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Face fest, Orrico e Garritano raccontano la storia di Joè Zangara, il calabrese che tentò di uccidere il presidente Roosvelt

IMG_7340 copia.jpgDi Gabriella Lax

“Ho sempre sofferto per lo stomaco e per i capitalisti in vita mia”. Dolore fisico che si mescola ad una sorta di ossessivo desiderio di giustizia. La vita di Joè Zangara, immigrato in America dalla Calabria, è l’ultimo lavoro dell’attore cosentino Ernesto Orrico, in scena ieri sera nel parco di Ecolandia al “Face festival” a Reggio Calabria, con “La mia idea. Memoria di Joe Zangara”, e le musiche originali eseguite dal vivo da Massimo Garritano. Una recitazione che si nutre di un linguaggio ibrido, americano, dialetto della provincia reggina, scelto da Orrico senza tante sottigliezze, senza un’indagine specifica ma ciò che legge lo spettatore è la realtà come semplice narrazione dei fatti dall’inizio del secolo fino al 1933. Un memoriale ritrovato alla fine di un libro che racconta la storia vera di Joè, Giuseppe, (“Nato a Ferruzzano, vicino all’Aspromonte, in Italia va”)  che perde la madre a soli due anni e cresce con un padre che lo maltratta elo umilia mentre, piuttosto che farlo andare a scuola, lo vuole con sé a lavorare nei campi. E il mal di stomaco che lo accompagnerà nella sua breve vita e tormentata esistenza comincia da quel momento a prendere forma. Un memoriale di cui la fonte non è certa. “Si tratta di un manoscritto ribattuto dagli operatori del carcere in cui Zangara fu rinchiuso prima di essere condannato? Oppure sono dichiarazioni raccolte dal direttore del carcere o uno scritto di Zangara originale?” si interroga l’autore.jo zangara Alla terza recita Orrico porta in scena una narrazione in prima persona, riscrittura e scrittura di pezzi d’invenzione ma che sono coerenti all’originale ed al contesto storico. Da qui i riferimenti all’anarchia e all’anarchismo, al fascismo. Zangara è un uomo semplice, non fa voli pindarici intellettivi, ha imparato a leggere e scrivere da autodidatta, nella vita ha zappato ed ha costruito case. “Un’ossessione contro i potenti, i capitalisti, il governo che non si interessa dei poveri”, coltivata fino all’esasperazione. Il fallimento di una vita occupata a lavorare ed a consumare in fretta i soldi dalle tasche in giro per l’America. Joè ricorda che già in Italia aveva pensato di uccidere il re Vittorio Emanuele (non vi sono in realtà tracce storiche di questo tentativo. L’idea salvifica è fare un attentato contro il presidente degli Stati Uniti Franklyn Delano Roosevelt. Spara Joè ma a morire sarà solo il sindaco di Chicago ed il “premio”per lui sarà la sedia elettrica. Un viaggio variegato dai campi della Calabria, alle industrie di seta di Paterson, fino al caldo torrido di Miami, percorso insieme a bouzuchi e il dobro, strumenti del fedele Garritano. Una sinergia artistica, tra l’attore ed il musicista che, dopo anni, si è concretizzata lo scorso marzo. Un lavoro intenso di dialogo serrato e commento in musica. “Come se ci fosse un altro Zangara – spiega l’autore – che, IMG_7426 copia.jpgattraverso il suono, ripercorre dolore, pensieri e patimenti”. “Una scrittura che rivisita piccoli frammenti di musica americana – aggiunge Garritano (impegnato nella promozione del disco da solista “Present”)– per dare collocazione geografica e temporale. Due strumenti, timbricamente collocabili, uno tipicamente mediterraneo e l’altro tipicamente americano, che sottolineano le due location, Calabria e Stati Uniti”. Ad Ernesto Orrico, ancora una volta, grazie al teatro di narrazione semplice, il merito di avere sollevato la polvere del tempo, di avere ripescato frammenti di storia che portano alla ricostruzione del puzzle di amarezza, difficoltà, sangue e sudore dei calabresi nel mondo. Zangara non realizza il sogno americano e perisce a causa del suo forte disagio esistenziale. Da spettatori ci piace immaginare che, solo allora, forse, il suo terribile mal di pancia abbia smesso di tormentarlo. (Foto Marco Costantino)