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Gianni Versace, l’onore ed il rispetto

di Gabriella LaxGianni_Versace

L’onore

«Reggio è il regno dove è cominciata la favola della mia vita: la sartoria di mia madre, la boutique d’alta Moda. E’ il luogo dove, da piccolo, cominciai ad apprezzare l’Iliade, l’Odissea, l’Eneide, dove ho cominciato a respirare l’arte della Magna Grecia». Con queste parole Gianni Versace rievocava lo spirito d’amore che aveva contraddistinto il suo rapporto con la terra natia. Un legame indissolubile in origine, concretizzatosi persino nel marchio, la leggendaria testa della medusa. Proprio il logo della griffe rievoca l’interesse per l’iconografia antica così caratteristica della creatività dello stilista. “Ma chi se ne frega di Gianni Versace che è andato via da Reggio e non ha fatto nulla per la sua città”. Queste le reazioni suscitate dal mio articolo, qualche giorno fa, quando avevo sollevato l’ipotesi che la commissione toponomastica si attivasse per ricordare lo stilista ucciso. Su Facebook tante le critiche per un soggetto, sì, Gianni, che secondo molti nulla meriterebbe per il solo fatto di aver portato altrove la sua mano stilistica. Da bambina innamorata del genio artistico di Gianni Versace mi accendevo quando riuscivo a trovare qualcuno lo avesse ricordato camminare lungo le strade di Reggio, negli anni Sessanta. versace 3Dal lato della Villa Comunale per intenderci. E quei ricordi erano infarciti anche degli sguardi sottecchi, delle parole non dette che venivano riservate al “finocchio” di turno. Così, il 5 gennaio del 1972, come succede ancora oggi a tanti suoi conterranei, Versace decise di lasciare Reggio e cogliere altre opportunità. E dopo qualche anno di gavetta, iniziò l’avventura nel complesso e sofisticato mondo della moda che consentì allo stilista reggino di avere contatti con le più importanti espressioni della moda nazionale ed internazionale. Reggio ha vissuto, a mio avviso con onore, nei canti degli abiti, nelle pieghe delle stole, nella medusa sole radioso, nei colori del mare scelti per far brillare le top model e le donne più belle del mondo che decidevano di sposare il marchio Versace. Gianni Versace era estremo, come estrema è la nostra Reggio, tra controsensi e vittimismo, tra sarcasmo e lucentezza. Reggio è totale come Gianni forse per questo l’amore non è ma sbocciato.

Il rispetto

Nel mondo e nel Paese sono stati molti i riconoscimenti tributati allo stilista reggino quando era in vita, basti ricordare tra i più importanti il titolo di “Commendatore della Repubblica Italiana” conferitogli dal Presidente della repubblica Italiana Francesco Cossiga nel 1986 o l’onorificenza “Grande Medaille de Vermeil de la Ville de Paris”, assegnatagli dal capo di Stato francese Jacques Chirac nell’anno seguente; nel 1993 il Consiglio degli stilisti d’America gli assegna l’Oscar americano per la moda. “Il più grande omaggio che Gianni ha fatto alla sua terra – racconta Santo ricordando il legame del fratello con la città – è stato quello di averla sempre indicata in tutto il mondo come madre della sua ispirazione. Le forme, i colori delle sue creazioni ne costituiscono la prova tangibile. Gianni lo ha detto e ribadito in tutte le sue più importanti interviste, spiegandone le ragioni. Gianni è stato ambasciatore della Calabria, della Magna Grecia, non siamo mai partiti dalla Calabria, le nostre radici sono sempre qui; abbiamo scalato il mondo, ma siamo sempre figli della Magna Graecia”. Nella città dello Stretto invece, come accade spesso, si utilizzano molte parole e paroloni, ma poi si realizzano pochi fatti. Resta una bella ed ampia sala nel centro direzionale che porta il nome di Versace. Per il resto non una strada intitolata, non un busto nient’altro per lo stilista assassinato, reggino doc. Reggio Calabria, ancora una volta, non è stata madre caparbia e testarda nella volontà di rendere un giusto e confacente tributo, il ricordo, baluardo minimo di riconoscenza, ad uno dei suoi figli più creativi. Piuttosto anche in quest’occasione la città dello Stretto è stata matrigna. Ed il rispetto? Rispetto pari a zero. O quasi.

