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Gattinoni, ad “Alta Roma” in 3D

Roma - Moda. Altaroma, sfilata di GattinoniSfilata futuristica, da vedere rigorosamente con occhiali 3D. Guillermo Mariotto stupisce gli affezionati di Gattinoni alle sfilate “Alta Roma” per gli abiti primavera estate, nel salone d’onore del Museo delle Arti e Tradizioni Popolari dell’Eur, lo stesso posto che ospita la mostra di abiti delle maison storiche italiane, ideata da Stefano Dominella, “La seduzione dell’artigianato – ovvero: Il Bello e Ben fatto”.

«A disegnarli sembra facile, ma per realizzarli ci vogliono cinquecento mani» ha esclamato lo stilista sudamericano, a margine della presentazione. Dunque, quando la moda sposa la tecnologia, come in questo caso, sulle passerelle si alternano nuovissime sperimentazioni sartoriali, tra cui originali ricami in 3/4D, tessuti manipolati al computer grafica, macro gioielli a forma di trono di sovrano e fiabesche scarpe di Cenerentola, o di carrozza-zucca. Merletti, pizzi e trasparenze per una collezione dai motivi altamente surrealisti.

Il tutto per dar vita a lavorazioni tridimensionali, sulle modelle trasformate in eteree damine di un’immaginaria scacchiera di Alice nel Paese delle meraviglie. Ed altre strabilianti e sensuali sorprese le riserva la lingerie. Guillermo Mariotto disegna sottovesti preziose da notti di fuoco su di una nave misteriosa, leggere vestaglie in organza e satin con volant e ricami che sembrano appena uscite da una nuvola.

Gabriella Lax

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Saldi, ma solo per nudisti!

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Tutti di corsa verso il negozio in costumino adamitico! No, non è la scena di un film, ma è l’ennesima (furbissima) idea della Desigual che, con lo slogan “Spogliati, ti vestiamo noi’”, inventa una nuova trovata per chi vuol vestirsi risparmiando. A Barcellona, una folla di persone in mutande (dopo ore di fila) ha preso d’assalto il centralissimo punto vendita senza vestiti per riuscire ad entrare. Ma, badate bene, solamente i primi cento hanno ricevuto gratis capi d’abbigliamento del marchio spagnolo.

L’idea è stata messa in pratica con grande successo dalla stessa catena di negozi in diverse città dell’Europa: Parigi, Londra, Berlino, Amsterdam, Ginevra. E, sempre a propositori gente in mutande, in Vallese una boutique ha messo in vetrina ragazze e ragazzi in abiti succinti nel tentativo di acchiappare nuovi clienti. Torna con prepotenza dunque l’idea che, in mancanza d’altro, sia il corpo umano la prima merce di scambio. Nel caso in esame il corpo viene messo in mostra per la campagna pubblicitaria ed in cambio si ricevono abiti in omaggio.

Quindi anche in tempo di crisi, anche senza un euro, il corpo, un bene da mostrare, diventa una sorta di escamotage per risparmiare. A questo aggiungiamoci narcisismo ed esibizionismo che caratterizzano il nostro tempo. Io ho già avuto il tempo per rimanere davvero perplessa. Dopo tutto questo, senza falsi moralismi, si può dire che anche la dignità …è rimasta in mutande.

Gabriella Lax

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Al Museo Ferragamo apre il bookshop

Stefano Frasconi all'opera

Stefano Frasconi all’opera

Resteranno immortali le décolleté confezionate per Marilyn Monroe in “A qualcuno piace caldo”e, fino al 28 gennaio ci sarà tempo per visitare l’esclusiva mostra dedicata alla grande attrice americana. Il Museo di Salvatore Ferragamo a Firenze inaugura il bookshop e lo fa con una bella cerimonia dal titolo “Artiginalità in musica”, durante la quale, nell’androne di Palazzo Spini-Feroni, hanno coinciso le abilità musicali del pianista Danilo Rea per un concerto di musiche anni Trenta e Quaranta e l’arte artigianale sulla quale, tuttora, si fonda la grandezza del Made in Italy. I visitatori hanno ammirato dal vivo nella boutique fiorentina, il maestro calzolaio Stefano Frasconi intento a confezionare l’iconico “Sandalo Invisibile” quello con la zeppa ad “F” per intenderci, che valse nel 1947 a Salvatore Ferragamo il premio “Neiman Marcus”.

E’ proprio la “Ferragamo’s creations” che rappresenta il meglio del brand disegnato dal pittore futurista Lucio Vrenna nel 1930. Si tratta, in molti casi, di un accessorio esclusivo, un oggetto da collezionisti perché i prodotti del marchio sono riedizioni in serie limitata e numerata di alcune storiche calzature esposte al museo e borse che hanno fatto la storia della moda italiana. Modelli costosi, frutto del lavoro manuale, con costruzioni, pellami e forme originali.

