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Monica Bellucci, un’adorabile scema

FRENCH PREMIERE OF THE FILM "DES GENS QUI S'EMBRASSENT"
«E’ possibile che lo shabbat debba cadere proprio di sabato? Non potremmo spostarlo a un altro giorno?». E’ questa la domanda da (perfetta) scema che si pone la protagonista di un film che si preannuncia decisamente divertente. Risolti i problemi di residenza e di linea, ecco la regina del gossip che ritorna. Sfolgorante in abito rosso a tema floreale e plateau neri, Monica Bellucci si presenta a Parigi, al cinema Gaumont, alla prima del film “Des gens qui s’embrassent” che arriverà in Italia il 24 aprile col titolo “E’ successo a Saint-Tropez”.

Svolta comica per l’attrice ed anche se vogliamo un ritorno alle origini (ricordate “I mitici, Colpo gobbo a Milano”? ).Tra gli ospiti dell’anteprima anche il regista Daniele Thompson e gli interpreti Eric Elmosnino e Kad Merad (proprio lui, il protagonista di “Giù al Nord”). La storia narra le vicende di due fratelli, Zef e Roni che non hanno niente in comune eccetto che padre d’età avanzata e che sta perdendo la testa, e le rispettive figlie che si adorano. Praticante della religione ebraica uno, dedito ai piaceri della vita l’altro, i due non faranno altro che litigare nel susseguirsi dei luoghi visitati: da Londra a Parigi, da Saint Tropez a New York.Precipita così l’instabile equilibrio precario della famiglia. Ma, dal caos, nascerà anche l’amore. Nello scenario solare di Saint-Tropez, la Bellucci si dondola sui tacchi alti, dimentica gli appuntamenti languendo in sottoveste modello “Nove settimane e mezzo”, una finta tonta a tratti esilaranti.

E la bella attrice incalza «Perché mai non dovrei interpretare anche parti divertenti? Finalmente ho trovato una regista che crede nel mio lato buffo e l’ha sfruttato inserendomi in una storia di famiglia,dove gli choc culturali si sdrammatizzano in amene risate». Ed è già corsa per far arrivare la costosissima attrice di Città di Castello, a Roma, per la presentazione del film.

Gabriella Lax

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In un film il lato oscuro di Hitchcock

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La sua genialità è fuori da ogni dubbio. Il suo modo di fare cinema è divenuto un cult dopo aver definito un’epoca. Alfred Hitchcock con i suoi capolavori ha creato modelli ed inaugurato il filone della suspense. E’ uscito nelle sale “Hitchcock. A volte per essere un genio ci vuole una moglie”. Cronaca del tempo infelice, fine anni Cinquanta, in cui, per restituire verve ad un talento che sembrava in decadenza Hitchcock (interpretato dal poliedrico Anthony Hopkins) decise di realizzare un film “Psycho” per la riuscita del quale, indispensabili saranno i consigli della moglie, Alma Reville, rimasta nell’oblio per molti anni.

Il film diretto dal quasi esordiente Sacha Gervasi si concentra sulla nascita del capolavoro del regista per il successo clamoroso di pubblico e critica e i lauti incassi che consentirono al cineasta e alla moglie di tirare un sospiro di sollievo, appianando le tensioni che avevano minato il loro rapporto durante le riprese. Gelosie e turbamenti sul set erano stati causati dall’attrice Vivien Leigh (Scarlett Johansson in foto con Hopkins), una delle protagoniste, il cui personaggio per esigenze di copione (ma non solo nds) venne fatto morire a metà storia. Il genio della settima arte in realtà era solito innamorarsi innocentemente di molte delle sue muse sul set. Tra le più desiderate Grace Kelly e Ingrid Bergman su cui il regista imbastiva storie improbabili, spiattellate in società, con Alma muta e presente.

Il film rivela tanti particolari: come il fatto che il regista soffrisse per il proprio aspetto, ossessionato dalla bellezza maschile, che fosse un sadico (anche questo si) che umiliava la moglie con cui aveva un rapporto asessuato, raccontando che aveva sbattuto al muro la Bergman per baciarla o ancora che per lui Marilyn “aveva il sesso scritto in faccia e quindi non era eccitante”. Anthony Hopkins del regista dice «deve essere stato un uomo difficile con cui vivere, ma penso anche che abbia nascosto la sua vulnerabilità a tutti tranne che ad Alma… Forse non erano molto intimi, ma condividevano un amore puro e una reciproca compagnia». Un matrimonio con un equilibrio precario, insidiato dalle passioni che Hitchcock coltivava per le sue attrici predilette, bionde, algide, apparentemente asessuate, ma capaci, nei suoi sogni e nei suoi film, di scaldarsi all’improvviso. Per Hitchcock la sensualità doveva essere una sorpresa. Il rapporto matrimoniale di Hitch e Alma è raccontato come un giallo, una sorta di mistero che trova nei suoi intrecci e nelle sue perturbazioni, e solo nel finale che scioglie (in un bacio) tutti i nodi, il senso profondo della sua esistenza.

Gabriella Lax

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Mariangela Melato, il lungo addio

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«L’attore di teatro fa più fatica a recitare e a lavorare e poi è meno attaccato ai soldi. Così succede che ogni anno nascano delle vere famiglie, tanto è il tempo che con gli attori stanno insieme e dividono durante la giornata». Così Mariangela Melato, qualche tempo fa in un’intervista. Non a caso il suo soprannome era sublime “la signora del teatro”. E il teatro, come il cinema, piangono una delle attrici migliori degli ultimi decenni.

«Bella, forte, brava, splendente ed ironica» dice di lei Lina Wertmuller che, oltre ad essere stata la regista di alcuni tra il film più popolari, era anche una delle migliori amiche, una delle prime ad accorrere alla ferale notizia della morte dell’attrice romana. Si spegna a 71 anni la Melato, portata via da un brutto male, contro il quale combatteva da più di due anni. Si spegne dopo venti giorni, gli ultimi, i più distruttivi, al centro Antea. Aveva lavorato con Luca Ronconi e Gabriele Lavia in teatro e, per il grande schermo, con i migliori registi italiani: Pupi Avati, Mario Monicelli, Bernardo Bertolucci.Unica. La Melato dava vita ai personaggi, donava loro un volto ed un’espressione. Impeccabile nei ruoli comici, come in quelli drammatici, nella commedia, aveva doti artistiche eccellenti e, per questo, rare. Una donna passionale, intelligente ed umana, dalla recitazione comunque potente.

“Bottana industriale, bottanissima sei”. Così le gridava volgarmente e senza pietà Giancarlo Giannini, in “Travolti da un insolito destino in un mare d’agosto”. E Mariangela Melato faceva la parte della sura milanese, domata infine, solo allo stremo delle forze su un’isola deserta, dal marinaio siciliano dalla mentalità patriarcale ed anarchica. Ma sia il film capolavoro della regista Wertmuller, sia l’altro, della stessa regista “Mimì Metallurgico”, li ho conosciuti molto dopo, nell’età della ragione. Io me la ricordo la Melato, interpretava Kala, cattiva in “Flash Gordon”, un film di fantascienza sul celebre fumetto. Caso volle che qualche giorno fa, le rete cadetta, aveva trasmesso una delle interpretazioni teatrali più riuscite per la Melato, “Filumena Marturano”, con Massimo Ranieri. Un silenzioso saluto forse, di certo sarà grande il vuoto per la cultura italiana.

Gabriella Lax

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