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Eros e thanatos, Isabella Santacroce

Isabella-Santacroce
Inquietante. Irriverente. Saggiamente provocatoria. Lontana anni luce dagli schemi. Isabella Santacroce è molto più di tutto questo. Scrittrice di “nicchia”. Si ama o si odia. Senza via di mezzo. Eros e thanatos si abbracciano strettamente fino a fondersi in un unico elemento tra le sue righe. Il suo stile scrittorio non è unitario: classico e barocco, deciso e lineare, volgare e crudo, denota comunque una profonda cultura di base e una antica conoscenza delle radici della lingua italiana. Qualche anno fa ho cominciato a leggere, uno dopo l’altro, trilogie e singoli volumi. Ho pianto, mi sono eccitata, non ho riso. Ogni suo gesto, ogni sua novità suscita grande interesse. Della sua vita si conosce poco o nulla. Per questo motivo, intorno al “personaggio”, controverso, osannato, a tratti detestato come si faceva con le streghe nei tempi passati, aleggia una curiosità anche morbosa.

Ne corso di un convegno su “Costellazioni italiane: 1945-1999 – Libri e autori del secondo Novecento”, Cesare Garboli definisce la Santacroce come una persona che «si prende terribilmente sul serio, non sa raccontare, ma è una prosatrice d’arte di altissima qualità, ipnotica, incantatoria, e sotto tutti gli aspetti “stupefacente”».

Qualche giorno fa, la scrittrice, annoverata tra i cosiddetti “Cannibali” italiani, ha annunciato, con apposito video lanciato su Youtube, di aver iniziato a scrivere la sua biografia online. L’opera si intitola Si chiama “Stanza Desdemona Undicesima”. Per entrare bisogna avere una chiave (a pagamento). La stessa ha provveduto a lanciare una breve presentazione.
isabella_santacroce«Stanza Desdemona Undicesima, non è un romanzo. È la mia vita. Mi chiamo Isabella. Racconterò i miei giorni, i ricordi, la mia storia che sempre continua. Con me anche la voce di Desdemona, la mia voce più segreta, lirica. Questa solitudine abitata dai cervi è quanto ho di più sacro, e tu ne sarai il fantasma che mi guarda, e io non vedo. Stanza Desdemona Undicesima sarà la mia stanza, le sue pareti la mia biografia. Entrerò nella Stanza Desdemona Undicesima ogni giorno, lasciando le mie parole, quelle di Desdemona, le nostre fotografie, i nostri video, e potrete incontrarci in chat, e in live streaming. E’ in me il bisogno di raccontarmi, e lo condividerò con chi veramente ha amore per questo mio percorso nella letteratura e nella vita. Stanza Desdemona Undicesima durerà un mese, e se sarà come desidero intensa e vera, allora avrà un seguito. Per aprire la porta della stanza avrete bisogno di una chiave. Chi la desidera scriva a isabella@desdemonaundicesima.com».

Se la vostra curiosità, alla fine di queste poche righe, è ancora molto forte, non vi resta che entrare…Al nome “Desdemona” io ripenso a “VM 18” e, francamente, sento ancora addosso i brividi.

Gabriella Lax
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Aldo Nove, “Mi chiamo” Mimì…

aldo-nove-chiamo-216847Si definisce «Uno che cerca di capire». Aldo Nove esce nelle librerie con “Mi chiamo…” (Skira edizioni), dedicato a Mia Martini, ricostruendone la figura drammatica, che affonda le radici nella calabresità e che visse distrutta dall’ignoranza e dalla cattiveria della gente. «Quando mi dissero che portava jella mi colpì vedere quanto ha sofferto. Una cosa inaccettabile in un mondo civile. A mio avviso è stata la più grande cantante blues italiana, intendendo la sua capacità di tirar fuori l’anima. Ho raccontato la complessità del suo mondo che guardava all’America rock di Jim Morrison ma al tempo stesso alle radici mediterranee di Murolo e Gragnaniello. Quando è morta stava preparando un disco di cover di Tom Waits e Janis Joplin».

Dal volume sarà tratto uno spettacolo teatrale poiché «il libro si ispira a “La voce umana” di Cocteau che fu portato al cinema da Rossellini. Andrà in scena a Milano a giugno, in forma di monologo, con protagonista Erika Urban». Maledetto e nichilista, Aldo Nove è stato, al suo nascere, un dei “cannibali” della letteratura, insieme ad Isabella Santacroce e Nicolò Ammaniti. «Fu un fenomeno mediatico nato da una strana alchimia reale. Siamo stati un gruppo di autori che, attraverso il linguaggio, ha creato un presente inedito. Abbiamo rinnovato la letteratura ciascuno seguendo il suo percorso personale. Ad esempio io amo la poesia e Ammaniti no così come lui ama la narrativa contemporanea americana di cui io non so nulla».

Gabriella Lax

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