Oltre alla zeppa “f”, ed alle scarpe tanto care alla Monroe, ci sono le ballerine in camoscio con punta arrotondata di Audrey Hepburn ed il sandalo “Kimo”, ispirato alla cultura giapponese. All’interno del nuovo bookshop dedicato al museo Ferragamo ci sarà una lounge, dove sarà possibile consultare e acquistare libri e cataloghi sulle mostre ospitate nella struttura nel corso degli anni oltre ad una selezione di monografie di celebri fotografi e icone dell’eleganza e dello stile.

Gabriella Lax

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A Londra 50 anni di Valentino

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Una parata di star e di amici elegante e glamour, per abiti senza tempo. Insieme al suo inseparabile compagno d’avventura, Giancarlo Giannetti, con cui ha costruito un’indimenticabile epopea nel mondo della moda internazionale, Valentino Garavani vola a Londra in scena alla Embankment Galleries della Summers House (una delle maggiori istituzioni culturali londinesi, dal 1700 con vista sul Tamigi), aperta fino al prossimo 3 marzo ad una sontuosa retrospettiva, dedicata a celebrare i cinquant’anni di storia dello stilista italiano dal titolo “Master of Couture”.

La mostra è divisa in tre sezioni “Valentino”, “La Passerella”, “L’Atelier e le petites mains” ed espone 130 modelli realizzati a mano e indossati da icone senza tempo come Jackie Kennedy Onassis, Carla Bruni, Grace Kelly e le attrici Sophia Loren, Julia Roberts, Gwyneth Paltrow.
«Sono felice che la mia mostra sia ospitata in questo museo che ho avuto modo di visitare tante volte durante i miei viaggi a Londra. Entrare qui e vedere i miei abiti esposti, divisi per decadi, insieme a questo allestimento di metri e metri mi riempie di emozione» ha commentato Valentino. Immagini, foto, filmati e una selezione di couture del designer (due terzi dei quali non è mai stata esposta al pubblico) scandiscono temporalmente un percorso che inizia sin da quella indimenticabile collezione, in total white, presentata nel 1968 e rivisitata nel 2011.

I curatori della mostra sono Patrick Kinmonth e Antonio Monfreda (conosciuti come Kinmonth Monfreda), da lungo tempo collaboratori dello stilista. Nel percorso si possono ammirare gli sfolgoranti abiti rosso Valentino e poi le creazioni straordinarie da ammirare nel museo virtuale oppure toccandole con mano. Sotto gli occhi dei visitatori estasiati passano oltre 130 abiti di haute couture, entrati nella storia con la grazia ed il passo di star, principesse, regine ed imperatrici regalando loro una nuova dimensione di bellezza che forse disconoscevano. Tra gli indimenticabili spicca certamente il vestito da sposa della Principessa Marie Chantal di Grecia (realizzato per le nozze col principe Pavlos), con dieci diversi tipi di merletto e per il quale, solamente per il velo, ci volle un mese di lavorazione.A complemento della mostra è presente un negozio in cui i visitatori possono acquistare anche il libro realizzato proprio per l’evento Valentino: “Master of Couture, A Private View”, editrice da Rizzoli.

Gabriella Lax

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Anche la moda uomo guarda all’Est

Scervino, tributo a Firenze

Scervino, tributo a Firenze

Il kilt provocatorio protagonista sulla passerella delle sfilate di Milano nella settimana della moda uomo autunno inverno 2013/2014. Per Trussardi, Prada l’imperativo è il medesimo: stupire pur restando palesemente borghesi. E così i pantaloni si accorciano, lasciando scoperta la caviglia e i mocassini pesanti si indossano senza calze al piede. Tornano le mantelle anche per l’uomo ed i tessuti prettamente invernali come il velluto.

Un lungo week end per la moda maschile che era iniziato venerdì a Firenze in “Pitti Immagine Uomo 2013” con la sfilata maestosa di Ermanno Scervino che ha presentato la collezione uomo e la precollezione donna.. Il giglio, simbolo della capitale toscana, a far da decoro agli abiti maschili ed alle sontuse vesti femminili. Per uno stilisti che orgogliosamente torna nella sua Firenze, per la sfilata nel salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio. Porta in altro la bandiera del grigio, dal tenue allo smokey, Scervino insegue una tinta troppo spesso relegate alle occasioni che invece innalza a simbolo di bon ton ed eleganza.

Ma il verbo proferito dalle sfilate fiorentine e da quelle milanesi è uno: anche la moda maschile guarda al mercato dell’Est. Onnipresente l’impronta asiatica: da Pitti in aumento le situazioni che vedono protagonista “East meets West”, oltre ogni barriera linguistica e creativa. Nasce così la collaborazione tra il marchio giapponese Onitzuka Tiger e lo stilista italiano Andrea Pompilio. E ancora Cruciani, brand italiano che fabbrica i braccialetti di pizzo macramé, realizzerà una nuova linea di polsini dedicati al cantante coreano Psy.

Sinergie ma, soprattutto, un interessamento quello dei mercati orientali già registrato nei mesi scorsi nel settore femminile del prêt a porter, come nella haute couture. Confermato dalle centinaia di buyer stranieri che si affacciano su sponda italiana conquistati probabilmente dalla preziosità dei materiali e dalle tecniche manifatturiere che, dai tessuti al pellame, affonda le sue radici nella tradizione dei secoli passati. Scacco alla crisi forse e questo soprattutto grazie alla moda.

