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Il chitarrista grunge divenuto soldato

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«Il primo ad accorgersene fu il sergente istruttore nella base di Fort Benning, Georgia, nel 1994. “Sei tu quello nella foto accanto a Kurt Cobain?”, “Yes, Drill Sergeant”, fu la risposta di Jason Everman. L’ex chitarrista dei Nirvana, poi arruolatosi nelle U.S. Army Special Forces per combattere i Taliban sulle montagne dell’Afghanistan, fu ritrovato da un suo collega musicista. Clay Tarver ha rintracciato l’amico scomparso, lo ha intervistato per il New York Times Magazine, ha ricostruito questa storia».

Grazie ai 606,17 dollari versati anche da lui i Nirvana riuscirono a registrare il primo album, “Bleach”. Così, Jason Everman e la sua chitarra furono menzionati nei crediti della copertina del disco. Anzi, il giovane, per qualche tempo, dei Nirvana fu la seconda chitarra. L’avventura con una delle band grunge per eccellenza finì molto presto perché, secondo la leggenda, Everman col suo carattere ombroso e malinconico si scontrò ben presto con l’ira del leader Kurt Cobain. Addirittura i Nirvana cancellarono un tour completo e percorsero gli Stati Uniti coast-to-coast rinchiusi in un mutismo totale, finché lui non se ne andò. Di seguito Everman andò a sostituire Hiro Yamamoto al basso nei Soundgarden (altro gruppo grunge) nel 1990 durante il tour “Louder than Love”. Anche in quell’occasione, il suo carattere gli giocò un brutto scherzo e fu allontanato.

In realtà sin da ragazzo aveva sempre avuto una propensione per le armi. Alle scuole medie si era preso una sospensione di due settimane per avere distrutto i bagni della scuola con delle cariche esplosive di M-80. I parenti lo mandarono da uno psicoterapeuta che, non trovando altro modo per sciogliere la timidezza del ragazzo, aveva suggerito di fargli suonare la chitarra elettrica. Fallita l’esperienza con le band visse in una comune a San Francisco fin quando decise di partire per un centro di reclutamento militare in Georgia. E fu così che abbandonata la chitarra, a 26 anni, Everman imbracciò il fucile e, nel 1993, si arruolò nell’esercito. Ma la guerra non è quella che si vede in tv. «E’ molto diverso dai film, è tutto più lento, accurato», racconta ricordando quei giorni. Barba alla Rambo, tuta mimetica, fucile automatico e racchettoni ai piedi, capelli raccolti. Molto diverso dai tempi delle bevute e delle chiome al vento del periodo grunge. Everman è diventato un veterano dell’esercito dei reparti d’assalto, sopravvissuto all’addestramento con sergenti modello “Full Metal Jacket” che, nel momento in cui capivano chi avevano davanti,diventavano ancora più intransigenti e crudeli. Tutte le volte che un sottufficiale riconosce Everman in una foto dei Nirvana, l’accanimento contro di lui diventa pesante: «Forza, rockstar, fammi altre 50 flessioni».

Everman ha le spalle larghe, in tutti i sensi, riesce a superare ogni prova, parte per la prima missione all’estero nei Rangers: forze speciali nella guerra contro i narcos in America latina. Dopo l’11 settembre, l’ex chitarrista vola in Afghanistan. Solo nel 2006 lascia i reparti speciali per sopraggiunta anzianità e si iscrive alla Columbia University (con tanto di lettera di encomio del generale McChrystal) dove si laurea con il massimo dei voti in filosofia a 45 anni.

«Adesso saresti il professore di liceo più ganzo della terra» scherza l’amico giornalista in chiusura d’intervista. «Mi manca la pazienza – risponde lui – preferisco fare il barista».

Gabriella Lax
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YSL, campagna rock con Courtney Love

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I ben informati sussurrano che Hedi Slimane voglia emulare l’operazione che lo scomparso Yves Saint Laurent compì negli anni Settanta vestendo il giovane Mick Jagger e la sua Bianca a Saint Tropez nel giorno delle loro nozze. Fatto sta che la nuova campagna pubblicitaria di Yves Saint Laurent, del direttore creativo e fotografo Slimane interpella quattro esponenti (peraltro chiacchieratissimi) del rock duro: Courtney Love, Kim Gordon (leader del gruppo Sonic Youth), Marilyn Manson e il cantante Ariel Pink .

