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Schirripa, l’arte “denuncia” contro il sistema

"Tributo a Ilaria Alpi"

“Tributo a Ilaria Alpi”

Alcuni suoi quadri sono custoditi nella collezione privata di Antonio Cavo e Monica Taverna a Locri, insieme ad opere dello scultore calabrese Aldo Greco, Mongini e Mario Alparone. Il resto è a Londra, divenuta città putativa per Christian Schirripa, giovane artista che, qualche anno fa, ha lasciato la sua Locri con la malcelata speranza di costruire un ponte con la capitale inglese, lontana ma certamente ricca di verve pittorica. Schirripa ha studiato a Reggio Calabria, all’accademia di Belle Arti. A Locri invece, qualche anno fa, aveva piantato un seme di speranza: una galleria d’arte, un sogno che si realizzava. Un bagliore costituito insieme ad altri giovani che, come lui, hanno creduto, almeno per un momento, che davvero l’arte, come la cultura in generale, possa cambiare il mondo. A volte però i sogni devono essere “accantonati”, messi da parte (mai dimenticati) per essere poi raggiunti per una via più difficile e tortuosa ma che, alla fine, regala gioie ancora più grandi.«Non sono quadri “dark” intesi nel senso negativo, nelle mie opere c’è sempre la positività, l’ironia ma, soprattutto, la denuncia contro il sistema in cui viviamo che crea continuamente disfunzioni sociali. Dunque ben si comprende perché il mondo di oggi è capace, a tal proposito, di fornire tanti spunti».

Schirripa è parte attiva della sinergia “North London artist network”, insieme agli artisti Sarah Adams, Feza Erkeller, Paul Regan, Helen Ryan. L’esposizione “City life & urban themes ” sarà presentata per sei settimane, e sarà aperta al pubblico, da martedì 4 marzo 2014 a domenica 13 aprile 2014, al Taproom, aperto tutti i giorni dalle 12 alle 23. Ogni artista esporrà delle opere che, pur nella loro diversità, hanno come argomento ispiratore, come suggerisce il titolo, i paesaggi urbani e vivaci della città di Londra e i panorami di altre città europee.

Christian Schirripa

Christian Schirripa

«Il tema è la città vista dagli artisti in chiave contemporanea. Quindi può essere Londra o anche altre metropoli. La storia di un territorio diviene però metafora di più ampi scenari. Per me certamente potrà essere anche la mia Locri. Porto un discorso di città inteso in chiave universale, la città vista anche come “sistema”, come “famiglia” (il quadro s’intitola “The family is gone” nds) divenuta, al giorno d’oggi, luogo d’alienazione anzichè di amore, accoglienza e sostegno nella crescita». Tra le opere di Schirripa che saranno esposte il quadro dedicato a Ilaria Alpi (in foto) un ricordo, un tributo all’eroismo della giornalista Ilaria Alpi, uccisa in Somalia, durante le sue ricerche sul caso dei rifiuti tossici; sia in questa che nelle altre opere l’artista propone un tracciato dei segni di violenza che hanno attraversato il suo cuore in tutti questi anni. In mostra ancora le ultime tele del locrese. “L’Italia lapidata”, una donna “bombardata” da sorta di grandi palloni, estrema sintesi del disagio che vive in questo momento il Paese, visto ancora da chi è lontano dalla madre patria. Ed ancora il volto del Cristo (“This man is tired”) che, emblematico, esprime nella severità e nella crudezza della sua smorfia il dolore, la sofferenza denunciata e la confusione del mondo moderno ed evidenzia tutta l’alienazione che circonda la modernità».

Le radici dell’ispirazione di Schirripa affondano saldamente nella sua Calabria, coi loro segni profondi, con l’amore viscerale per quella terra, ma anche con la disillusione di fronte alla società. Eppure, nell’ombra dei colori scuri che penetrano le tele, il linguaggio artistico di Schirripa non vuole essere vacuo esistenzialismo pittorico tutt’altro. Negli scorci delle sue opere (per le quali utilizza tecnica mista fatta di solventi, acidi, ecc.) ad alta carica di protesta sociale, in mezzo alla denuncia ed alla presa di coscienza dei malesseri dai quali la società è logorata, appaiono sempre, all’orizzonte simboli del cammino di speranza, luci soffuse, attraverso le quali, come da un tunnel, si può tornare sulla “retta” via. Se la creatività nasce dalla disperazione e dalle disgregazione le sue figure, senza volto, a volte appaiono “dilaniate” ma lo sguardo dell’artista va oltre, procede verso la luce che, di fondo, sussurra, da qualche angolo dell’opera.