Figlio bello e audace, bronzo di Versace, figlio sempre più capace, di giocare in borsa. di stuprare in corsa”. Da “Ottocento” di Fabrizio De Andrè

Nuovi nomi per vie, piazze e strade. La commissione toponomastica non dimentichi Gianni Versace

gianni versacedi Gabriella Lax

Strade, piazze e vie, sono moltissime a non avere un nome, un’identità nella città dello Stretto. E sono questi pezzi di storia, dall’antica alle più recenti, che cementano la forza di un popolo, ne fanno un unico contenitore di gesti, di sacrifici e di gioie, battaglie per libertà, con lo stesso sentire. A Reggio Calabria tanti luoghi avranno tutti un nome grazie al lavoro della  commissione toponomastica che si è insediata circa due settimane fa. Per il sindaco Giuseppe Falcomatà “La Commissione Toponomastica è di importanza strategica per l’Amministrazione, l’obiettivo è quello di restituire decoro alla città”. I componenti della commissione sono: Giuseppe Cantarella, Domenico Cappellano, Giuseppe Caridi, Stefano Iorfida, Francesca Leotta ed Angela Misiano ed i consiglieri comunali Francesco Gangemi, Vincenzo Marra ed Antonino Matalone. Nella stessa seduta sono stati nominati presidente il professore Giuseppe Cantarella e vicepresidente il consigliere Antonino Matalone. Gli incarichi sono a titolo gratuito e non comportano alcun onere per l’amministrazione. A chiarire il lavoro della commissione uno dei componenti del precedente gruppo, lo storico reggino Franco Arillotta che ha illustrato i fatti in conferenza stampa qualche giorno fa, nella sede di Azione nazionale. “I componenti della nuova consulta per la toponomastica cittadina – spiega lo storico – danno assoluta garanzia di un contributo culturale pienamente adeguato e una responsabile continuità al lavoro fatto dalle commissioni che si sono succedute tra il 1986 e il 2009. Tre i criteri di base che sono stati tenuti presenti in questo lavoro: rispettare la norma di legge dei 10 anni dalla scomparsa del personaggi che si intende ricordare; salvaguardare la toponomastica storica; seguire una omogeneità delle aree”. Arillotta ha fatto l’esempio delle medaglie d’oro calabresi, dei presidenti della repubblica attorno al”largo della repubblica” attuale vallone Petrara; degli scienziati attorno al viale Galileo Galilei. Per procedere alla definizione dei toponimi nei centri minori, furono coinvolte le circoscrizioni moltissime le donne ricordate, ma sempre nelle categorie di appartenenza. L’amministrazione comunale dovrebbe dare esecuzione al lavoro delle commissioni operanti tra il 1986 e il 2009, trasmettendo i relativi atti, approvati dalla giunta il 30 ottobre 2009, alla Prefettura, che, a sua volta, chiederà il parere alla Deputazione di Storia Patria. Una volta soddisfatto questo iter, si potrà curare la predisposizione degli atti successivi. Per lo storico “Opportuna, a quel punto, la predisposizione di un manualetto ad uso degli organi comunali operanti sulla strada, che comprenda una carta della città, con le denominazioni vecchie e nuove”.

Chiudo con un appello alla commissione: non dimenticatevi del genio creativo e unico di Gianni Versace. Il reggino che ha dato più lustro alla sua Reggio nel mondo, del quale, tra qualche giorno, ricorre l’anniversario dell’uccisione. Pur avendo voluto, per scelta consapevole, vivere lontano dai luoghi natii, Versace ha portato nel suo gusto creandi tutta la luce e l’ombra di questa terra generosa di affetto e avara, al tempo stesso. Qualche tempo fa, in un’intervista rilasciatami da Santo Versace lo stesso aveva chiesto che fosse intitolata una parte del corso Garibaldi al fratello scomparso tragicamente. Chissà se questo potrà essere possibile. Non si può pensare di ricordarlo con una sala intitolata al centro direzionale o il museo della moda ancora in fase embrionale. Gianni Versace merita molto di più.

