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Il cinema che visse di pop art

popTrenta sono le macro stampe che accompagnano il visitatore in un percorso fotografico, destinato ad illustrare i gusti dell’epoca, tra moda, arredi, arte e design, elaborati sapientemente dalle mani di registi e scenografi che, sotto l’influenza della pop art, hanno fatto la storia del nostro cinema da Federico Fellini, Antonio Pietrangeli, Michelangelo Antonioni, interpreti come Marcello Mastroianni e Liz Tylor e Monica Vitti.

Un viaggio a ritroso nel tempo, negli anni Sessanta e Settanta, alla scoperta della cultura pop e del suo impatto nel cinema italiano. Fino al 30 giugno, a Roma, è possibile visitare, alla Biblioteca Angelica (in Via S. Agostino), la mostra “Pop film Art”. E’ possibile ritrovare all’interno della rinomata Biblioteca Angelica, immagini e foto relative a Film d’epoca e volti che hanno fatto la storia del cinema italiano di quegli anni. Idea originale e innovativa, che permette ai visitatori di ammirare l’estrosità delle immagine Pop Art di un’epoca estremamente innovativa in campo artistico-culturale, e al contempo di conoscere le bellezze architettonica (con il loro stile in netto contrasto) della biblioteca romana.
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L’evento è stato curato da Simone Casavecchia, che trae spunto dal libro “Pop Film Art” di Dario Edoardo Viganò e Stefano Della Casa, presentato nel settembre scorso alla Mostra del Cinema di Venezia. Lo stesso Casavecchia sottolinea «Questa mostra nasce innanzitutto per raccontare il cinema anni Sessanta e Settanta che è stato estremamente prolifico e straordinario per la sperimentazione e per l’arte figurativa che, in quel periodo, si muoveva tra grande cinema d’autore ed arte povera».Tra le immagini da ammirare si va da “B” movie di Mario Bava e tanti altri che sperimentavano, fino a Fellini, Elio Petri che, all’interno dei loro capolavori introducevano, con naturalezza la lampa “Artemide”, la poltrona Frau, ossia elementi di design italiano che oggi chiamiamo pop ma che gli artisti dell’epoca non riconoscono come tale.

Gabriella Lax
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Addio a Willy Rizzo, fotografo delle dive

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«Mi ricordo una delle sue frasi: “L’infelicità ce la costruiamo. Io fabbrico solo la felicità”. Ecco cosa mi ha insegnato Mademoiselle Coco Chanel, come fotografo e designer, a fabbricare la felicità».

E’ morto a 84 anni Willy Rizzo, il fotografo e designer italo francese, il ritrattista delle star. Rizzo stava preparando una mostra di scatti inediti proprio su Coco Chanel, che avrebbe dovuto inaugurare il 6 marzo. Rizzo era nato a Napoli nel 1928, sin da bambino capisce che la fotografia è il suo mondo: con la sua BoxAgfa a 12 anni ritrae per primi i suoi compagni di gioco e di classe. E la felicità passa diretta dai suoi scatti che hanno immortalato dive come Brigitte Bardot, Gene Kelly, Maria Callas, Marlene Dietrich, Monica Vitti e Jane Fonda, ma anche personaggi come Salvador Dalì ed attori quali Jack Nicholson, Gregory Peck, Gary Cooper.

Di lui celebre rimane nel 1949 la prima copertina del settimanale Paris Match, che andò in edicola con una fotografia storica di Winston Churchill. Ma rizzo fu anche un fotografo di guerre e conflitti sociali. Nel 1946, la rivista “Point de vue” gli commissionò un reportage sul Processo di Norimberga ed il magazine inglese Life comprò le sue foto sul conflitto in Tunisia, sulla linea Mareth.

Nel 1968 rientrato in Italia aveva sposato la modella ed attrice Elsa Martinelli e aveva lanciato una linea di arredamento “art deco” che ne fece il designer della Dolce vita, ma alla fine degli anni Settanta ritornò in Francia, il Paese che lo aveva adottato, dove dal 2009 aprì uno studio fotografico. Storiche le immagini di Marilyn Monroe, già in preda alla depressione, scattate due settimane prima dalla morte. A proposito di quel lavoro Rizzo sottolineò «Fu come se le più belle donne del mondo fossero la, concentrate in una».

Gabriella Lax

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