Gabriella Lax

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Kate Moss all’asta da Christie’s per 1,5 milioni di dollari

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Un angelo a diciotto carati dorato e in un bronzo di Allen Jones, sotto forma di statua, colorato arazzo e come collage e ologramma tridimensionale, del valore stimato tra i 152 e i 227mila dollari.
Il prossimo 25 settembre, la casa d’aste inglese “Christie’s”, metterà in vendita Kate Moss.
Musa eterea ed eterna, capace di resistere e sopravvivere alle mode ed ai cambiamenti, le opere artistiche che raffigurano la Moss saranno in vendita a Londra, parte di una prestigiosa collezione di opere dedicate alla modella britannica. L’evento, curato nella fase di selezione e raccolta dei lavori dal tedesco Gert Elfering, assicurerà un’importante vetrina a un patrimonio di circa 1,5 milioni dollari che potrà essere ammirato dai visitatori nella capitale britannica già quattro giorni prima dell’asta.
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“Kate Moss Collection”

Tra le pose ci saranno alcuni degli scatti che hanno contribuito a creare il mito di Kate Moss e che sul mercato sono praticamente introvabili, saranno disponibili, partendo da una base d’asta non inferiore alle ventimila sterline. Special piece come un collage di Sir Peter Blake, un arazzo realizzato da Chuck Close e una scultura di Nick Knight in oro 18 carati raffigurante una Kate nuda in versione angelo (in foto). Tra gli oggetti in mostra, sculture, dipinti e tante fotografie, realizzate da artisti come Sam Taylor-Wood, Annie Leibovitz, Bruce Weber, Mary McCartney, Craig McDean, Allen Jones, Sante D’Orazio, Ellen von Unwerth, Albert Watson, Irving Penn, il peruviano Mario Testino e l’italianissimo Mario Sorrenti, che nel 1992 ritrasse la “divina” Kate nuda su un divano (in foto). Tutti grandi amici dell’iconica modella, capace di regalare all’obiettivo un’interpretazione unica.

Porta già addosso il tatuaggio firmato da uno degli artisti più quotati del mondo (le due piccole ali nella zona lombare nds) ma comunque non è la prima volta che la top model, oggi anche stilista, finisce all’asta. Nel novembre 2012 furono battute alla cifra di 9.090 dollari alcune tra le sue pose in bianco e nero, immortalate nel 1988 all’aeroporto Jfk di New York da David Ross, quando quella che sarebbe divenuta la compagna di Johnny Depp e Pete Doherty era solo un’acerba ma bellissima quattordicenne. Ad ottobre scorso invece una scultura in cui la trentanovenne veniva rappresentata in una curiosa posizione yoga era stata venduta al prezzo di novecento mila dollari. Lo scorso 10 aprile, poi, giusto per tenere fede alla sua fama di “bad girl”, un suo bacio saffico con Sharon Stone ad un galà di beneficienza in Brasile è stato “messo in commercio” per 45mila dollari. Le immagini dell’asta sono già valutate 1,52 milioni di dollari potrebbero in realtà essere battute a cifre astronomiche mito, la top model più controversa degli anni 2000 sarà presto in vendita.