Una fiction su Gianni Versace

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I nomi ed i volti dei protagonisti sono ancora sconosciuti. Ma la vita di Gianni Versace presto diverrà una fiction grazie anche al lavoro dello scrittore Tony Di Corcia ed alla sua biografia dello stilista di Reggio Calabria. Di Tony Di Corcia avevo già raccontato in altri post del mio blog. Ho un’immensa stima per il suo lavoro. Tra l’altro sta lavorando alla trasposizione della vita di un altro famoso stilista. Il libro “Biografia di Gianni Versace”, uscito nel mese di novembre scorso, edito da Lindau, con la prestigiosa prefazione di Giorgio Armani, è una meravigliosa e capillare ricostruzione della vita di Versace. Dalla gioventù vissuta nella città dello Stretto, al rapporto profondo con la madre Francesca, sarta, al passaggio a Milano ed alle prime sfilate e poi  l’amore per il teatro e per i costumi di scena, l’ascesa, le sfilate, l’apice del successo fino alla sfilata del luglio 1997 ed alla terribile uccisione avvenuta a Miami, qualche giorno dopo.

Dall’acquisto dei diritti sulla biografia sarà tratta la sceneggiatura di una miniserie, prodotta da Ares Film e Kroma di Patrick Meehan, che sarà trasmessa dalle reti Mediaset (quasi sicuramente Canale 5) anche se bisognerà aspettare il 2014 o addirittura nel 2015. Le riprese cominceranno a novembre, ma, come si diceva, c’è il massimo riserbo sul progetto, né si sa ancora chi vestirà i panni dello stilista di fama mondiale. L’unica cosa certa è che la fiction ripercorrerà le tappe principali della vita di Gianni Versace.

La regia potrebbe essere curata da Alessio Inturri impegnato ultimamente nella serie di successo “Il peccato e la vergogna”. La produzione non ha ancora chiarito quale potrebbe essere il ruolo di Donatella Versace, sorella dello stilista, che ha ereditato la gestione del marchio alla morte del fratello. Certamente la Versace, tra una sfilata e l’altra, potrebbe arricchire il progetto, svelando particolari e curiosità sulla vita e sulla carriera di Gianni.

Sul delitto Versace è stato girato un film per la televisione in America, un progetto nel quale hanno recitato Franco Nero, Shane Perdue e Steven Bauer. E’ di qualche giorno fa la notizia che la villa di Miami, luogo dell’assassinio dello stilista, è stata messa all’asta. Prezzo di partenza 25 milioni di dollari. La proprietà, quasi 1.800 metri quadri, 10 stanze da letto, 11 bagni e una piscina rivestita con un mosaico in oro, era stata acquistata da Gianni nel 1992. In passato ci hanno abitato anche Madonna e Sylvester Stallone.

Gabriella Lax
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Antonio D’Amico su Gianni Versace: «Per la legge non ero nessuno»

Antonio-D’AmicoUna morte inspiegabile. Dopo sedici anni ancora ci si domanda se davvero l’omicidio di Gianni Versace possa essere stato il frutto dell’ultimo fremito di uno psicopatico o se, invece, dietro la sua morte ci possa essere ben altro. In Florida, in carcere si trova rinchiuso Chico Forti, un imprenditore e produttore cinematografico di Trento condannato, per una serie di improbabili indizi, per omicidio. Molti collegano la sua prigionia al fatto che, prima di essere arrestato avesse compiuto un’indagine priva sull’omicidio Versace, realizzando tra l’altro (è visibile su Youtube) il documentario “Il sorriso della medusa”. A questo si aggiungano le dichiarazioni di pentiti che tacciano l’uccisione delle stilista come un fatto relativo a presunti legami che Versace avrebbe avuto con la ‘ndrangheta calabrese Filippo Di Bella. Ipotesi queste respinte fortemente dalla famiglia dello stilista, in primis dai fratelli Santo e Donatella.

