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Dal femminismo alle veline


Ne è passato di tempo da quando bruciavano i loro reggiseni. Certamente il femminismo era servito a risvegliare le coscienze delle donne, ad aprire gli occhi sulla esistente discriminazione con gli uomini e a dar loro la consapevolezza che entrambi godono di pari dignità.
Digeriti gli anni Settanta, la donna, consapevole delle proprie capacità, amplia gli orizzonti e sperimenta tutto ciò che non era consentito fino ad allora.
Negli anni Ottanta la donna decide di investire la vita completamente nella carriera lavorativa.La scelta del lavoro che surclassa tutto il resto, porta agli inevitabili cambiamenti nella struttura della famiglia e, di conseguenza, anche nella società. L’angelo abbandona il focolare e cambia il rapporto con l’uomo, il compagno del quale non si è più le sottomesse e, grazie all’indipendenza economica, si chiede trattamento da pari a pari. Il rovescio della medaglia è l’aumento delle incomprensioni e anche le separazioni ed i divorzi. Processo che va avanti fino agli estremi della disgregazione dello stesso nucleo primigenio ed al suo allargamento a famiglie di fatto comprensive di mariti, ex mariti, nuove mogli, figli dei matrimoni precedenti, figli dei nuovi compagni ecc. Insieme alla perdita dell’essenza della famiglia si perdono anche i valori. Questo è il prezzo altissimo pagato dalle “figlie di Eva” che fa da contraltare ai passi da gigante nel campo dell’affermazione lavorativa.
Negli anni Novanta l’avvento dell’era dei personal computer e di internet fa il resto. Il cambiamento della forza dei mass media e l’arrivo dei nuovi, più moderni, mezzi di comunicazione portano avanti un processo già innescatosi con la ferra volontà delle donne di essere scapigliate ed indipendenti ad ogni costo.
Si arriva agli anni Zero che pullulano di fuochi fatui dell’apparire. Svuotate, ma principesche e griffate, l’importante per le donne è essere bellissime e competitive. Ormai padrone esclusive del proprio corpo, se ne possono servire, se vogliono, anche per fare le veline o per intraprendere una folgorante carriera sportiva. Consapevoli della propria intelligenza le donne possono affrontare percorsi di studio e ricerca sempre più complessi, per dare la scalata a posti di responsabilità sempre più grande. Purtroppo le grandi poetesse, le atlete mondiali, le scienziate non sono mai proposte come modello.
La consapevolezza dell’essere donna viene, in molti casi, utilizzata per fini eticamente sconsiderati, fino all’idea estrema della mercificazione e cooptazione come unico mezzo femminile per emergere. Il “mestiere” di velina ed affini, propinato in tutte le salse, acquista il sapore della magica chiave che apre le porte per la realizzazione dei desideri. La panacea ideale per chi trova comodo guardare al gentil sesso solo in superficie. Le donne sono sempre lo specchio della società. Purtroppo, la spesso mal celata mancanza di dignità femminile, comunica oggi un disperato senso di smarrimento.

Gabriella Lax