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Renzi “Avendo risolto con la banda larga, l’A3 e le ferrovie, il ponte si farà”. E con il sisma che incombe come la mettiamo?

ponteDi Gabriella Lax

Garantisce che non si tratta di un regalo per Silvio Berlusconi che domani festeggerà i suoi primi 80 anni. Ha rispetto per le idee (se son giuste) seppur provenienti da un’altra parte politica. Il premier Matteo Renzi (ospite telefonico ad Rtl ) non si rimangia una parola sulle dichiarazioni speranzose per la costruzione del ponte sullo Stretto di Messina e di Reggio, l’opera mastodontica, da 98 mila posti di lavoro (anche qui risuona un po’ Silvio…), per sette anni di attività. Non si rimangia una virgola e precisa il presidente che due anni fa le sue parole erano state “Prima la banda larga ed i collegamenti peri treni insieme alla Salerno Reggio Calabria e poi possiamo pensare al ponte”. E dunque, a fronte di una banda larga rilanciata ed esaudiente (a suo dire), delle ferrovie siciliane che vanno bene e dell’A3 che sarà conclusa il prossimo 22 dicembre (se non vedo non credo), adesso si può guardare al ponte in prospettiva benevola. Anche perchè, a suo dire, si eviterebbe il contenzioso milionario tra lo Stato italiano e le società che avevano avuto l’impegno alla costruzione della mirabolante opera. Al premier a cui vogliamo tanto bene (eccezion fatta per il caos creato con la”Buona scuola”) per la stabilità politica, monetaria ed economica che ha contribuito a dare al Paese vorremo fare due appunti. Intanto alla faccia dei treni e collegamenti ricordiamo la situazione pietosa in cui versa tutta la Calabria che, in pochi anni, ha visto dimezzati e rallentati i collegamenti col resto dell’Italia. A ricordarcelo la manifestazione prevista per il 30 settembre per la ferrovia jonica. L’iniziativa consiste nell’invitare la popolazione a prendere il treno nella fascia oraria 8.00 – 20:00, per un viaggio simbolico di 30-60 km e prevede una massiccia e pacifica presenza nelle stazioni e sui treni per rivendicare il diritto alla mobilità ferroviaria su standard europei. Ma soprattutto sa ilpremier che cosa hanno detto gli studi in relazione all’elasticità che dovrebbe avere la struttura contro i terremoti? La zona dello Stretto è, e sarà sempre, soggetta a continui spostamenti. A ricordarlo il disastroso e terrificante sisma nello Stretto di Messina del 1908. Come ho saputo dopo una chiacchierata col geologo reggino Leonardo Tripodi, si è trattato di un cosiddetto terremoto di faglia in quanto nell’area del Nord Africa, l’area dello Stretto di Messina e l’Area a Sud Est della Grecia sono collegate da questa grossa faglia che viene continuamente sollecitata. E sempre sarà sollecitata perchè la continua sollevazione, a centinaia e centinaia di chilometri, determina un’immersione della faglia nordafricana che va a finire sotto la Grecia. Quanti decenni dunque potrebbe resistere un ponte sullo Stretto?

 

Paolo Conte, storia di un romanzo musicale elegante e senza tempo al Castello Aragonese