Gabriella Lax

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Dietro le quinte di Alexander McQueen

alexander-mcqueen«La cartelletta conteneva due soli fogli: due pagine strappate da una rivista, nient’altro. Le lessi. C’era quella parola, “ragazzaccio”, che sarebbe stata associata per sempre alla sua persona, e qualche fotografia. Ricordo l’acqua, modelle che camminano nell’acqua, pizzo nero e un collo alto che forse imprigionava o forse proteggeva il viso, impossibile a dirsi. Ricordo un colore particolare, un viola appena scolorito ma ancora acceso. Chiusi la cartella e pronunciai le altre due parole che sarebbero poi diventate ricorrenti: forza e fragilità. Entrambe, due estremi; non sarà facile». (Anne Deniau)

Nelle sfilate per la prossima primavera/estate 2013, il cappello nero, rigido, traforato copre il viso delle modelle, quasi a voler fare il verso a quello che indossano gli apicolturi, quasi a voler riprendere un altro mood inquietante e misteriosamente eccentrico. Abiti partoriti dalla mente di Sara Burton che si conferma azzeccata erede della casa di moda Alexander MacQueen.

Il genio creativo dello stilista inglese però è stato tutta un’altra cosa. Una storia che ha conosciuto bene per ben tredici anni Anne Deniau, la fotografa francese che ha avuto la fortuna di lavorare con Alexander McQueen. A quasi tre anni di distanza dal tremendo giorno in cui, lo stilista inglese, all’apice del successo, si tolse la vita, ingerendo un cocktail di farmaci, la fotografa ha presentato il libro di immagini “L’amore non guarda con gli occhi”, la frase di William Shakespeare che McQueen aveva tatuata sul braccio. E quando Anna aveva chiesto il perché dell’aforisma, McQueen aveva risposto «E’ l’unica cosa che so per certo».

Scatti dal back stage, posizione privilegiata, luogo dove la naturalezza dei visi e delle posture (all’opposto delle sfilate) raggiunge l’apice. Un libro che aiuta a scoprire la grandezza dello stilista che ha conquistato, con le sue scarpe scultura, le donne di tutto il mondo, del divo delle provocazioni e della trasgressione, dal tocco assolutamente scenografico nelle ventisei sfilate riproposte. Lo stesso parlare d’amore non è un concetto che va in antitesi con la moda. E McQueen, per la cura e la dedizione che metteva nella creazione dei suoi capi, ne è stato l’esempio lampante. Nel suo caso la parola amore diviene sinonimo di studio, ossessione, inventiva…

Gabriella Lax

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Capelli, ecco lo chatouche!

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Non spaventavi. Non si tratta solo dell’ennesimo francesismo d’importazione, ma è un’arma in più di bellezza, soprattutto per le donne. Una volta erano le méches ed i colpi di sole. Adesso, l’ultimo “ritrovato” per dare un look diverso, senza stravolgere i capelli, è lo “chatouche”. In realtà questa moda colore era già uscita qualche anno fa, ma ora è tornata alla ribalta e, sempre più parrucchieri e saloni di bellezza lo propongono.

Come al solito a fare a apripista attrici, modelle e vip. Ma lo chatouche che mi è capitato di vedere non è quello di Cameron Diaz, né (per carità) di Belen Rodriguez. Qualche tempo fa ero rimasta incantata da Debra, nome della sorella del protagonista del più celebre “Dexter”. Avete presente? Il killer dei serial killer, nella serie di successo americana, arrivata alla settima serie. Dunque l’attrice in questione, Jennifer Carpenter (in foto) dai capelli castano chiari, aveva, da metà lunghezza in giù, un colore chiamo molto più accentuato tendente al biondo.

In pratica come se fosse stata una ricrescita dopo una causale schiaritura estiva perché, più in altro, i capelli rimanevano castani. L’effetto che ne risulta è elegante e, nello steso tempo, molto naturale. Lo “Chatouche” è una tecnica di schiaritura del capello molto particolare, anche, da un unto di vista “artistica”, poiché riesce a rivoluzionare il classico procedimento dei colpi di sole e mèches. Il risultato che si vuole ottenere è il medesimo e cioè tante piccole ciocche schiarite, di tre toni al massimo, per un look più luminoso e vibrante.

Il procedimento di schiaritura dei capelli però è più lungo rispetto a quello tradizionale, la tinta schiarente viene applicata sulle singole ciocche di capelli, precedentemente cotonate, da qui il nome “nuvola”, in modo del tutto libero. Le possibilità sono infinite per il parrucchiere o l’hairstylist che hanno piena libertà creativa e possono raggiunger erisultati sempre diversi o personalizzati in base alle richieste. Dunque per una rinfrescata al look nei mesi estivi ed un tocco di luce nel rigore invernale chatouche sia!

Gabriella Lax

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