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Castiglioni vampiro nel “Trittico”

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«Il teatro è stato il bisogno di completare il mio sviluppo. Un rito di passaggio obbligatorio, da raccomandare a tutti coloro che vogliono crescere. Si riesce a fare il punto sulla propria vita, a rispondere: “dove sono in questo momento?”». Questa l’interpretazione del teatro che riesce a dare un attore e ricercatore teatrale come Silvio Castiglioni. Nella sala di Spazio Teatro il tavolo del banchetto è stato già allestito. Tutto è pronto perché il “vampiro” possa cenare con i commensali/spettatori. Castiglioni, fondatore e direttore del Centro di Ricerca per il Teatro di Milano, reciterà nel “Trittico”, tre atti unici scritti in collaborazione con Andrea Nanni (per la drammaturgia) e Giovanni Guerrieri (alla regia), per la prima volta cuciti insieme in una serata dai “ritmi” originali.

Riporta poi una frase chiarificatrice di Leo De Berardinis “Il teatro non si può insegnare, si può imparare forse. Ma si può solo fare”. Col teatro milanese ha cercato di farli questi esperimenti teatrali traendo la spinta propulsiva «dal misterioso, dall’irrazionale. Come nel caso dell’innamoramento, all’inizio senti qualcosa ma non sai dove ti porterà. O ancora meglio quando si nuota: l’importante è muoversi perché chi si ferma va giù». Prendono il nome “Il silenzio di Dio” i due atti unici “Casa d’altri” e “Domani ti farò bruciare”, ai quali si unisce per la prima volta “Il vampiro”, a formare il “Trittico”.

L’anziana Zelinda, una delle protagoniste di “Casa d’altri”, radiodramma teatrale dal racconto di Silvio D’Arzo, pone domande, scrive lettere, incessantemente, alla Chiesa e, soprattutto, a Dio. Un silenzio che si ripropone del dialogo serrato, arroventato e diretto di “Domani ti farò bruciare”, invettiva da “I fratelli Karamazov” di Fëdor Dostoevskij, tra un demone e l’uomo del cui corpo cerca di impossessarsi. Anche in questo caso, la scena lasciata al demone che “armeggia” sull’uomo riconduce ad Dio, consegnato al silenzio, un Dio che nulla contiene e nulla afferma.

Si spegne con l’ultima fiammella dell’accendino anche la speranza che l’eterna lotta tra bene e male possa aver fine. Il secondo atto unico è separato dal terzo da una conviviale. Compare dalla parte opposta alla scena lui. Castiglioni ha preso le sembianze di un “nosferatu”, il volto pallido ed il mantello, le mani affusolate che sostengono un fazzoletto. La scena sembra reale, il racconto de “Il vampiro”, di John William Polidori, segretario di Lord Byron, lascia gli spettatori sospesi. La storia del vampiro in verità è perfettamente inserita nel contesto del silenzio di Dio, che muto rimase, secondo la leggenda, alle richieste del principe Vlad, uno dei suoi più ferventi servitori che la leggenda volle si trasformò in vampiro. Sanguinario. Assassino.

Gabriella Lax

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