cui cuore smetterà di battere durante la disperata corsa in ospedale. Il tempestivo intervento massiccio dei carabinieri melitensi si rivelerà risolutivo. Una 15ina di uomini dell’Arma difatti, non perdono un attimo di tempo, iniziano a battere la zona palmo a palmo e, dopo averli individuati, interrogano tutti i testimoni e le persone presenti riuscendo, nel giro di pochissimo tempo, a ricostruire, con assoluta chiarezza, la dinamica dei fatti. La persona uccisa si chiamava Giuseppe Antonio PIZZICHEMI 50enne residente nella frazione di Fossato, titolare di un frantoio che a quanto sembra, negli ultimi tempi aveva dovuto chiudere per problemi economici e con qualche piccolo precedente penale alle spalle per reati di poco conto. A sparare invece, il 51enne Giuseppe TRIPODI, incensurato, padre di 5 figli. I due si conoscevano da tempo ed alla base del gesto, un diverbio per un debito di circa 2.000 euro che la vittima aveva nei confronti di uno dei figli del TRIPODI per alcuni lavori agricoli che quest’ultimo aveva fatto nel tempo ma mai saldati. Nel tardo pomeriggio di ieri, il PIZZICHEMI che si trovava nel cortile antistante l’abitazione del TRIPODI unitamente ad alcuni parenti di quest’ultimo che invece era affacciato al balcone della propria abitazione sito al primo piano. Il TRIPODI avrebbe chiesto all’uomo di saldare quel debito. Da qui il diverbio, sarebbero volate parole grosse fin quando il PIZZICHEMI, in tono di sfida, avrebbe invitato il TRIPODI a raggiungerlo in strada per “chiarire definitivamente la questione”. È a questo punto che il TRIPODI, in parte accecato dalla rabbia ed in parte per un gesto che avrebbe commesso il PIZZICHEMI, tanto da far ritenere all’omicida che l’uomo potesse essere armato, sarebbe rientrato immediatamente in casa e, dopo aver impugnato una pistola Beretta cal. 7.65 regolarmente detenuta, si sarebbe riaffacciato puntando la pistola sull’uomo e facendo fuoco 3 volte. Il PIZZICHEMI avrebbe tentato di trovare riparo dietro un’autovettura ma i tre colpi, che lo hanno attinto all’addome ed a una gamba si sono rivelati fatali. Le immediate e tempestive attività di indagine, svolte con metodi tradizionali, sono state decisive, ed hanno infatti consentito di risalire immediatamente all’identità del killer, che veniva poco dopo rintracciato all’interno della propria abitazione consegnando ai Carabinieri anche l’arma del delitto. Immediatamente dichiarato in stato di arresto e condotto negli uffici della Compagnia Carabinieri di Melito Porto Salvo (RC) lo stesso, già in stato di arresto, veniva interrogato fino a notte fonda, alla presenza del suo difensore, dal magistrato di turno O, rendendo, nel corso dell’atto, piena confessione. Al termine dell’interrogatorio, Giuseppe TRIPODI veniva tradotto presso la casa circondariale “G. PANZERA” di Reggio Calabria.

Comunicato stampa carabinieri di Reggio Calabria

Tutta la verità di Amanda Knox

«Il contatto con i bambini, figli delle altre detenute è stata “l’oasi” che mi ha salvata». Questa è solo una delle rivelazioni contenute nel libro “Waiting to be Heard”, tradotto “Aspettando di essere ascoltata”. Libera e a casa in America, Amanda Knox, la studentessa americana accusata e condannata in primo grado, poi assolta in appello, per l’omicidio della coinquilina Meredith Kercher, si dedica dal mese di febbraio, anima e corpo, a scrivere in un libro la sua verità. Un volume la cui stesura procede, poi si arresta e torna indietro come un gambero, per riprendere il racconto da un altro momento. Sembra che la casa americana di edizioni, la HarperCollins, abbia offerto alla studentessa americana ben 4 milioni di dollari per un libro il cui contenuto non superi le trecento pagine. Nelle memorie, “in fieri” su carta, Amanda Knox parte dalla sua infanzia, dalla separazione dei suoi genitori, quando era piccolissima ed arriva, più recentemente, alle borse di studio che sono state istituite in suo onore. In prigione, per lo stesso motivo, c’era Raffaele Sollecito, ex fidanzato di Amanda all’epoca dell’omicidio, anche lui alle prese con un libro di rivelazioni sul periodo delle accuse e della detenzione. Per la Knox il termine massimo entro cui uscirà il libro-verità è fissato al 30 aprile 2013 nelle rivendite statunitensi, evento ritardato di almeno due mesi, dopo che la giustizia italiana ha fissato per il 25 marzo l’udienza per discutere in Cassazione del ricorso presentato dalla Procura contro l’assoluzione. Ma il delitto di Via della Pergola a Perugia, che da cinque anni oramai suscita, probabilmente per le modalità e la storia dei protagonisti, una curiosità quasi morbosa, è stato, qualche giorno fa, al centro di un film per la televisione andato in onda su Canale Cinque. “Amanda Knox” è il titolo, film girato a Roma e in America ha raccolto, in tv la scorsa primavera, un discreto successo di pubblico. I due principali protagonisti sono Hayden Panettiere, nei panni della Knox e Paolo Romio in quelli di Raffaele Sollecito. Tante polemiche hanno preceduto la messa in onda, già nella versione americana: i familiari di Meredith, la giovane vittima, hanno chiesto e ottenuto la cancellazione della scena del delitto, al centro del trailer promozionale. E la stessa  Knox non ha gradito il film ed aveva chiesto ai suoi avvocati, Luciano Ghirga e Carlo Della Vendola, di procedere per vie legali per bloccare l’arrivo della pellicola in Italia.

Gabriella Lax