Archivio tag | francesco rattà

Finisce la latitanza di Antonio Pelle detto “La mamma”. La polizia lo trova in un nascondiglio nella sua abitazione

questura-pelleDi Gabriella Lax

E’ finita la latitanza di Antonio Pelle “la mamma”. Catturato dalla squadra mobile di Reggio Calabria e dal personale del servizio centrale operativo della Polizia di Stato, 54 anni, nato a San Luca, capo della cosca Pelle Vaccareddu di San Luca, latitante dal 2011 ed inserito nell’elenco dei 100 latitanti più pericolosi stilato dal Ministero dell’Interno. L’uomo deve scontare una pena detentiva di 20 anni ed un mese di reclusione per i reati di associazione mafiosa, coltivazione illecita di sostanze stupefacenti, ricettazione, evasione e detenzione abusiva di armi e munizioni. L’arresto è avvenuto appena qualche ora fa. Così il questore Raffaele Grassi sottolinea in conferenza stampa che l’uomo stava per essere inserito nella lista dei 10 ricercati più pericolosi.

“Lo cercavamo da mesi – afferma il capo della Mobile Francesco Rattà – a casa sua aveva realizzato un nascondiglio di gran pregio, tra la stanza da letto ed il bagno, all’altezza del soffitto”. Vi si poteva accedere tramite un’apertura grande quanto una cassaforte domestica, celata dalla carta da parati”.

Una cattura particolarmente significativa, per il procuratore generale Federico Cafiero De Raho “Pelle è il capo della cosca che restò coinvolta nella strage di Duisburg, nel giorno di ferragosto del 2007”. Si tratta di quel Pelle capo dello schieramento criminale che commesso l’omicidio di Maria Strangio, nel Natale 206, e che si inquadra nel contesto più ampio della faida che dal 1991 insanguina San Luca e che vede contrapporsi le cosche Vottari “frunzu”, Pelle “vancheddu”, Romeo “stacchi”, da una parte e Strangio “jachi” e Nirta “versu”, dall’altra. Nel medesimo contesto criminale si inquadrano gli omicidi che hanno insanguinato la zona negli anni tra il 1991 ed il 1993. “La squadra Stato opera incondizionatamente – sottolinea De Raho – Pelle non si aspettava minimamente di essere catturato a casa sua”.

Il provvedimento di fermo fu indirizzato a Pelle il 30 agosto del 2007,di seguito ci fu il provvedimento di custodia cautelare datato 17 settembre dello stesso anno, nelcorso dell’operazione “Fehida”. L’uomo comunque riuscì a sottrarsi ai provvedimenti per venire poi arrestato il 16 ottobre dell’anno successivo mentre si trovava ad Ardore Marina, all’interno di un bunker sotterraneo. Il 19 marzo 2009 è il giorno della condanna a 13 anni di reclusione, provvedimento emesso dal gup di Reggio Calabria. Da qui il racconto di De Raho, secondo il quale, ingurgitando alcuni medicinali Pelle riesce a perdere peso e a dimagrire tanto che il suo stato diviene incompatibile con la custodia in carcere. Un perfetto piano in preparazione della successiva fuga, come si scoprì dopo una serie di intercettazioni. La corte d’appello di Reggio Calabria, il 14 aprile del 2011 sostituisce la custodia in carcere con quella degli arresti domiciliari. Per un presunto grave stato di anoressia Pelle viene ricoverato nel carcere di Locri da dove riesce a fuggire sottraendosi alla misura restrittiva. Oggi invece la fine della latitanza, con la certezza espressa dal procuratore sul fattoche i capi ‘ndranghetisti, anche quando si nascondono, non si allontanano mai dai loro territori, se non pre brevi periodi.

Operazione “Kalanè”, sembrava fosse in atto una recrudescenza criminale, invece era una faida familiare

