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Tra genio e talento, Coco Chanel

14 pizzo«La moda è nell’aria, per strada. La moda dipende da con chi stai uscendo»

Dopo la narrazione della nascita di Chanel n 5 non la amate ancora alla follia? Bene ho qualche stimolo nuovo da offrirVi. Buona lettura.

La storia della moda si divide in due parti: prima di Coco Chanel e dopo.La stilista più famosa di sempre si colloca in un punto qualsiasi, uno compreso tra talento e genio. La mia ambizione non è raccontare tutto lo scibile su Coco Chanel poiché, tra aneddoti, leggende e verità, si potrebbe scrivere un’enciclopedia. Focalizzo lo scritto sugli episodi del vissuto di “Mademoiselle” che hanno contribuito a creare il suo stile senza tempo.

L’infanzia. Orfana, figlia non riconosciuta, Coco viene affidata alle suore del convento del Sacro Cuore di Notre Dame, insieme alle due sorelline. Nelle sue collezioni è chiara l’influenza degli anni di vita monacale. Da li Coco prenderà l’amore per il bianco ed il nero per lo stile austero. Il bianco ed il nero non sono gli unici colori utilizzati da Chanel, che impiegò nei suoi abiti anche tonalità come il beige, il grigio e il blu marine.

Il primo amante. Fu certamente Etienne de Balsan, anche suo primo finanziatore, uomo appassionato di cavalli tanto che Chanel si ritrovò a passare le sue giornate nelle stalle dei purosangue del suo amante, imparò l’arte dell’amazzone che le ispirò, in seguito, i pantaloni da cavallerizza e le cravattine lavorate a maglia. Grazie alla rete di amicizie di Balsan, Chanel formò la sua prima clientela. Coco, nel tempo, mise a punto le tecniche di cucito imparate da zia Louise alla maglieria Maison Grampayre. Tra le amanti di Balsan vi fu Emilienne D’Aleçon, la prima cliente di Coco.

I cappellini. In un epoca in cui la moda prevedeva piume e paillettes in testa, con tanto di sostegno (farò lo stesso in seguito con gli abiti femminili) per contrasto, Chanel crea uno dei suoi oggetti must: fatto in paglia, con semplici fiori in raso o singole piume. E nel 1912, quando il primo piccolo negozio era già ormai avviato da due anni, Chanel iniziò a vendere oltre ai suoi capellini anche capi di vestiario come maglioni, gonne e qualche vestito.

5 con boy capelIl vero amore. Fu Boy Capel che la stilista conobbe proprio da Balsan. Alla sua prematura morte gli dedicherà l’essenza femminile d’eccellenza, la numero cinque. Anche Capel la aiutò economicamente e le aprì un nuovo negozio nella fortunata località balneare di Deauville.
Dai marinai al lavoro, Chanel trasse nuova ispirazione, realizzando dei maglioni col medesimo scollo “alla marinara”. Leggenda vuole che Chanel vagabondava nella stalla e chiese a Capel di prestarle il maglione. Che fastidio però poiché doverlo indossare dalla testa significava togliere l’audace ed inseparabile cappellino di paglia. Niente paura, Chanel prese un paio di forbici, tagliò il maglione in mezzo e se lo strinse con una cintura. Era nato il cardigan.
Questione di stile Gli esempi mostrano che lo stile di Chanel si rifaceva alla vita comune delle persone che la circondavano. Per questo motivo e per dare agli abiti delle donne la praticità negata dalla Belle époque, Chanel eliminò bustini, corsetti e impalcature per cappelli. Stile Pauvre (come sottolineava Paulo Poiret), in realtà è uno stile “che attinge dal genere umano”.

Petite robe noir. In principio fu Susanne Orlandi, mondana ed aristocratica,ad indossare il primo vestito firmato Chanel, un abito in velluto nero ornato da un semplice colletto bianco a petalo, proprio perché Coco sosteneva che «il nero conteneva tutto. Anche il bianco. Sono d’una bellezza assoluta. È l’accordo perfetto». Il tubino nero fa il suo ingresso nel mondo della moda nel 1926. Coco rivoluziona il concetto di femminilità creando, secondo alcuni, “una nuova uniforme per la donna moderna”. Una femminilità accentuata per paradosso. E per chi ha cercato di collocarla in una corrente artistica (la Schiaparelli era definita surrealista) Chanel era scollegata dalle tendenze e dalle mode del momento.