Che i misteri sulla morte dello stilista non siano stati dissipati dal suicidio di Andrew Cunanan ne è convinto Antonio D’Amico, il compagno di Gianni Versace.
Antonio, durante l’intervista, circa un anno fa, in occasione del compleanno di Gianni, mi aveva spiegato «Anche se non ho le prove rimango convinto di questo. Sono sicuro che qualcuno, intenzionalmente, abbia voluto farlo uccidere. E, per fortuna, non sono il solo a pensarlo». E, sempre a proposito delle indagini archiviate sull’omicidio di Miami aveva chiarito: «In America sicuramente è un caso chiuso. Ma penso che ci sia qualcun altro che continui ad indagare. Sono convinto che la verità verrà fuori e finalmente sarà fatta giustizia. Lo spero». Ma D’Amico non ha intenzione di tacere e, in un altro articolo, su un settimanale nazionale, nel giugno dello scorso anno, racconta di una regia «occulta» dietro l’uccisione dello stilista. «Non ho mai creduto alla tesi del mitomane Cunanan che né io né Gianni avevamo mai visto, ha agito su indicazioni altrui. In più il caso è stato chiuso troppo in fretta, gli americani volevano togliersi la patata bollente e la famiglia ha accettato la loro versione. Fosse stato per me, sarei andato avanti. Ma io, per la legge, non ero nessuno».

Dopo anni di depressione, dovuti all’immenso dolore per la perdita dell’amore della sua vita che lo avevano spinto sul baratro del suicidio ora è deciso ad andare avanti con le sue dichiarazioni che gettano un’ombra inquietante su come, nel 1997, venne gestito il caso dalla polizia Usa. Le forze dell’ordine statunitensi, solo a distanza di poche ore dall’uccisione di Versace e, dopo il suicidio di Cunanan, chiusero il caso convincendo la famiglia a far cremare il corpo. Perché tanta inspiegabile fretta nell’archiviare il delitto vista, per giunta, la notorietà del personaggio in questione? Perché non approfondire i motivi che avrebbero spinto Cunanan a commettere il gesto, liquidandolo come l’ennesimo atto di uno psicopatico?

(2.Fine)

Gabriella Lax
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Caro Gianni, dopo 16 anni

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«Niente è impossibile a Miami»*

15 luglio 1997 Reggio Calabria
Un due pezzi fantasia vichy. Dopo tanto peregrinare ero riuscita a scegliere. A metà luglio ancora non avevo trovato un costume che mi facesse impazzire. Sotto l’egida degli sconti ero finalmente dentro al camerino di un negozio, sul Corso Garibaldi, a provare questa fantasia black & white. Anche in quello spazio ristretto arrivavano le note della radio. La musica si ferma. “E’ stato ucciso a Miami lo stilista Gianni Versace”.
I miei ricordi successivi legati a quella morte sono le lacrime di Lady Diana al funerale dell’amico, inconsapevole del triste destino che, qualche giorno dopo, l’avrebbe sopraffatta e Naomi Campbell che sfila, lacrime agli occhi, con quell’orrenda “Every breath you take” versione modificata in sottofondo.

15 luglio 1997 Miami Beach
Antonio D’Amico mi aveva confidato, nell’intervista di qualche mese fa, che Gianni, il suo compagno, aveva scelto di stare a Miami, dopo un viaggio fatto insieme, perché quel posto gli ricordava tanto la luce del Lungomare di Reggio Calabria.

Con Kate Moss

Con Kate Moss

«Il sole invade ogni angolo di Miami. Sembra portare energia in ogni luogo. Ma anche i paradisi contemplano zone scure: dove c’è tanta luce, bisogna aspettarsi altrettanta ombra».*

Andrew Cunanan era arrivato in Florida, a Miami Beach, il 12 maggio. La polizia, dopo i quattro feroci ed atroci precedenti omicidi, è sulle sue tracce. Lo squilibrato prende una stanza al Normandy Plaza. Per due mesi sta rinchiuso di giorno a guardare le riviste di moda ed i filmini sadomasochisti ed esce solo la notte per frequentare i locali per omosessuali. Con la sua personalità psicopatica Cunanan era riuscito, fino ad un certo punto della sua vita, a sfruttare, soprattutto attraverso il suo aspetto avvenente ed dunque al sesso, la società, senza essere costretto a ricorrere al crimine. Nell’escalation di assassinii (che a quanto pare lo ha portato al suicidio) la scelta di Gianni Versace come ultima vittima è simbolica, gli ha permesso di raggiungere, attraverso la morte, quella notorietà che il suo narcisismo patologico gli aveva ispirato.