Di Gabriella Lax

IMG_7247 copiaUn omicidio e due tentativi d’omicidio premeditati per ottenere il controllo criminale nel territorio di Calanna. E ancora detenzione e porto abusivo di armi da fuoco e ricettazione, aggravati dalla circostanza di aver commesso i fatti per agevolare le attività della ‘ndrangheta. Queste le accuse da cui prende il via l’operazione “Kalanè” (l’antico nome di Calanna) della Polizia di Stato per l’esecuzione di alcuni fermi di indiziato di delitto, disposti dalla Direzione distrettuale antimafia. Nel mirino Giuseppe Greco, di Calanna, 56 anni (figlio dello storico capo Ciccio Greco), Domenico Provenzano, 21 anni, nato a Genova, Antonio Falcone di 45 anni e Giuseppe Falcone di 49 ani entrambi reggini. Ricercato invece Antonino Princi, 45 anni, nato a Colmar in Francia, irreperibile da alcuni mesi. Un tentato omicidio, un omicidio ed un altro atto di sangue, in due episodi avvenuti i 9 febbraio ed il 3 aprile. “Fatti che avevano destato preoccupazione perché si ipotizzava la riapertura di guerre di mafia – chiarisce il questore Raffaele Grassi – in realtà le evidenze investigative consentono di dire che si trattava di fatti maturati per dissidi interni a cosche operanti in una determinata area delle provincia reggina”. Nel provvedimento di fermo mandanti ed esecutori materiali di tre gravissimi fatti di sangue – un omicidio e due tentati omicidi – verificatisi a Reggio Calabria e nel vicino comune di Calanna (nel reggino) nei mesi di febbraio e aprile scorsi nel contesto di un conflitto scaturito in seno alla famiglia Greco per l’affermazione della leadership e il dominio criminale nel piccolo comune dell’entroterra reggino. Durante l’operazione sono state eseguite una serie di perquisizioni. Impiegati circa 80 uomini della Polizia di Stato. Dall’inchiesta ha preso forma uno scenario di cruente azioni di sangue che i sicari dei due schieramenti in lotta tra loro hanno posto in essere con premeditazione, individuando accuratamente le abitudini delle vittime i tempi e i luoghi in cui colpirle con l’uso di fucili e pistole. Fermi necessari per gli investigatori che servono ad evitare ulteriori fatti di sangue. Importante la ricostruzione di questi episodi.

I fatti di sangue

Dall’attività d’indagine, come chiarisce Francesco Rattà, capo della squadra mobile di Reggio Calabria “Emerge uno contro intestino alla famiglia Greco hce, dopo la collaborazione di Giuseppe Greco con la giustizia, vede l’ascesa al potere di Antonino Princi, il cugino. L’uscita di scena di Greco da Calanna determina l’ambizione del cugino che copie i passi per il gestire le attività illecite. Dunque, il rientro di Greco costituisce un elemento di disturbo, soprattutto quando questi decide di riconquistare terreno”. Incontri familiari che si tramutano in scontri, fino a quando il 9 febbraio scorso miracolosamente Antonino Princi, seppur rimasto ferito, riesce a scampare ad un attentato tesogli da due killer armati, presumibilmente Greco e Provenzano. In quell’occasione Princi fu attinto all’ingresso della società per cui lavorava, Ecologia Oggi, che gestisce l’impianto di rifiuti di Sambatello. Princi con manovre repentine e prontezza di riflessi inverte la marcia della sua Mercedes, IMG_7265 copiasfonda il cancello dell’impianto e riesce a trovare rifugio all’interno, salvandosi. Mentre dei due attentatori, da quel momento si perdono le tracce. Princi impiega i successivi due mesi per programmare la vendetta, che si consuma il 3 aprile quando presumibilmente i due Falcone (positivi al test della polvere da sparo) feriscono lievemente Greco e uccidono Domenico Polimeni con un fucile caricato a pallettoni.

Gli investigatori

“E’ sembrato che tra Calanna e Sambatello vi fossero fibrillazioni particolari, con gravi episodi estorsivi nei confronti di commercianti ed imprenditori -spiega il procuratore generale Federico Cafiero De Raho- tant’è che direzione antimafia si era mossa per capire cosa succedeva in quella parte del territorio”. Per De Raho “Giuseppe Greco, già collaboratore di giustizia, poi si era finto pazzo ha tenuto atteggiamenti discutibili che riconducevano ad una strategia di riconquista del territorio. Greco arretra dal punto di vista della collaborazione e avanza nella riconquista del territorio.E’ figlio di Francesco Greco (già nelle operazioni Meta e Olimpia)”. Esame positivo degli stub, intercettazioni ambientali e telefoniche, unitamente agli elementi del disconoscimento degli alibi di alcuni di essi hanno consentito i provvedimenti di fermo, necessari per scongiurare l’allontanamento di alcuni le operazioni sono scattate a Reggio ed a Genova, luogo in cui uno degli indagati si era trasferito .(foto Marco Costantino)