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Sulle tracce della “Via della Seta”

vaso cineseImmaginate sapori dimenticati e tessuti pregiati, ori luccicanti e pigmenti aromatizzati. Un percorso fantastico a ritroso nel tempo, a più di duemila anni fa. Tra isolati deserti e pericolose e ripide montagne mercanti, soldati e pellegrini decidevano di mettersi in viaggio per scambiare beni di lusso, trovare testi sacri, dominare popoli lontani. Da qui la creazione di una rete di scambi e strade che solo due secoli fa fu chiamata “Via della seta” grazie all’espressione “Seidenstrasse”, coniata nel 1877 dal barone Ferdinand von Richthofen, esploratore e geografo tedesco che per primo la definì. Non era solo la seta il prodotto di valore trasportato per migliaia di chilometri, poiché verso oriente, in direzione della Cina, le carovane viaggiavano portando con sé oro, avorio, pietre preziose e vetro, e invece mentre a ovest si trattava di pellame, bronzo, legno laccato, ceramica.

Fino al 10 marzo, a Roma, il Palazzo delle Esposizioni, ospita la mostra organizzata dall’ “American Museum of Natural History” di New York, in collaborazione con Azienda Speciale Palaexpo and Codice, a cura di Mark Norell, mentre la sezione italiana è curata da Luca Molà, Maria Ludovica Rosati e Alexandra Wetzel. L’esposizione romana ripercorre il lungo viaggio da oriente verso occidente nel periodo compreso tra il VII e il XIV secolo d.C, ed evidenzia la vivacità delle culture che animavano la “Via della Seta” grazie alla ricostruzione di quattro città simbolo: Chang’an, la capitale cosmopolita della dinastia cinese dei Tang; Turfan, città-oasi del deserto del Gobi; Samarcanda, grande centro mercantile e culturale; e infine Baghdad, capitale del mondo islamico e sede del califfato.

Considerata l’importanza che, per il commercio e gli spostamenti, ebbero, nel nostro Paese, le città marinare, una sezione, realizzata in esclusiva per l’esposizione italiana, approfondisce il rapporto di alcune di esse, in particolare Venezia e Genova, ebbero con l’estremo Oriente negli ultimi secoli del Medioevo. Marco Polo che giunge infine alla corte di Kublai Kan è l’esponente più famoso, ma non certamente l’unico ad aver cercato fortuna da quelle parti poichè le fonti documentarie testimoniano con assoluta certezza la presenza di un nutrito nucleo di mercanti italiani nella Cina dell’epoca. L’allestimento della mostra è a cura di Marisa Coppiano.

Gabriella Lax

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