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Pfm, inno alla ribellione acustica

La Pfm in concerto al teatro "Cilea"

La Pfm in concerto al teatro “Cilea”

E’ una promessa fatta di rock e di poesia quella della Premiata Forneria Marconi. Un concerto in teatro in cui, in tempi di crisi e povertà di risorse, anche culturali, inneggiano alla “ribellione acustica”. «Vedrete esattamente il concerto che volevate vedere, bello» apre così Franz Di Cioccio, voce e percussioni del gruppo di rock progressive che più di quarant’anni fa esordiva nel panorama musicale italiano. All’inizio faceva parte della formazione Teo Teocoli che lasciò prestissimo per poi dedicarsi al cabaret. Sul palco gli storici Patrick Djivas al basso, alla chitarra Franco Mussida e Lucio Fabbri al violino, Alessandro Scaglione alle tastiere e Roberto Gualdi alla batteria.

In scaletta è il sodalizio musicale con Fabrizio De Andrè che serve a scaldare la platea. Si comincia con i classici senza tempo del cantautore genovese la sensualità mal celata di “Bocca di rosa”, la storica “La guerra di Piero”, “Un giudice”, “Andrea”, “Giugno 1973”, la dolcissima storia vera di “Marinella”, “La bottega”, “Il testamento di Tito”, “Zirichiltaggia”, “Amico fragile”, “La Luna buona”, “Maestro di voce”, “Suonare”, “Il pescatore”. Le parole di De Andrè si mischiano ai successi universali della Pfm come “La carrozza di Hans”, “Impressioni di Settembre”.
Chiudono le danze sul palco con “E’ festa”, “Celebration”.

La Pfm nasce negli anni in cui la cultura psichedelica, che ricercava una contaminazione di elementi diversi (visivi, sonori, olfattivi…), dà i suoi migliori frutti, a partire dalle suggestioni beatlesiane di “Sgt. Pepper’s lonely hearts club band” e, in generale, da quelle del progressive anglosassone dei Genesis, King Crimson, Emerson Lake & Palmer, Gentle Giant e Deep Purple, per citarne solo alcuni… Anche in Italia si incomincia così a scardinare la forma canzone, che perde i suoi caratteri di brevità e immediatezza e si realizzano suite e concept album, che integrano e miscelano rock, motivi classici e addirittura operistici, insieme a citazioni letterarie colte e atmosfere surreali, ambivalenti e inquietanti. Si affermano organo hammond, clavicembalo e moog.

In parallelo è il trionfo del 33 giri, ove l’artista e, più spesso, la band riescono a dare un ritratto più completo di sé e svolgono a fondo un tema. Sono gli anni in cui trionfano le Orme, gli Osanna, i Perigeo, gli Arti e Mestieri, il Balletto di Bronzo, i New Trolls e, soprattutto il Banco del Mutuo Soccorso e la finalmente la Premiata Forneria Marconi, con album storici come “ Felona e Sonora” (le Orme), “Concerto Grosso” (New Trolls), “Darwin” e “Io sono nato libero” (Banco del Mutuo Soccorso), “Per un amico” e “L’isola di niente” (Premiata Forneria Marconi).

Gabriella Lax

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Con le linee Underwear e Beachwear Furbo ripescaggio di Donatella Versace

versace1-638x425«Sono entusiasta delle nuove collezioni Versace Underwear e Versace Beachwear, entrambe sono pensate per uomini e donne che vogliono essere forti e sexy. Assolutamente Versace!». (Donatella Versace).
A partire dalla collezione primavera/estate 2013, la maison Versace lancerà “Bronzi di Versace” di Underwear e Beachwear per uomo e donna. Diciamoci la verità. Non è proprio un accostamento originale ed innovativo. Negli anni Ottanta, lo stilista fondatore del marchio, aveva già proposto il beachwear femminile, poi abbandonato.

L’accostamento tuttavia incarna un ideale di bellezza, nel senso più alto del termine, che per decenni Gianni Versace aveva perseguito. Mi riferisco la parallelismo tra la linea Versace ed i Bronzi di Riace. Scultorei, quasi marmorei i modelli della linea del packaging di Versace Underwear, con le immagini dei modelli Ryan Barrett e Candice Swanepoel, scattate da Mert Alas e Marcus Piggott, è stato realizzato sotto la guida artistica di Giovanni Bianco.
«Bronzo di Vercace, bronzo di Versace, come nella canzone di Fabrizio De Andrè “Ottocento”». Quella volta avevo dovuto farmi ripetere il concetto più di una volta. Santo (Versace) al telefono ha quel suo tono calmo, quel modo di parlare piano piano… che non sempre risulta comprensibile per le orecchie abituate a discernere nel frastuono.