Eleganza è semplicità. Chanel era l’unico negozio di abbigliamento rimasto aperto durante la Grande Guerra e offriva capi di vestiario che in quella situazione si presentavano pratici e adatti alle esigenze secondo le indicazioni che si era prefissa mademoiselle. Il suo colpo da maestra fu quello di rendere femminile l’abbigliamento maschile, inserendo parametri di eleganza assolutamente contrastanti rispetto a quelli in auge all’inizio del ventesimo secolo. «Finiva un mondo, un altro stava per nascere. Io stavo là; si presentò un’opportunità, la presi. Avevo l’età di quel secolo nuovo che si rivolse dunque a me per l’espressione del suo guardaroba. Occorreva semplicità, comodità, nitidezza: gli offrii tutto questo, a sua insaputa».

La camelia. Simbolo rubato a Marcel Proust divenne l’emblema mondiale del suo marchio.

Concludo con una massima la massima di Mademoiselle per cui «L’eleganza è rifiuto». Un rifiuto che può essere quello della maionese sulle patatine come anche quello di prestare troppa attenzione ai nostri rivali.

(fine)

Gabriella Lax
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Chanel n.5, un successo “Inevitabile”

18Ogni 55 secondi nel mondo ne viene venduto un flacone. Così sono tornata sul luogo del delitto. La mia profumeria del cuore. Ho voluto risentirlo. Chanel n.5 è il «profumo di donna e non di rosa».

Certamente è in linea col concetto di “essenziale”, tanto caro alla sua creatrice Gabriella Coco Chanel. Leggenda vuole che il tempo si sia fermato nel momento in cui Mademoiselle ha scelto l’essenza che porta il numero cinque. Chanel non si sforza nemmeno di trovargli un nome. Punta il dito verso la boccetta. E quel profumo resta senza nome. Semplicemente è Chanel N. 5. Il profumo che, per sempre, avrebbe dovuto ricordare l’essenza (e l’assenza) di Boy Capel, il suo nuovo amore, morto prematuramente.
E’ il 1921 e la stilista lanciava sul mercato la fragranza che, negli anni, sarebbe rimasta ammantata di un assoluto potere evocativo. Coco lo aveva creato col figlio del profumiere dello Zar Nicola II, rifugiatosi in Francia durante la Rivoluzione russa.

Nel tempo diviene la camicia da notte di Marilyn Monroe. Ed è il profumo più venduto nel mondo. Sarà in mostra a Parigi, al Palais de Tokyo, fino al 5 giugno (dal 5 maggio, simbolismi nelle date?) la fragranza iconica divenuta a tutti gli effetti un’opera d’arte, affidata alle mani di Jean-Louis Froment (ha curato le esposizioni “Culture Chanel” di Mosca, Shanghai e Pechino) che chiarisce «È una mostra che ruota su un segreto legato ad un profumo. Proprio per definizione il profumo è qualcosa di intimo. Ci riporta a dei ricordi e a degli istanti personali ed è per questo che lo indossiamo».

All’evento per l’inaugurazione c’erano le protagoniste e storiche testimonial del profumo: da Vanessa Paradis a Carol Bouquet, Estella Warren, Audrey Tautou, insieme alle attrici ambasciatrici di Chanel nel mondo: Astrid Bergès-Frisbey, Zhou Xun, al regista Jean-Pierre Jeunet e artisti, creativi e it girl come Harumi Klossowski, Alma Jodorowsky, Gaïa Repossi, la top model Sigrid Agren e la fotografa artefice che ha scattato alcune campagne Chanel, Dominique Issermann.