Paolo Conte foto di Dino Buffagni -IMG_6640_bDi Gabriella Lax

Memorie, ondulate e profanate. Sono eleganti seduzioni in musica quelle di Paolo Conte. Può rimanere in silenzio per tutto il concerto, può salutare a malapena il pubblico. Non importa a lui si perdona tutto. A parlare, per oltre un’ora e mezza, è la sua verve di chansonnier d’antan, il prestigio del racconto che invecchia per rimanere comunque attuale e fedele. E’ salito sul palco di piazza Castello, ieri sera Paolo Conte regalando al pubblico di Reggio Calabria, le canzoni di un tempo e le nuove proposte di “Snob” (Platinum/Universal), l’ultimo disco, spasmodica ricerca, ancora una volta, dei suoni essenziali. Un romanzo musicale che, a tratti, diviene agile poesia, il racconto perenne dello scorrere di giorni ed occasioni, appoggiati sulla vita reale. E dopo lo show di domenica scorsa della cantante internazionale Noa, Gil Dor e la band, il promoter calabrese Ruggero Pegna fa nuovamente centro, con l’unica tappa nel Sud Italia di Conte, inserita nel contesto della trentesima edizione di “Fatti di Musica”, la rassegna del miglior live d’autore organizzata da Ruggero Pegna, in collaborazione con “Alziamo il Sipario”, il progetto di eventi culturali ideato dall’Assessore Comunale alla Cultura Patrizia Nardi. Aprono la serata d’estate le parole di Ruggero Pegna “Portiamo eventi di qualità perchè la musica non è tutta uguale. Conte è un successo planetario con brani tradotti in molte lingue- e poi riferito al sodalizio con l’amministrazione comunale – da due anni riesco a parlare di musica vera. Dobbiamo sentirci in una Calabria piena di cultura che si arricchisce di musica e di emozioni”. Fieramente la Nardi “Abbraccio un progetto che prosegue e che pone al centro della musica la nostra città con le location uniche”. Inizia il live e l’atmosfera cambia e, come da copione, ci si ritrova improvvisamente catapultati nelle atmosfere fumose di un club jazz lontano migliaia di chilometri mentre Conte intona “Ratafià”, “Sotto le stelle del jazz”, “Come di”. Saccheggia i meandri dell’animo umano con infinite sfumature che vanno dallo humor alla malinconia in “Alle prese con una verde milonga”, “Snob”, “Recitando”, “Dancing”, “Gioco d’azzardo”. Trasformisti, camaleontici in scena con Conte i musicisti Nunzio Barbieri, chitarra, chitarra elettrica, Lucio Caliendo, oboe, fagotto, percussioni, tastiere, Claudio Chiara, sax alto, sax tenore, sax baritono, flauto, fisarmonica, basso, tastiere, Daniele Dall’Omo, chitarra, Daniele Di Gregorio, batteria, percussioni, marimba, piano, Luca Enipeo, chitarra, Massimo Pizianti, fisarmonica, bandoneon, clarinetto, sax baritono, piano, tastiere, Piergiorgio Rosso, violino, Jino Touche, contrabbasso, chitarra elettrica, Luca Velotti, sax soprano, sax tenore, sax contralto, sax baritono, clarinetto. Manca da Reggio da cinque anni Conte. Ma c’èancora tempo per sognare con gli occhi semichiusi “Gli impermeabili”, “Madeleine” e per perdersi nel viaggio romantico e reale di “Via con me” (unico bis concesso a fine spettacolo). Chiudono “Max”, “Diavolo Rosso” e “Le chic et le charme”. (foto di Dino Buffagni)

YSL, campagna rock con Courtney Love

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I ben informati sussurrano che Hedi Slimane voglia emulare l’operazione che lo scomparso Yves Saint Laurent compì negli anni Settanta vestendo il giovane Mick Jagger e la sua Bianca a Saint Tropez nel giorno delle loro nozze. Fatto sta che la nuova campagna pubblicitaria di Yves Saint Laurent, del direttore creativo e fotografo Slimane interpella quattro esponenti (peraltro chiacchieratissimi) del rock duro: Courtney Love, Kim Gordon (leader del gruppo Sonic Youth), Marilyn Manson e il cantante Ariel Pink .

Sembrebbe proprio un’operazione di “svecchiamento” quella compiuta nel progetto “Saint Laurent Music Project”, dedicato ad icone rock, negli scatti realizzati dallo stesso Slimane, che si pone modernizzatore del noto brand con uno stile decisamente differente per calamitare (forse) le nuove generazioni.

Black and white la fanno da padroni per una collezione al limite dell’eleganza con uno spiccato senso rock inizio anni Novanta e punte di grunge. Non a caso Cortney Love (leader della Hole, moglie di Kurt Cobain dei Nirvana) e Kim Gordon, all’epoca furono i maggiori esponenti di quella (discussa) corrente musicale controcorrente con forti riverberi nell’estetica.
Dopo aver visto la campagna pubblicitaria però qualcuno potrebbe pensare a Saint Laurent che si rigira nella bara…

Gabriella Lax

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Kate Moss mora per Louis Vuitton

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Proprio come sul set di un film noir anni Quaranta, in chiusura delle sfilate alla settimana della moda nella Ville Lumière di Parigi, approda Kate Moss che sorprende tutti col suo nuovo look. Capelli corti frangiati e soprattutto nerissimi. La modella abbandona i colori ramati e chiari che l’hanno accompagnata in tanti anni di onorata carriera (e di scandali), per lasciar posto al fascino del “corvino”.