Gabriella Lax
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“The Sound of Change”, a Londra live per dire “no” alla violenza sulle donne

Salma Hayek, Frida Giannini e Beyoncé

Salma Hayek, Frida Giannini e Beyoncé

«Ci sono donne che rischiano la vita per far conoscere al mondo la violenza di cui altre donne sono vittime, insegnanti, giornaliste, registe. Io non ci sto e non dovete accettarlo neanche voi». (Madonna)

Che il fenomeno della violenza sulle donne acquisti una dimensione universale (ahinoi) lo dimostrano le continue manifestazioni (“contro”) che si susseguono in ogni parte del mondo. Dopo l’evento mondiale del 14 febbraio, la scorsa settimana, Londra ha ospitato un concerto dal titolo “The Sound of Change”, sorta di “Live Aid” al femminile, sul palco del “Twickenham Stadium”, organizzato dalla fondazione Chime for Change e benedetto da un discorso d’apertura del principe Harry, che è il presidente di questo tempio del rugby, e infiammato da un arrabbiato discorso di Madonna.

Unica protagonista italiana Laura Pausini che, dal palco, ha cantato con molta emozione, rivelando che, negli ultimi giorni, una sua grande fan, membro della sua comunità (senza fare il nome per rispetto del dolore dei familiari) era stata vittima di femminicidio.
Lo scopo del live è stato quello di raccogliere fondi e creare consapevolezza affinché donne e bambine possano godere nel mondo delle pari opportunità. Un’iniziativa che non ha precedenti, che ha registrato l’intervento di madrine d’eccezione, partner prestigiosi ed investimenti. Educazione, salute e giustizia, sintetizzano il messaggio lanciato a tutto il mondo. Tematiche promosse da Frida Giannini, direttore creativo di Gucci e dell’intero progetto, Beyoncé, diva del nuovo soul curatrice dell’evento, e dall’attrice Salma Hayek Pinault, produttore esecutivo della sezione Chime Film, che ha curato una serie di microdocumentari che condiscono lo spettacolo cui hanno preso parte, tra gli altri, Ziggy Marley, Cameron Diaz, Kylie Minogue, Katy Perry, James Franco, Gwyneth Paltrow e Halle Berry.

Alle loro spalle una schiera di consulenti eccellenti: Gordon e Sarah Brown, Arianna Huffington, Alicia Keys, John Legend, Julia Roberts, Desmond Tutu e Meryl Streep, solo per citare alcuni nomi. In cinquantamila dunque per seguire sul palco JLo, Beyoncé (tra le più applaudite) che ha dedicato al pubblico un’esibizione di 45 minuti. Sul palco anche star al maschile come Simon Le Bon senza i Duran Duran.

I presentatori della serata, oltre Madonna, James Franco, Jessica Chastain e Freida Pinto, Desmond Tutu e Blake Lively, hanno rivelato spietatamente elencato i numeri dell’emergenza. «Vogliamo un mondo dove ogni bambina abbia diritto alla scolarità, poiché i due terzi degli analfabeti del mondo sono donne; il 60 per cento dei bambini che non frequentano le scuole dell’obbligo sono donne; il 70 per cento delle donne ha subito almeno una volta nella vita violenze fisiche o sessuali; solo il 21 per cento delle donne occupa in politica ruoli prominenti; 800 donne al giorno muoiono di parto o di gravidanza; l’80 per cento degli 800mila esseri umani che ogni anno vengono venduti o scambiati come schiavi sono donne; ogni anno 10 milioni di ragazze sotto i 18 anni devono accettare un matrimonio combinato; 603 milioni di donne vivono in ambienti in cui la violenza non è reato».

Madonna, nel 1977, appena arrivata a New York, dopo aver lasciato l’università per studiare danza, all’inizio degli anni Ottanta, fu aggredita e stuprata da alcuni sconosciuti vicino alla sua scuola. Una testimonianza sincera la sua che arricchisce di valore un evento per una sensibilizzazione costante contro un fenomeno dilagante che, negli ultimi mesi, viene sempre può allo scoperto.