Ogni donna, vorrebbe nel suo guardaroba un pezzo Chanel, perché è come avere un pezzo di lei. Anche quando si tratta di un “semplice” profumo. (1. Continua)

Gabriella Lax
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La giacca nera, icona Chanel in mostra

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«Il futuro troppo lontano non esiste. Per questo la moda guarda avanti ma solo di sei mesi in sei mesi». Parola di Karl Lagerfeld che, qualche giorno fa, a Milano ha inaugurato la mostra su uno dei pezzi cult del guardaroba “The Little Black Jacket” ossia la giacca nera di Chanel. Si tratta di un evento che, dopo essere approdato a Tokyo, New York, Taipei, Hong Kong, Londra e Mosca arriva nella città meneghina e si svolge in contemporanea con la “Settimana del Design”.

Carole Bouquet, Francesco Mandelli, Gaia Trussardi, Madalina Ghenea, Marpessa, Jo Squillo, Anna Dello Russo, Ermanno Scervino, sono solo alcuni degli ospiti di prestigio approdati alla Rotonda Della Besana, per l’evento curato dal maestro e direttore creativo Chanel, Karl Lagerfeld e da Carine Roitfeld, ex direttore creativo di Vogue Paris.

Centotredici scatti in cui è proprio la “giacca nera”, l’iconica protagonista, indossata da attrici, modelle, cantanti ed amici storici della maison francese, ritratti dalle mani sapienti di Lagerfeld. Cento storie diverse che lo stilista di Chanel ha immortalato in bianco e nero, cento personaggi internazionali ripresi come Vanessa Paradis, Alice Dellal, Maïwenn e Clémence Poésy che hanno interpretato la giacca con il loro stile e gusto personale.

Come un vero e proprio oggetto di culto, la giacca nera porta in auge i valori storici a cui la casa parigina è legata a doppio filo: l’eccellenza, la creatività e la modernità.
All’interno della mostra c’è poi una seconda sala con pochi selezionati scatti stampati su metacrilato: la “Fire Engraving Room”. Un lato multimediale da scoprire con tanti pixel che danno vita ad una figura intera, un volto o un dettaglio. Da gustare nel buoi assoluto.

Gabriella Lax

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Addio a Willy Rizzo, fotografo delle dive

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«Mi ricordo una delle sue frasi: “L’infelicità ce la costruiamo. Io fabbrico solo la felicità”. Ecco cosa mi ha insegnato Mademoiselle Coco Chanel, come fotografo e designer, a fabbricare la felicità».

E’ morto a 84 anni Willy Rizzo, il fotografo e designer italo francese, il ritrattista delle star. Rizzo stava preparando una mostra di scatti inediti proprio su Coco Chanel, che avrebbe dovuto inaugurare il 6 marzo. Rizzo era nato a Napoli nel 1928, sin da bambino capisce che la fotografia è il suo mondo: con la sua BoxAgfa a 12 anni ritrae per primi i suoi compagni di gioco e di classe. E la felicità passa diretta dai suoi scatti che hanno immortalato dive come Brigitte Bardot, Gene Kelly, Maria Callas, Marlene Dietrich, Monica Vitti e Jane Fonda, ma anche personaggi come Salvador Dalì ed attori quali Jack Nicholson, Gregory Peck, Gary Cooper.

Di lui celebre rimane nel 1949 la prima copertina del settimanale Paris Match, che andò in edicola con una fotografia storica di Winston Churchill. Ma rizzo fu anche un fotografo di guerre e conflitti sociali. Nel 1946, la rivista “Point de vue” gli commissionò un reportage sul Processo di Norimberga ed il magazine inglese Life comprò le sue foto sul conflitto in Tunisia, sulla linea Mareth.

Nel 1968 rientrato in Italia aveva sposato la modella ed attrice Elsa Martinelli e aveva lanciato una linea di arredamento “art deco” che ne fece il designer della Dolce vita, ma alla fine degli anni Settanta ritornò in Francia, il Paese che lo aveva adottato, dove dal 2009 aprì uno studio fotografico. Storiche le immagini di Marilyn Monroe, già in preda alla depressione, scattate due settimane prima dalla morte. A proposito di quel lavoro Rizzo sottolineò «Fu come se le più belle donne del mondo fossero la, concentrate in una».

Gabriella Lax

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