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Immigrati, Falcomatà sarà a Bruxelles per discutere dell’accoglienza nella città dello Stretto

di Gabriella Lax

Una croce e un numero. Una croce, un numero, un fiore. C’è un campo nel cimitero di Armo, sopra Gallina di Reggio Calabria, che da oggi diventerà un luogo accoglientea, così ci piace immaginarlo, la culla della speranza. cimitero armoLa speranza che, nonostante tanti occhi continuino a non voler vedere, si possa trovare una soluzione alla strage dei migranti nel mar Mediteraneo. Stamattina c’era il sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà, c’erano il presidente della Provincia Giuseppe Raffa, il vescovo Giuseppe Fiorini Morosini, il prefetto Claudio Sammartino e le autorità, per l’ultimo saluto ai morti in mare che domenica scorsa sono arrivati nella città dello Stretto. Il “Santo Rosario”, la benedizione, le lacrime dei familiari. Gli sguardi di persone, cristiani, musulmani, che cercano conforto gli uni dentro gli occhi degli altri, con la dolorosa domanda che risuona davanti ai corpi innocenti: “Perchè?”. Mostra sensibilità l’amministrazione comunale e lo stesso primo cittadino lancia la proposta, istituire il 3 giugno di ogni anno una giornata per ricordare queste vittime. E della situazione degli sbarchi nella città dello Stretto, che si candida ad essere hotspot di secondo livello, Falcomatà e l’assessore alle politiche sociali, Giuseppe Marino, discuteranno il prossimo 22 giugno a Bruxelles.

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“E’ una giornata di dolore – ha spiegato il sindaco – il dolore non ha colore, non ha appartenenza e non ha religione. Il dolore è umano e noi questa tragedia continua la affrontiamo cercando di rimanere umani, al di là delle difficoltà. E lo stiamo facendo grazie al lavoro dei volontari, della Protezione civile, delle associazioni, grazie al coordinamento della Prefettura. Quei 45 morti tutti insieme nella nostra città non si vedevano da tantissimo tempo. Per il rispetto dei valori dell’accoglienza e dell’inclusione è stato doveroso dare loro degna sepoltura. Il sentimento di solidarietà civile, in questa città deve continuare a crescere giorno dopo giorno. La giornata di oggi, a 24 ore dalla festa della Repubblica, serve a riflettere su quanto i valori impressi nella Costituzione che parlano di libertà fondamentali, a pochi chilometri da noi, non sono così scontati. Chi fugge da guerre e sofferenze oggi va incontro a tutto questo e non possiamo restare indifferenti poiché siamo un popolo che in passato ha vissuto l’emigrazione. Vorrei che la giornata di oggi non sia un unicum ma che possa essere istituzionalizzata come una giornata di commemorazione e che sia da esempio affinchè queste tragedie non si ripetano in futuro”.

cimitero armo 4Di “momento di grande umanità e di silenzio” parla don Nino Pangallo della Caritas diocesana. “Siamo di fronte a questi 45 morti in un olocausto di chi è partito con la speranza di un futuro migliore e si ritrova dentro una fossa. Nel vedere i corpi di bambini, di mamme con i loro piccoli, non ci sono parole ma solo il silenzio e chiedersi cosa possiamo a fare di più perchè abbia fine questo dolore. La nostra città sta dando una testimonianza molto bella di inclusione, di maturità, di accoglienza. Non possiamo fermarci alle celebrazioni ma dobbiamo lavorare per accogliere e moltiplicare i nostri aiuti ed il bene che la città è capace di fare”.

Per adesso ci sono i numeri, piantati nella terra, a ricordare sepolture che, dopo le procedure amministrative, avranno il nome ed il cognome di chi in quel terreno, riposerà per sempre. (foto Marco Costantino)

Immigrati, a Reggio collocata una delle sei nuove strutture mobili per l’accoglienza

immigrati arrivoReggio Calabria si stringerà domani per l’ultimo saluto agli immigrati morti in mare lo scorso fine settimana. Alle 10:30 presso il Cimitero di Armo – Gallina si svolgerà la cerimonia di commemorazione delle 45 vittime di naufragio recuperate in mare dalla nave militare “Vega”. Nel frattempo il Viminale cerca le misure da proporre all’Unione Europea per contenere gli arrivi sempre più numerosi. E lo fa con una lettera che, in queste ore, sta per essere inviata alla Commissione Europea. Gli sbarchi delle ultime settimane hanno messo in crisi il sistema che, per ora, si fonda su quattro hotspot: Lampedusa, Trapani, Pozzallo e Taranto in cui mettere in pratica le procedure di identificazione e fotosegnalamento di chi sbarca. A causa del previsto incremento estivo dei flussi migratori l’Italia conta di attivare due nuove strutture fisse a Mineo e Messina, più sei mobili, una delle quali proprio nella città dello Stretto. Oltre alle esigenze legate ai rimpatri, il nostro Paese pone l’accento sulla “relocation”. Al  momento solo poco più di 600 sono i profughi trasferiti dall’Italia agli altri Paesi europei da ottobre 2015, ma il piano Juncker prevedeva lo spostamento di 20mila persone dall’Italia in due anni. (foto Marco Costantino)