Gabriella Lax
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L’arte in scena sul grande schermo

image001Impara l’arte…guardandola sul grande schermo. Ovvero, come racconta il produttore Phil Grabsky, la visione del film è consigliata «a tutti coloro che non possono raggiungere la Royal». Se finora avete immaginato opere da ammirare solo nei musei e nelle gallerie d’arte, potete ricredervi. Ed il primo grande esempio viene proprio in questi giorni. E’ cominciata lo scorso 11 aprile anche in Italia la stagione delle grandi esposizioni d’arte sul grande schermo, con “Ritratti di Vita” di Manet, dalla Royal Academy di Londra in contemporanea in trenta paesi nel mondo al cinema, retrospettiva dedicata al pittore impressionista. Una mostra al cinema che prende il via dopo il primo grande successo “Leonardo Live”, che ha portato la mostra sold out della National Gallery di Londra. Con “Exhibition: la grande arte al cinema”, cento sale italiane da Milano a Roma potranno esibire le esposizioni. Tornando a Manet, si tratta la mostra è la prima retrospettiva che ne racconta l’intera carriera, dal 1832, al 1883, dipinti provenienti da Europa, Asia e Usa per novanta minuti sul grande schermo ed un pubblico internazionale, con gli spettatori di Inghilterra, Argentina, Australia, Canada, Cile, Croazia, Repubblica Ceca, Danimarca, Francia, Guatemala, Ungheria, India, Malta, Olanda, Nuova Zelanda, Norvegia, Polonia, Russia, Svezia, Svizzera.

Una grande platea silenziosa molto maggiore rispetto al passato grazie alla tecnologia del cinema digitale che, in questo caso, non si limita a proporre su grande schermo soltanto i dipinti esposti ma svela cosa si nasconde creativamente e tecnicamente dietro una mostra e un quadro.
“Exhibition”si occuperà di “Munch 150”, dal Museo Nazionale e dal Museo Munch di Oslo, al cinema giovedì 27 giugno alle ore 20 e “Vermeer e la musica: l’arte dell’amore e del piacere” dalla National Gallery di Londra dal 10 ottobre.

Gabriella Lax

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Saldi, ma solo per nudisti!

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Tutti di corsa verso il negozio in costumino adamitico! No, non è la scena di un film, ma è l’ennesima (furbissima) idea della Desigual che, con lo slogan “Spogliati, ti vestiamo noi’”, inventa una nuova trovata per chi vuol vestirsi risparmiando. A Barcellona, una folla di persone in mutande (dopo ore di fila) ha preso d’assalto il centralissimo punto vendita senza vestiti per riuscire ad entrare. Ma, badate bene, solamente i primi cento hanno ricevuto gratis capi d’abbigliamento del marchio spagnolo.

L’idea è stata messa in pratica con grande successo dalla stessa catena di negozi in diverse città dell’Europa: Parigi, Londra, Berlino, Amsterdam, Ginevra. E, sempre a propositori gente in mutande, in Vallese una boutique ha messo in vetrina ragazze e ragazzi in abiti succinti nel tentativo di acchiappare nuovi clienti. Torna con prepotenza dunque l’idea che, in mancanza d’altro, sia il corpo umano la prima merce di scambio. Nel caso in esame il corpo viene messo in mostra per la campagna pubblicitaria ed in cambio si ricevono abiti in omaggio.

Quindi anche in tempo di crisi, anche senza un euro, il corpo, un bene da mostrare, diventa una sorta di escamotage per risparmiare. A questo aggiungiamoci narcisismo ed esibizionismo che caratterizzano il nostro tempo. Io ho già avuto il tempo per rimanere davvero perplessa. Dopo tutto questo, senza falsi moralismi, si può dire che anche la dignità …è rimasta in mutande.

Gabriella Lax

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A Londra 50 anni di Valentino

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Una parata di star e di amici elegante e glamour, per abiti senza tempo. Insieme al suo inseparabile compagno d’avventura, Giancarlo Giannetti, con cui ha costruito un’indimenticabile epopea nel mondo della moda internazionale, Valentino Garavani vola a Londra in scena alla Embankment Galleries della Summers House (una delle maggiori istituzioni culturali londinesi, dal 1700 con vista sul Tamigi), aperta fino al prossimo 3 marzo ad una sontuosa retrospettiva, dedicata a celebrare i cinquant’anni di storia dello stilista italiano dal titolo “Master of Couture”.