Quello che la Magna Grecia ha rappresentato per lo stilista di Reggio Calabria è molto chiaro. Le greche come fantasie predilette, la scelta della “medusa” che diverrà poi simbolo immortale della maison. Tornano tutti questi simboli, insieme alle stampe iconiche, nelle fantasie dei costumi e dell’intimo, naturalmente rivisitate e riadattate. I modelli, 95 pezzi beachwear e 75 underwear per la donna e 65 beachwear e 50 underwear per l’uomo, disegnati, prodotti e distribuiti internamente all’azienda, sono già disponibili nelle boutique Versace e in selezionati negozi specializzati.

Aveva già fatto bottino degli archivi della maison per riproporli in armonia col colosso svedese H&M, quello dei bronzi è un furbo ripescaggio, di quelli per intenderci, ai quali Donatella Versace ci ha abituati negli ultimi anni. Atteggiamenti di mercato nei quali la Versace mostra l’occhio attento del commerciate più che la mente aperta dello stilista. La speranza è che non sia sinonimo di mancanza di fantasia sul campo perché quanto all’originalità quella si è già persa da tempo.

Gabriella Lax

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Mariottini, l’uomo che trovò i Bronzi

Bronzi-rinvenimentoEra uscito, come ogni mattina, per una battuta di pesca subacquea e invece, Stefano Mariottini, sub romano, ormai quarant’anni fa, si imbattè in quello che poi si rivelerà un vero tesoro: i Bronzi di Riace. Le due statue, nascoste nel mar Ionio, sono diventate negli anni un autentico simbolo di “calabresità” in tutto il mondo. Dopo tutto questo tempo lo ascoltiamo nel racconto di quella giornata del 1972 che gli cambiò la vita.

Nel 1972 era la prima volta che veniva in Calabria?
«No, assolutamente. La prima volta che andai in Calabria fu insieme ad un collega di università nel 1964 per la pesca subacquea e per fare una ricerca sulla tesi di laurea (ero studente di chimica). Da quell’anno in poi, fui talmente affascinato da quei luoghi, che tornai in Calabria quasi tutte le estati».

Cosa accadde la mattina del 16 agosto del 1972?
«Ero uscito, come facevo di solito, per una battuta di pesca in mare e, verso mezzogiorno, mentre cercavo scogli isolati, vidi una spalla spuntare dalla sabbia. Immediatamente pensai, le confesso, che si trattasse di un morto. Solo quando vidi il colore verdastro, riuscii a toccare, constatai la perfezione anatomica, mi accorsi che si trattava metallo e mi tranquillizzai. A quel punto iniziai a spostare la sabbia con le mani per liberare la statua che poi sarà chiamata “A”, distesa sul fianco; evidentemente, col movimento delle pinne, smossi la sabbia che copriva ad un metro la statua “B”, rivelandone testa e piedi».

Quando vennero tirate fuori dal mare?
«Il giorno dopo feci la denuncia al soprintendente dell’epoca che chiamò i Carabinieri (i sub quel giorno erano impegnati nel record d’apnea di Maiorca) ed alla guardia Finanza. Il 22 e 23 agosto le statue furono tirare fuori e trasportate immediatamente al museo Nazionale di Reggio Calabria su dei camioncini, dove erano montate le lettighe in legno, furono adagiate su materassini per evitare danni durante il percorso».

Quando comprese la grandezza della scoperta?
«Qualche giorno prima avevo fatto delle altre scoperte ma l’eccezionalità della cosa in sé direi immediatamente perché statue di quella fattezza non erano state mai trovate».

Quando ha visto le due statue in posizione verticale?
«Fu al Quirinale, nell’esposizione di Roma del 1981, voluta dal presidente della Repubblica dell’epoca Sandro Pertini».

Le hanno tributato riconoscimenti in questi anni?
«Si tantissimi, da tante parti del mondo. In Calabria nel 2007 ho ricevuto il Premio Anthurium per meriti archeologici. Ma, soprattutto, il riconoscimento più importante stato in trent’anni portare avanti i progetti di ricerca archeologica subacquea con la direttrice Maria Teresa Iannelli e fare ritrovamenti importanti che danno lustro al territorio calabrese».

I bronzi, dopo la permanenza in acqua, lei che è un chimico me lo può confermare, non sono in ottime condizioni. Tra desideri di clonazione, tentativi di “scippo” da parte di altre città e vicissitudini di vario genere, ritiene che siano stati giustamente valorizzati?
«A Roma hanno clonato la statua di “Marco Aurelio”, senza contare che si capisce che ci si trova davanti ad un’imitazione e che quella vera sta a soli a cento metri. Per il resto, a mio avviso, i Bronzi stanno bene dove stanno, ossia a Reggio Calabria. Come diceva giustamente lei hanno notevoli problemi per il prolungato soggiorno in acqua e lo stato delle terre di fusione all’interno, le ipotesi di corrosione. Penso che con la riapertura del museo Nazionale della Magna Graecia, dopo la ristrutturazione, saranno opportunamente sistemati».

Figlio bello audace, bronzo di Versace” (Da “Ottocento” Fabrizio De Andrè)

Gabriella Lax

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