Gianni Versace era stato intervistato da Maria Vittoria Carloni, il pomeriggio precedente, aveva raccontato alla giornalista de “L’Espresso” che a Miami riusciva a lavorare bene, cambiando aria rispetto all’ambiente di Milano. La sera, prima di andare a dormire, Gianni aveva inviato i fax alla sede di Milano, senza ricordare la differenza del fuso orario. La mattina seguente alle otto circa Gianni era uscito, come tutti i giorni, per andare a prendere i giornali. Per Antonio quella sarà l’ultima volta in cui vede Gianni vivo.

Ci vogliono pochi secondi per uccidere una favola. La favola di Gianni Versace che era partito dalla città dello Stretto e che, con ago e filo, creatività e innovazione, animato dallo spirito di un Dio greco che gli si era annidato nell’amigdala, aveva portato la sua moda ed il suo nome del mondo, costruendo dal nulla una dei marchi più pregiati del Made in Italy.

gianni-versace-and-allegra-beck-at-home-in-miami-december-1994Bastano due colpi di pistola alla testa da parte di uno squilibrato a distruggere tutto. Non serve l’ambulanza, vani sono i tentativi fatti per rianimare lo stilista, freddato sulle scale della sua villa di Ocean Drive. All’inizio la notizia rimbalza in maniera così violenta e, soprattutto, appare così inaudita ed inspiegabile che ha tutta l’aria di essere una “bufala”. Le immagini degli scalini insanguinati, del corpo dello stilista sulla barella dell’ambulanza servono a fugare ogni successivo dubbio.

«Sarebbe bello pensare che Gianni Versace non si sia perso per sempre, e immaginarlo mentre vaga su Ocean Drive, lo sguardo attratto da ogni cosa o persona, la curiosità abbindolata tra forme e colori. Forse è davvero diventato luce e si è aggrappato al sole di Miami come alla criniera di un cavallo e si lascia trasportare per il mondo. Può darsi che, sempre come un raggio di sole, sia tornato tra le palme del Lungomare di Reggio Calabria per osservare le signore e i loro abiti, per immaginare che cosa le renderebbe più belle, a ripassare le forme dei resti del tempio greco,a indugiare sulle scanalature di una colonna chiedendosi come trasformare quell’effetto attraverso il drappeggio».*

«Quando il sognatore muore, cosa accade al suo sogno?».*

(1.continua)

Gabriella Lax
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* Tratti dal libro di Tony di Corcia “Gianni Versace. La biografia”, edito da Lindau

Versace, origini dalla Magna Graecia (Laxstyle ritornerà il 23 giugno)

gvUna biografia che ha il sapore della Magna Graecia, un libro che racconta anche di Reggio Calabria, di quello che era stata, dal dopoguerra agli anni Settanta. Il libro “Gianni Versace, la biografia” (con prefazione di Giorgio Armani) è stato pubblicato lo scorso novembre, scritto dal giornalista pugliese Tony Di Corcia, edito da Lindau e, possiamo aggiungere, col benestare di Antonio D’Amico, il compagno dello stilista reggino che, oltre ad aiutare l’autore nel testo, ha fornito foto eccezionali della vita privata di Gianni Versace.
Da bambino Versace frequentava, con non poca noia, la scuola “De Amicis” ma, commenta lo scrittore “Col libro “Cuore” non c’è nessuna analogia”. I genitori lo mandano a ripetizione dai Foti “insegnati elementari.

Sono gli stessi che non perdono occasione per ricordargli il talento e la bravura” del fratello Santo. Ma, se c’è una persona che il piccolo Gianni detesta è proprio la maestra che critica il modo di vestire (quasi sempre in nero) del suo giovane alunno. E’ la stessa che manda a chiamare la madre di Gianni rivelando che il figlio è una specie di maniaco sessuale perché, durante l’orario di lezione, disegna dive del cinema italiano. E sono le scuole che tornano nella visone della storia di Versace a Reggio. Da ragazzo scappava dalle finestre della media Vitrioli per andare a guardare i resti del tempio greco e sul lungomare, la via marina bassa.

