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Mariottini, l’uomo che trovò i Bronzi

Bronzi-rinvenimentoEra uscito, come ogni mattina, per una battuta di pesca subacquea e invece, Stefano Mariottini, sub romano, ormai quarant’anni fa, si imbattè in quello che poi si rivelerà un vero tesoro: i Bronzi di Riace. Le due statue, nascoste nel mar Ionio, sono diventate negli anni un autentico simbolo di “calabresità” in tutto il mondo. Dopo tutto questo tempo lo ascoltiamo nel racconto di quella giornata del 1972 che gli cambiò la vita.

Nel 1972 era la prima volta che veniva in Calabria?
«No, assolutamente. La prima volta che andai in Calabria fu insieme ad un collega di università nel 1964 per la pesca subacquea e per fare una ricerca sulla tesi di laurea (ero studente di chimica). Da quell’anno in poi, fui talmente affascinato da quei luoghi, che tornai in Calabria quasi tutte le estati».

Cosa accadde la mattina del 16 agosto del 1972?
«Ero uscito, come facevo di solito, per una battuta di pesca in mare e, verso mezzogiorno, mentre cercavo scogli isolati, vidi una spalla spuntare dalla sabbia. Immediatamente pensai, le confesso, che si trattasse di un morto. Solo quando vidi il colore verdastro, riuscii a toccare, constatai la perfezione anatomica, mi accorsi che si trattava metallo e mi tranquillizzai. A quel punto iniziai a spostare la sabbia con le mani per liberare la statua che poi sarà chiamata “A”, distesa sul fianco; evidentemente, col movimento delle pinne, smossi la sabbia che copriva ad un metro la statua “B”, rivelandone testa e piedi».

Quando vennero tirate fuori dal mare?
«Il giorno dopo feci la denuncia al soprintendente dell’epoca che chiamò i Carabinieri (i sub quel giorno erano impegnati nel record d’apnea di Maiorca) ed alla guardia Finanza. Il 22 e 23 agosto le statue furono tirare fuori e trasportate immediatamente al museo Nazionale di Reggio Calabria su dei camioncini, dove erano montate le lettighe in legno, furono adagiate su materassini per evitare danni durante il percorso».

Quando comprese la grandezza della scoperta?
«Qualche giorno prima avevo fatto delle altre scoperte ma l’eccezionalità della cosa in sé direi immediatamente perché statue di quella fattezza non erano state mai trovate».

Quando ha visto le due statue in posizione verticale?
«Fu al Quirinale, nell’esposizione di Roma del 1981, voluta dal presidente della Repubblica dell’epoca Sandro Pertini».

Le hanno tributato riconoscimenti in questi anni?
«Si tantissimi, da tante parti del mondo. In Calabria nel 2007 ho ricevuto il Premio Anthurium per meriti archeologici. Ma, soprattutto, il riconoscimento più importante stato in trent’anni portare avanti i progetti di ricerca archeologica subacquea con la direttrice Maria Teresa Iannelli e fare ritrovamenti importanti che danno lustro al territorio calabrese».

I bronzi, dopo la permanenza in acqua, lei che è un chimico me lo può confermare, non sono in ottime condizioni. Tra desideri di clonazione, tentativi di “scippo” da parte di altre città e vicissitudini di vario genere, ritiene che siano stati giustamente valorizzati?
«A Roma hanno clonato la statua di “Marco Aurelio”, senza contare che si capisce che ci si trova davanti ad un’imitazione e che quella vera sta a soli a cento metri. Per il resto, a mio avviso, i Bronzi stanno bene dove stanno, ossia a Reggio Calabria. Come diceva giustamente lei hanno notevoli problemi per il prolungato soggiorno in acqua e lo stato delle terre di fusione all’interno, le ipotesi di corrosione. Penso che con la riapertura del museo Nazionale della Magna Graecia, dopo la ristrutturazione, saranno opportunamente sistemati».

Figlio bello audace, bronzo di Versace” (Da “Ottocento” Fabrizio De Andrè)

Gabriella Lax

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«Salvate la tomba del Gladiatore»

Il_GladiatoreR400«Al mio segnale scatenate l’inferno». Così il bel valoroso Russel Crowe, ne “Il Gladiatore”, una delle sue migliori interpretazioni, mentre impersonava l’immortale e battagliero Massimo Decio Meridio. E lo stesso attore americano, memore del ruolo indimenticabile, si trova oggi a dover difendere quello che a Roma è stato ribattezzato il Mausoleo di Marco Nonio Macrinio, generale dell’imperatore Marco Aurelio che ha ispirato la figura di Decimo Meridio interpretato da Crowe. Si tratta di una serie di resti, scoperti alla periferia di Roma.
I primi ritrovamenti erano riemersi nel cantiere di via Vitorchiano nel 2007, mettendo in evidenza il basamento del mausoleo del generale, lungo venti metri e largo dieci.
E proprio l’epigrafe dedicatoria, rinvenuta fin dall’inizio dello scavo, attesta che il proprietario del mausoleo fosse Marco Nonio Macrino, esponente di una famosa famiglia bresciana, vissuto tra il 111 e il 175 d.C. La struttura del mausoleo giace sette metri sotto il livello della ferrovia che collega Roma a Viterbo.
E’ di questi giorni la notizia secondo la quale la Soprintendenza ai beni archeologici capitolina ha deciso di reinterrare i resti per la mancanza di fondi per la continuazione dei lavori. Da qui un appello accorato dell’attore americano «Di tutte le grandi nazioni del mondo, l’Italia in particolare dovrebbe essere una guida nel promuovere l’importanza di esplorare e conservare il passato antico. L’amministrazione comunale di Roma dovrebbe sempre incoraggiare i cittadini italiani ad essere fieri dei successi e della gloriosa storia del loro Paese. E’ dai dettagli delle esplorazioni archeologiche che vediamo e capiamo quello che ci lega alla nostra storia, quello che la nostra storia ci può insegnare e cosa può essere il nostro futuro con quella conoscenza». E “Save the Gladiator’s Tomb” è il titolo di una petizione on line promossa dall’American Institut for Roman Culture.
Le rovine di Pompei cadono a pezzi e quello che non crolla viene interrato per mancanza di fondi. Se questo è il trattamento riservato alla cultura, a mio avviso ci troviamo di fronte, per stare in tema, ad una nuova e ben più devastante discesa dei “barbari”.

Gabriella Lax

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