Sembrebbe proprio un’operazione di “svecchiamento” quella compiuta nel progetto “Saint Laurent Music Project”, dedicato ad icone rock, negli scatti realizzati dallo stesso Slimane, che si pone modernizzatore del noto brand con uno stile decisamente differente per calamitare (forse) le nuove generazioni.

Black and white la fanno da padroni per una collezione al limite dell’eleganza con uno spiccato senso rock inizio anni Novanta e punte di grunge. Non a caso Cortney Love (leader della Hole, moglie di Kurt Cobain dei Nirvana) e Kim Gordon, all’epoca furono i maggiori esponenti di quella (discussa) corrente musicale controcorrente con forti riverberi nell’estetica.
Dopo aver visto la campagna pubblicitaria però qualcuno potrebbe pensare a Saint Laurent che si rigira nella bara…

Gabriella Lax

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Paul Mcartney coi Nirvana incanta NY

Paul-McCartney-C-performs-009Neanche nei sogni più allucinanti ci saremmo mai immaginati Chris Novoselic e Dave Grohl dei Nirvana suonare con Paul Mcartney al posto di Kurt Cobain. Un’idea che, al solo pensiero, fa venire i brividi per l’emozione a tutti gli estimatori della musica con la “M” maiuscola.. Ma, la realtà, a volte, ha più fantasia dell’immaginazione e dei sogni. Così succede che un progetto benefico riesce a raccogliere attorno a sé gli artisti più importanti e significativi della musica recente e che un concerto si trasformi in uno degli eventi musicali con cassa di risonanza (per restare in tema) addirittura mondiale.

Una nuova Woodstock si è materializzata al Madison Square Garden di New York, in occasione del concertone dal titolo “12.12.12: The Concert for Sandy Relief”, organizzato per raccogliere fondi da destinare alle vittime dell’uragano Sandy, abbattutosi sulla costa orientale degli Stati Uniti lo scorso ottobre, provocando oltre 140 vittime negli Usa, di cui 104 a New York e in New Jersey. Il ricavato sarà distribuito dalla “Robin Hood Foundation” alle popolazioni colpite dall’uragano. E’ stato Bruce Springsteen, originario del New Jersey ad aprire il live, ed a chiamare, poco dopo sul palco, il suo “vicino di casa”, Jon Bon Jovi (all’anagrafe Bongiovanni, cognome che tradisce le chiare origini italiane del rocker).

Insieme a loro Eddie Vadder (Pearl Jam), Eric Clapton, Billy Joel, Alicia Keys, Chris Martin, l’ex Pink Floyd Roger Waters, Kanye West, The Who (Roger Daltrey e Peter Townsend, entrambi sulla soglia dei 70 anni ed in splendida forma) e gli ever green Rolling Stones. Dietro le quinte invece tante celebrità tra cui Susan Sarandon, Ben Stiller, Whoopy Goldberg, Katie Holmes, Quentin Tarantino e Chelsea Clinton pronte a ricevere le donazioni attraverso un’apposita linea telefonica.
Evento, tra gli eventi della serata, è stata l’inedita esibizione del cantante dei Beatles insieme ai superstiti dei Nirvana che non suonavano insieme praticamente da vent’anni, da quando cioè quel maledetto giorno d’aprile del 1994, il cantante, leader Kurt Cobain, si tolse la vita nella sua casa di Seattle. Comici i retroscena delle operazioni che hanno portato Mcartney sul palco con Novoselic, al basso e Grohl alla batteria.

«Non so dove siano stati, ma loro continuavano a dire quanto bello fosse essere tornati a suonare insieme – ha raccontato McCartney a proposito di Grohl e Novoselic – così mi è venuto spontaneo chiedere “Hey, ragazzi, ma voi non suonavate già insieme?”. A quel punto qualcuno mi ha sussurrato: “Sì, ma questi sono i Nirvana. E tu sei Kurt Cobain”. Non ci potevo credere...».
Caro Paul, va bene che essendo un pezzo di storia della musica vivente meriti tutto il nostro rispetto e la devozione, ma una tiratina d’orecchie, te la meriteresti…

Gabriella Lax

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