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Oslo festeggia Edvard Munch

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Ha il volto dell’espressionismo nordico uno dei quadri più famosi al mondo. Così il capolavoro di Edvard Munch osannato in tutto il modo,  “L’urlo“, icona delle ansie collettive, celebra con una serie di avvenimenti i 150 anni dell’artista norvegese. Si tratta di un evento straordinario quello che è stato battezzato ad Oslo in questi giorni e che rimarrà visitabile fino al 13 ottobre, proprio nell’anno che vede la celebrazione del 150esimo della nascita del pittore più celebre della Norvegia, nonché uno dei geni dell’arte modernista contemporanea.

Un viaggio nell’arte pittorica forte delle mostre inaugurate al Museo Munch e al Museo Nazionale d’Arte, Architettura e Design (dove è stata allestita una mostra basata sul dipinto intitolato “Il matrimonio del Boemo”, un motivo a lungo ripreso da Munch negli anni a cavallo delle due guerre e riproposto in più versioni) di una completezza ed una ricchezza mai viste prima d’ora. Viene coperto tutto l’arco temporale dell’attività di Munch, dalla genesi pittorica fino agli anni della malattia che lo colpì agli occhi e della fine, in un continuum ininterrotto di 250 opere che contano anche tanti indubbi capolavori universalmente noti.

In esposizione anche due quadri e tre cicli grafici in cui il tema portante è il rapporto tra uomo e donna visti dall’immaginario figurativo di Munch. Altre le manifestazioni per celebrare l’anniversario. L’aula magna dell’Università di Oslo rimane aperta al pubblico per consentire ai visitatori di ammirare i dipinti monumentali eseguiti dall’artista ispirandosi al motivo portante del sole. Le decorazioni furono terminate nel 1916.

Nella sala mensa dei dipendenti della fabbrica di cioccolato “Freia” è possibile ammirare un altro dei maggiori lavori di decorazione dell’artista (costituito da 22 dipinti, nati dopo il 1922).
Inoltre, nel 1916 Munch acquistò a Skøyen, alla periferia di Oslo, la proprietà “Ekely”, che fungeva in origine da vivaio e dove risedette per il resto della vita. Li sorge ancora uno degli atelier in cui Munch lavorava e dove ora è stata allestita una piccola mostra documentaria.

Ps S’intitola “Il grido di Munch” la poesia della mia amica Mimma Scibiglia, arcana incantatrice di animi, ammaliante sirene di parole.

Nudi e solitari
Noi marciamo verso quel ponte
Siamo prede di ansie e incubi
E della nostra sorte
In fondo a un cielo sbrindellato
Brucia aspro il destino
Di noi condannati al declino.
(da “Il tappeto dei ricordi”)

Gabriella Lax
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