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Jason Wu, da Taiwan a Michelle Obama

jasonwuConosceva solo il cinese mandarino. Ha imparato l’inglese da autodidatta leggendo le riviste di moda (ho provato anch’io nds), con l’aiuto di una macchina da cucire e pochi risparmi ha creato una casa d’abbigliamento per donna e ora veste la firt lady Michelle Obama. Ha i toni della favola, coi sogni che si realizzano, la vita di Jason Wu, nato a Taiwan e trasferitosi in Canada a soli nove anni «Non sono mai stato il primo della classe, a scuola. Le cose le ho imparate impegnandomi in ciò che mi piaceva. Quello della moda in apparenza è un mondo impenetrabile e scoraggiante. Ma secondo me essere riuscito ad arrivare dove sono ora dimostra quante opportunità esistano per i giovani a New York».

Così lo stilista che a soli 16 anni crea da freelance abiti per le bambole, disegna poi per l’azienda di giocattoli Integrity Toys con il marchio “Jason Wu dolls” e ne diventa il direttore creativo. Capisce di voler fare lo stilista e lancia la sua prima vera collezione donna coi soldi che ha guadagnato vendendo abiti epr bambole. Debutta nel 2006 come stilista aggiudicandosi il Fashion Group International’s Rising Star award nel 2008 e viene nominato per i Vogue Fashion Fund award. «Un sacco di volte parliamo del sogno americano, del fatto di poter venire da qualsiasi parte del mondo, da qualsiasi ambiente, e avere successo. E nel mondo reale non pensi che capiti mai. Ma la mia carriera mi ha fatto cambiare idea in proposito» chiarisce. Tra le sue prime clienti vip Amber Valletta e Ivana Trump.

Ma la vera fortuna per Wu è stato incontrare i favori della prima donna d’America. Michelle Obama ha indossato i vestiti dello stilisti nel corso delle due cerimonie d’insediamento del marito Barack, e per la copertina di un servizio di Vogue. La first lady americana è tornata a sfoggiare un abito (rosso) Wu durante la serata danzante per festeggiare il secondo mandato del marito. Questione di scaramanzia oltre che di preferenze personali perché già nel 2009 Michelle scelse una sua creazione (sempre in rosso) per il ballo inaugurale, uno degli eventi più seguiti nella storia Usa. Qualche problema lo crea il cognome Wu, uno dei più diffusi in terra mandarina.

La corte specializzata in proprietà intellettuale di Taiwan ha decretato che la nuova etichetta “Miss Wu” non può essere registrata come marchio perché non abbastanza distintiva. Lo stilista non si arrende e ribatte che il suo logo vuole evocare il grido di un gufo. Noi certamente facciamo il tifo per lui! «Io sono partito durante una crisi economica. Da questo punto di vista non ho mai sperimentato un momento favorevole. È sempre stato un po’ difficile. Ho fondato la mia azienda quando la gente era in preda al panico e non comperava niente».

Gabriella Lax

Tutti i diritti riservati. Senza l’autorizzazione è vietata la riproduzione in qualsiasi forma.

Stella Jean e la camicia di Jovanotti

Jovanotti nel video "Tensione evolutiva"

Jovanotti con la camicia Stella Jean in “Tensione evolutiva”

Tante modelle e vip dopo aver abbandonato passerelle e palcoscenici diventano (o si improvvisano) stiliste. Stella Jean rappresenta il rovescio della medaglia. Splendido mix torinese (il papà)/caraibico (la mamma) inizia nel mondo della moda sfilando per Egon Von Furstemberg. «Il mio pigmalione perchè conosceva mia madre ma mi sentivo nel posto giusto ma nel luogo sbagliato». Dietro le quinte, già conoscendone, anche se da altra angolazione, tutti i segreti, Stella Jean ritrova il suo alveo vitale.