Tra i luoghi memorabili, citati nel libro del giornalista pugliese c’è il teatro Cilea, con le sue poltrone rosse, dove il papà Antonio lo accompagnerà per vedere “Un ballo in maschera”, in un giorno in cui nascerà l’amore (che prenderà poi corpo “come un virus incubato” nella creazione di abiti di scena) per il teatro. Dal padre Gianni “ha ereditato la timidezza – scrive Di Corcia – e una visione magica della sua terra, che amplifica le tracce di Magna Grecia sparse intorno a lui e gli fanno sembrare la Calabria una terra più immaginaria che reale. I resti delle terme romane, la nobiltà dei palazzi, la luce del lungomare che aveva stregato anche Stendhal, il mare dello Stretto che sembra un lago”.

Frammenti vissuti nel negozio della signora Franca, “Elle”. Leggenda racconta che, un giorno, nella boutique era entrata Raffaella De Carolis, già miss Italia nel 1962 e che, di seguito, aveva sposato l’armatore Amedeo Matacena. La donna, grazie al savoir faire della signora Franca, aveva acquistato cinque abiti (tra cui Balestra, Barocco, Chloè) quando, nel negozio, fece il suo ingresso Gianni. La signora cercò, nel suo sguardo, qualche cenno di approvazione e disse “Guarda Gianni ho scelto queste cose con la mamma”. Lui, in maniera rigida, proferì poche parole: “Questi due no. Non sono adatti a te”. E, quando andava via la facoltosa cliente, sua madre si era avvicinata per chiedere spiegazioni sullo strano comportamento, lui le rispose “Mamma, chiunque veda una persona vestita da noi deve chiedersi: che bello, dove l’ha preso? Se invece si chiede dove l’ha presa ‘sta roba e storce il muso, tu perdi un cliente. Si vende per amore. Se tu vendi per amore i tuoi clienti aumenteranno. Se vendi per commercio puoi fare anche danni”. Da queste parole si evince uno dei concetti che stavano più a cuore a Gianni Versace: la moda deve rendere belle le donne, deve trasformare ognuna di loro in una dea.

Con questo pezzo del mio cuore Vi ringrazio per le più di centomila visite in dieci mesi da quando è nato il blog. Vi do appuntamento sul web il 23 giugno con tante novità di cultura e glamour. (Come nel mio “LAX” STYLE)

Gabriella Lax

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“Vunk”, punk alla maniera Versace

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Se il “Punk” è firmato Versace diventa “Vunk”. Esplosione di borchie, pelle e vernice sulle passerelle milanesi per il marchio di Donatella Versace. Finalmente la stilista calabrese ha deciso di inventarsi (almeno nel nome) qualcosa di nuovo. Proprio qualche tempo fa si era meritata, dalle righe di questo piccolo blog, la mia personale tirata d’orecchie per il maniacale vizio di ripescare dall’archivio (peraltro geniale) del fratello Gianni le idee e le commistioni. Si è data una mossa Donatella. «Mi sono chiesta come sarebbe il punk oggi. la risposta è Vunk, ovvero un punk à la Versace maniera, per una collezione che guarda al futuro».

Dunque il nuovo movimento glamorous di Donatella una sorta di punk targato “2013”, un punk del nuovo millennio, sempre secondo il nuovo senso del glamour di Versace. Ben diverso dalle riletture organiche operate da Gianni Versace (ricordare l’abito nero che fece scalpore, indossato da Liz Hurley, cucito con spille da balia?). Così, le modelle Versace, nelle sfilate, si trasformano in guerriere irriverenti, vere armi di seduzione, pericolosamente fatali. A far da cornice le acconciature chic, con capelli lisci e un ciuffo voluminoso sul davanti ed un make-up concentrato sugli occhi, con abbondante matita nera nella rima inferiore e ombretto nude look brillante.

I personaggi che ne risultano hanno l’anima in vinile mescolato a tartan, décor acuminati per descrivere la nuova estetica musical-glam della Medusa. «Io non penso mai al passato. Al futuro, invece, ci guardo sempre, e reagisco al presente. E ora voglio una donna energica ed energetica che si ribella a quello che vede e soprattutto al fatto di non essere considerata e premiata per quanto vale». Parola di Donatella.

Gabriella Lax

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