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Zingaretti interpreta “Il giudice meschino”

Luca Zingaretti (foto Franco Cufari)

Luca Zingaretti (foto Franco Cufari)

Dimostra di non essere rimasto schiacciato dal personaggio che gli ha dato notorietà. Per questo quando a Luca Zingaretti viene fatto il paragone con Ubaldo Lay, che diede il volto al celebre tenente Sheridan, precisa con discrezione «Cosa avrei dovuto fare, recitare male in Montalbano? In realtà si tratta di un lavoro che faccio per due mesi ogni due anni. Prima di venire a girare qui in Calabria questa fiction ho lavorato a Trento per un film e, settembre, alla fine di queste riprese, sarò in Francia per le riprese del sequel di una celebre pellicola». E Zingaretti di recente, come certamente ricorderete, era tornato, dopo molti anni, a recitare in teatro, a Roma.

Presentazione ufficiale per la fiction Rai che andrà in onda tra febbraio e marzo 2014 e che sarà girata in Calabria (ad eccezione di qualche scena che sarà ambientata in Germania) dal titolo “Il giudice meschino”, tratta dal libro dello scrittore calabrese pluripremiato, Mimmo Gangemi. Si tratta di una fiction dal sapore molto calabrese poiché, accanto alla scrittura di Gangemi c’è la regia di Carlo Carlei e la produzione di Fulvio Lucisano. Per Gangemi «Quella di Alberto Lenzi, il mio protagonista, è la storia di un riscatto, della ricerca della giustizia, in un territorio spesso vittima di stereotipi». Fulvio Lucisano onora la Calabria e rivive momenti dell’infanzia, tessendo le lodi di un percorso «che ha visto protagonisti anche nomi d’eccezione come Giancarlo De Cataldo per la sceneggiatura».

Ed il regista Carlei sottolinea «a Reggio Calabria, ho trovato, nel giro di pochi metri, location straordinari che nemmeno una città come Barcellona riesce a mettere insieme» e, a proposito della storia, «si tratta di una sorta di riscatto, di un uomo che ha fatto scelte sbagliate». Una fiction realizzata a tempo record rispetto i tempi geologici necessari attualmente. Un anno fa la scelta del regista di proporre il film a Zingaretti ed il suo “sì”, adesso si comincia. E l’attore romano, che porta i saluti della moglie Luisa Ranieri, coprotagonista nella fiction, ringrazia i calabresi per l’accoglienza e scherza «saremo qui a girare con la mia signora che, dopo nove anni, incontro di nuovo su un set perché per scelte precise non lo avevamo più fatto. Ci sarà anche la nostra bambina. Lavoreremo a pochi metri dal mare con molta invidia per chi potrà fare il bagno. Vorrà dire che scenderemo a mare dopo le cinque…».

Ed è molto affascinante anche da vicino. Ne ho visti di attori e di attrici, di vip, di cantanti da Bob Geldof a Riccardo Scamarco. Ma Luca Zingaretti è il top. Per me.

 Gabriella Lax

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Zingaretti dopo 12 anni a teatro

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«Ho fatto tutto con dieci anni di ritardo. Mi sono sposato per la prima volta a trentaquattro anni, sono diventato popolare dopo i trentacinque, mentre tanti colleghi erano già famosi a venti. Ed ho avuto il primo figlio a cinquanta. Vorrà dire che mi toccherà vivere dieci anni più del previsto, pazienza».
Lo vedremo sulla rete cadetta tra qualche settimana, nell’interpretazione del personaggio che lo ha reso famoso: Salvo Montalbano. Nel frattempo, i più fortunati, potranno godere della bravura artistica di Luca Zingaretti impegnato a Roma, al teatro Eliseo, fino al 24 marzo, ne “La torre d’avorio”. Un ritorno felice al teatro quello di Zingaretti, dopo un black out durato dodici anni.

Protagonista dell’opera di Ronald Harwood (già autore della sceneggiatura premio Oscar de “Il pianista” di Roman Polanski) Zingaretti fa il regista (si capisce che lo spettacolo gli sta veramente a cuore) oltre che l’interprete al fianco di Massimo de Francovich. Due prove sceniche emozionanti per una storia controversa e piena di fascino, uno scontro tra avversari radicalmente diversi eppure entrambi così convincenti da lasciare allo spettatore il compito di decidere per chi prender le parti. La piéce si pone la questione se in un regime politico criminale, l’artista deve continuare a svolgere la sua attività, perché la cultura non muoia e sia la scintilla da cui risorgere, oppure accettare il compromesso e, dunque essere connivente”. La cultura, a mio avviso, è la base fondante del vivere civile va dunque testimoniata (come fosse il vangelo) fino all’ultimo sangue.

Ecco ciò che Zingaretti pensa del celebre del personaggio commissario Montalbano?
«Se fossi stanco l’avrei già abbandonato: negli anni scorsi ho provato a lasciare, ma il personaggio mi mancava e ho deciso di tornare. Tanta gente pensa che lo faccia per soldi, io credo che per un attore il vero privilegio è poter scegliere i personaggi che ti divertono. E Montalbano mi diverte. Per me Montalbano è un amico da andare a trovare quando posso. Sono talmente legato a quella parte del ragusano che con Luisa Ranieri mi sono sposato nel castello di Donnafugata, usato anche dalla troupe per le riprese».

Gabriella Lax

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