«Mi sentivo bene nel backstage, a fare il fitting, in sartoria. Sono stata totalmente autodidatta. Ma sfilare per tanti stilisti mi aveva aiutato, avevo imparato guardando. E con quegli insegnamenti mi presentai due volte al concorso “Who is on next”. Nulla, bocciata due volte. Devo il mio cambiamento a Simonetta Gianfelici, talent scout del concorso che per due volte mi scartò e che mi disse, “sii te stessa”. Facevo capi belli ma senz’anima. Iniziai a mettere sincerità nelle mie collezioni e la terza volta andò bene proprio perché riuscii mettere insieme il mio binomio culturale in un mix di tradizioni e contaminazioni». Dopo il successo al Cortina Fashion Week, queste commistioni speciali l’hanno portata ad essere una delle guest designer di AltaRoma e si è meritata in pieno il posto d’onore.

La sorpresa legata alla sua collezione è stato l’aver fatto sfilare prima di tutti un uomo, con una camicia il cui modello forse proprio sconosciuto non era. Con un balzo indietro nel tempo andiamo a qualche mese fa. Stella Jean riceve una telefonata dall’America, a chiamare è Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti che, dopo esser rimasto piacevolmente colpito da alcuni suoi abiti di uno store newyorkese, le commissiona una camicia da indossare nel video di “Tensione evolutiva”. Ecco la camicia, prima protagonista sopra la modello della sfilata romana. Si apre la passerella poi con la successione quasi ritmica degli abiti. Un percorso di ricerca attraverso forme e colori di tutti i continenti, partendo da fantasie volutamente lineari, di strutture sartoriali europee, passando dai luoghi della cultura amerindia, fino a giungere alle coste africane. In un viaggio senza convenzioni e pregiudizi, dunque imbevuto d’originalità.

Gabriella Lax

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A Londra 50 anni di Valentino

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Una parata di star e di amici elegante e glamour, per abiti senza tempo. Insieme al suo inseparabile compagno d’avventura, Giancarlo Giannetti, con cui ha costruito un’indimenticabile epopea nel mondo della moda internazionale, Valentino Garavani vola a Londra in scena alla Embankment Galleries della Summers House (una delle maggiori istituzioni culturali londinesi, dal 1700 con vista sul Tamigi), aperta fino al prossimo 3 marzo ad una sontuosa retrospettiva, dedicata a celebrare i cinquant’anni di storia dello stilista italiano dal titolo “Master of Couture”.

La mostra è divisa in tre sezioni “Valentino”, “La Passerella”, “L’Atelier e le petites mains” ed espone 130 modelli realizzati a mano e indossati da icone senza tempo come Jackie Kennedy Onassis, Carla Bruni, Grace Kelly e le attrici Sophia Loren, Julia Roberts, Gwyneth Paltrow.
«Sono felice che la mia mostra sia ospitata in questo museo che ho avuto modo di visitare tante volte durante i miei viaggi a Londra. Entrare qui e vedere i miei abiti esposti, divisi per decadi, insieme a questo allestimento di metri e metri mi riempie di emozione» ha commentato Valentino. Immagini, foto, filmati e una selezione di couture del designer (due terzi dei quali non è mai stata esposta al pubblico) scandiscono temporalmente un percorso che inizia sin da quella indimenticabile collezione, in total white, presentata nel 1968 e rivisitata nel 2011.

I curatori della mostra sono Patrick Kinmonth e Antonio Monfreda (conosciuti come Kinmonth Monfreda), da lungo tempo collaboratori dello stilista. Nel percorso si possono ammirare gli sfolgoranti abiti rosso Valentino e poi le creazioni straordinarie da ammirare nel museo virtuale oppure toccandole con mano. Sotto gli occhi dei visitatori estasiati passano oltre 130 abiti di haute couture, entrati nella storia con la grazia ed il passo di star, principesse, regine ed imperatrici regalando loro una nuova dimensione di bellezza che forse disconoscevano. Tra gli indimenticabili spicca certamente il vestito da sposa della Principessa Marie Chantal di Grecia (realizzato per le nozze col principe Pavlos), con dieci diversi tipi di merletto e per il quale, solamente per il velo, ci volle un mese di lavorazione.A complemento della mostra è presente un negozio in cui i visitatori possono acquistare anche il libro realizzato proprio per l’evento Valentino: “Master of Couture, A Private View”, editrice da Rizzoli.

Gabriella Lax

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