L’ha voluta così, Marc Jabobs in persona, per la sfilata di Louis Vuitton alla Settimana della Moda di Parigi, collezione Autunno/Inverno 2013-14, di Louis Vuitton e la top model dall’immutato charme ha sfilato con un abito che, a dire il vero, lasciava ben poco all’immaginazione: una fantasia trasparente per un nude look scollatissimo. La Moss, eroina e femme fatale, volteggia elegantemente sulla passerella per far calare il sipario sulla sfilata di una collezione super sexy e raffinata, fatta di pizzi, sete ma anche di morbidi velluti e pellicce alternati a fantasie a, fiori o retrò. Dulcis in fundo, chiusura coi fuochi d’artificio, con Mark Jacobs che ringrazia e s’inchina al suo pubblico in tenuta da notte.

Ps: Per “umanizzare” l’abito Vuitton si potrebbe indossare sotto un abito sottoveste color grigio perla o rosa antico.

Gabriella Lax

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“Vunk”, punk alla maniera Versace

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Se il “Punk” è firmato Versace diventa “Vunk”. Esplosione di borchie, pelle e vernice sulle passerelle milanesi per il marchio di Donatella Versace. Finalmente la stilista calabrese ha deciso di inventarsi (almeno nel nome) qualcosa di nuovo. Proprio qualche tempo fa si era meritata, dalle righe di questo piccolo blog, la mia personale tirata d’orecchie per il maniacale vizio di ripescare dall’archivio (peraltro geniale) del fratello Gianni le idee e le commistioni. Si è data una mossa Donatella. «Mi sono chiesta come sarebbe il punk oggi. la risposta è Vunk, ovvero un punk à la Versace maniera, per una collezione che guarda al futuro».

Dunque il nuovo movimento glamorous di Donatella una sorta di punk targato “2013”, un punk del nuovo millennio, sempre secondo il nuovo senso del glamour di Versace. Ben diverso dalle riletture organiche operate da Gianni Versace (ricordare l’abito nero che fece scalpore, indossato da Liz Hurley, cucito con spille da balia?). Così, le modelle Versace, nelle sfilate, si trasformano in guerriere irriverenti, vere armi di seduzione, pericolosamente fatali. A far da cornice le acconciature chic, con capelli lisci e un ciuffo voluminoso sul davanti ed un make-up concentrato sugli occhi, con abbondante matita nera nella rima inferiore e ombretto nude look brillante.

I personaggi che ne risultano hanno l’anima in vinile mescolato a tartan, décor acuminati per descrivere la nuova estetica musical-glam della Medusa. «Io non penso mai al passato. Al futuro, invece, ci guardo sempre, e reagisco al presente. E ora voglio una donna energica ed energetica che si ribella a quello che vede e soprattutto al fatto di non essere considerata e premiata per quanto vale». Parola di Donatella.

Gabriella Lax

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Jason Wu, da Taiwan a Michelle Obama

jasonwuConosceva solo il cinese mandarino. Ha imparato l’inglese da autodidatta leggendo le riviste di moda (ho provato anch’io nds), con l’aiuto di una macchina da cucire e pochi risparmi ha creato una casa d’abbigliamento per donna e ora veste la firt lady Michelle Obama. Ha i toni della favola, coi sogni che si realizzano, la vita di Jason Wu, nato a Taiwan e trasferitosi in Canada a soli nove anni «Non sono mai stato il primo della classe, a scuola. Le cose le ho imparate impegnandomi in ciò che mi piaceva. Quello della moda in apparenza è un mondo impenetrabile e scoraggiante. Ma secondo me essere riuscito ad arrivare dove sono ora dimostra quante opportunità esistano per i giovani a New York».