La mostra è divisa in tre sezioni “Valentino”, “La Passerella”, “L’Atelier e le petites mains” ed espone 130 modelli realizzati a mano e indossati da icone senza tempo come Jackie Kennedy Onassis, Carla Bruni, Grace Kelly e le attrici Sophia Loren, Julia Roberts, Gwyneth Paltrow.
«Sono felice che la mia mostra sia ospitata in questo museo che ho avuto modo di visitare tante volte durante i miei viaggi a Londra. Entrare qui e vedere i miei abiti esposti, divisi per decadi, insieme a questo allestimento di metri e metri mi riempie di emozione» ha commentato Valentino. Immagini, foto, filmati e una selezione di couture del designer (due terzi dei quali non è mai stata esposta al pubblico) scandiscono temporalmente un percorso che inizia sin da quella indimenticabile collezione, in total white, presentata nel 1968 e rivisitata nel 2011.

I curatori della mostra sono Patrick Kinmonth e Antonio Monfreda (conosciuti come Kinmonth Monfreda), da lungo tempo collaboratori dello stilista. Nel percorso si possono ammirare gli sfolgoranti abiti rosso Valentino e poi le creazioni straordinarie da ammirare nel museo virtuale oppure toccandole con mano. Sotto gli occhi dei visitatori estasiati passano oltre 130 abiti di haute couture, entrati nella storia con la grazia ed il passo di star, principesse, regine ed imperatrici regalando loro una nuova dimensione di bellezza che forse disconoscevano. Tra gli indimenticabili spicca certamente il vestito da sposa della Principessa Marie Chantal di Grecia (realizzato per le nozze col principe Pavlos), con dieci diversi tipi di merletto e per il quale, solamente per il velo, ci volle un mese di lavorazione.A complemento della mostra è presente un negozio in cui i visitatori possono acquistare anche il libro realizzato proprio per l’evento Valentino: “Master of Couture, A Private View”, editrice da Rizzoli.

Gabriella Lax

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Amy Winehouse, riaperte le indagini

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Un’anima senza pace in vita e destinata, evidentemente, a non riuscire a trovare riposo eterno nemmeno dopo la morte. Sono state le riaprire le indagini sulla morte della cantante inglese Amy Winehouse, deceduta il 23 luglio del 2011 nella sua casa di Cadmen Town a Londra, in circostanze non del tutto chiare. La morte, secondo il verdetto del coroner era stata “accidentale per avvelenamento da alcol”. Peccato però che Suzanne Greenway, medico legale a capo della prima inchiesta, a quanto pare non era in possesso dei requisiti per svolgere l’incarico, non avendo effettuato il periodo minimo di 5 anni di pratica forense nel Regno Unito, necessario per ricoprire l’incarico presso il tribunale londinese.

Dopo aver ascoltato diversi pareri legali, si è arrivati alla conclusione che, a causa della riscontrata inabilità del precedente medico legale a svolgere l’incarico che le era stato affidato, l’inchiesta riguardante la morte di Amy Winehouse non può considerarsi tecnicamente valida” recitano i documenti del caso. Così, tra qualche settimana, avrà luogo una nuova udienza presso il Tribunale del Coroner di St. Pancras, dove si era svolta già la prima. Solo poco tempo fa era stata venduta all’asta l’abitazione in cui Amy Winehouse era stata trovata morta. E con questa vendita sembrava, all’apparenza, essersi chiuso l’ultimo capitolo di una drammatica storia che aveva lasciato in lacrime milioni di fan della cantante, morta improvvisamente dopo una vita fatta di eccessi e sregolatezze. Non è stato così.

Il dato più sconcertante è che la salma della ventisettenne potrebbe essere riesumata, secondo la stampa anglosassone, poiché il referto di morte non sarebbe valido visto che il coroner non era ancora abilitato alla professione. E sulla vicenda ha espresso il suo sconcerto il padre di Amy, Micht Winehouse che ha dichiarato «È difficile pensare che non fossero stati messi in atto i dovuti controlli per accertare la competenza ad agire di chi ha ricevuto l’incarico. Siamo stati comunque rassicurati dal fatto che il dipartimento di medicina legale si è avvalso di professionisti altamente competenti, dunque non pensiamo che il precedente verdetto possa essere ribaltato. Certo è che rivivere tutto questo di nuovo non ci fa piacere: ci auguriamo che la questione venga chiusa nel minor tempo possibile».

Gabriella Lax

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