Così lo stilista che a soli 16 anni crea da freelance abiti per le bambole, disegna poi per l’azienda di giocattoli Integrity Toys con il marchio “Jason Wu dolls” e ne diventa il direttore creativo. Capisce di voler fare lo stilista e lancia la sua prima vera collezione donna coi soldi che ha guadagnato vendendo abiti epr bambole. Debutta nel 2006 come stilista aggiudicandosi il Fashion Group International’s Rising Star award nel 2008 e viene nominato per i Vogue Fashion Fund award. «Un sacco di volte parliamo del sogno americano, del fatto di poter venire da qualsiasi parte del mondo, da qualsiasi ambiente, e avere successo. E nel mondo reale non pensi che capiti mai. Ma la mia carriera mi ha fatto cambiare idea in proposito» chiarisce. Tra le sue prime clienti vip Amber Valletta e Ivana Trump.

Ma la vera fortuna per Wu è stato incontrare i favori della prima donna d’America. Michelle Obama ha indossato i vestiti dello stilisti nel corso delle due cerimonie d’insediamento del marito Barack, e per la copertina di un servizio di Vogue. La first lady americana è tornata a sfoggiare un abito (rosso) Wu durante la serata danzante per festeggiare il secondo mandato del marito. Questione di scaramanzia oltre che di preferenze personali perché già nel 2009 Michelle scelse una sua creazione (sempre in rosso) per il ballo inaugurale, uno degli eventi più seguiti nella storia Usa. Qualche problema lo crea il cognome Wu, uno dei più diffusi in terra mandarina.

La corte specializzata in proprietà intellettuale di Taiwan ha decretato che la nuova etichetta “Miss Wu” non può essere registrata come marchio perché non abbastanza distintiva. Lo stilista non si arrende e ribatte che il suo logo vuole evocare il grido di un gufo. Noi certamente facciamo il tifo per lui! «Io sono partito durante una crisi economica. Da questo punto di vista non ho mai sperimentato un momento favorevole. È sempre stato un po’ difficile. Ho fondato la mia azienda quando la gente era in preda al panico e non comperava niente».

Gabriella Lax

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Stella Jean e la camicia di Jovanotti

Jovanotti nel video "Tensione evolutiva"

Jovanotti con la camicia Stella Jean in “Tensione evolutiva”

Tante modelle e vip dopo aver abbandonato passerelle e palcoscenici diventano (o si improvvisano) stiliste. Stella Jean rappresenta il rovescio della medaglia. Splendido mix torinese (il papà)/caraibico (la mamma) inizia nel mondo della moda sfilando per Egon Von Furstemberg. «Il mio pigmalione perchè conosceva mia madre ma mi sentivo nel posto giusto ma nel luogo sbagliato». Dietro le quinte, già conoscendone, anche se da altra angolazione, tutti i segreti, Stella Jean ritrova il suo alveo vitale.

«Mi sentivo bene nel backstage, a fare il fitting, in sartoria. Sono stata totalmente autodidatta. Ma sfilare per tanti stilisti mi aveva aiutato, avevo imparato guardando. E con quegli insegnamenti mi presentai due volte al concorso “Who is on next”. Nulla, bocciata due volte. Devo il mio cambiamento a Simonetta Gianfelici, talent scout del concorso che per due volte mi scartò e che mi disse, “sii te stessa”. Facevo capi belli ma senz’anima. Iniziai a mettere sincerità nelle mie collezioni e la terza volta andò bene proprio perché riuscii mettere insieme il mio binomio culturale in un mix di tradizioni e contaminazioni». Dopo il successo al Cortina Fashion Week, queste commistioni speciali l’hanno portata ad essere una delle guest designer di AltaRoma e si è meritata in pieno il posto d’onore.

La sorpresa legata alla sua collezione è stato l’aver fatto sfilare prima di tutti un uomo, con una camicia il cui modello forse proprio sconosciuto non era. Con un balzo indietro nel tempo andiamo a qualche mese fa. Stella Jean riceve una telefonata dall’America, a chiamare è Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti che, dopo esser rimasto piacevolmente colpito da alcuni suoi abiti di uno store newyorkese, le commissiona una camicia da indossare nel video di “Tensione evolutiva”. Ecco la camicia, prima protagonista sopra la modello della sfilata romana. Si apre la passerella poi con la successione quasi ritmica degli abiti. Un percorso di ricerca attraverso forme e colori di tutti i continenti, partendo da fantasie volutamente lineari, di strutture sartoriali europee, passando dai luoghi della cultura amerindia, fino a giungere alle coste africane. In un viaggio senza convenzioni e pregiudizi, dunque imbevuto d’originalità.

Gabriella Lax

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