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«We are Nirvana. I am Kurt»

Kurt-CobainPer me resterà un “poeta” maledetto della musica. Certo depresso e incompreso. Altri volti questi di un genio musicale creativo con pochi eguali. Sto parlando di Kurt Cobain che oggi avrebbe compiuto quarantasei anni.

“Odorano di spirito adolescenziale” le mie parole, in realtà frutto di un amore post-adolescenziale, di un amore frutto dell’età della ragione. Cobain e i Nirvana (Dave Grohl e Chris Novoselic) hanno spalancato al mondo le porte del grunge, uno stile di vita, oltre che un mood da adottare quotidianamente che, partendo dalle frette atmosfere di Aberdeen, a Seattle, ha contagiato i giovani di tutti il mondo. Anche Cobain fa parte del club dei morti a ventisette anni, in bloom, nel fiore dell’età. Anche Cobain come molti altri grandi (non pensate solo Janis Joplin e Jimi Hendrix, ma a Marilyn Monroe, Charles Baudelaire, Charles Bukosky), ha cercato rifugio disperato nelle droghe e nell’alcol. Un rifugio stretto tanto da non lasciare respirare.

Questi uomini hanno i pori della vita dilatati, la loro essenza è connessa col mondo. Riescono a far uscire i loro frutti con molto dolore e, per converso, ricevono molto dolore dal mondo, per osmosi. Uno “spleen” che diviene ben presto “mal de vivre” e che spesso li porta a finire l’esistenza, in un modo o in un altro, ma sempre prima del tempo. Ho visto “The Last day”, pellicola del 2005 di Gus Van Sant. Sicuramente, a voler essere obiettivi, un ottimo lavoro del regista pluripremiato. Il film rende benissimo il senso di angoscia e di morte che aleggia intorno alla figura di Cobain nei giorni prima del tragico suicidio.

Ma la figura controversa del leader dei Nirvana tornerà a rivivere in un film diretto da Brett Morgen, specializzato in film documentari. Un lavoro durato cinque anni solo per la preparazione e lo studio. Di qualche giorno fa l’annuncio del regista: il film uscirà nel 2014 e si concentrerà molto sulla schiva personalità del carismatico Cobain oltre alla prodigiosa ascesa dei Nirvana nel panorama grunge, alla conquista mondo. La pellicola sarà una commistione di riprese dal vivo e animazioni sviluppate a partire da disegni e fumetti realizzati dallo stesso Kurt Cobain che non coltivava solo la sua vena musicale, ma quella artistica in senso più ampio. A quanto pare sembra tutto pronto per iniziare riprese e montaggio anche se manca un elemento fondamentale ossia il consenso della vedova, Courtney Love, voce delle Hole e per tanti anni e per molti ritenuta, in modi differenti, responsabile della morte del marito. Intanto a marzo uscirà il libro di Bruce Pavitt, il fondatore della Sub Pop Records che “scoprì” i Nirvana, Experiencing Nirvana, in cui narra, sotto forma di diario fotografico, il primo tour europeo del gruppo.

«Rotto l’imene della tua irraggiungibilità sono tornato indietro/ lanciami il tuo cordone ombelicale perché io possa arrampicarmi». (da “Heart shake box”, canzone di “In Utero”, dedicata a Courtney Love).

Gabriella Lax

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Paul Mcartney coi Nirvana incanta NY

Paul-McCartney-C-performs-009Neanche nei sogni più allucinanti ci saremmo mai immaginati Chris Novoselic e Dave Grohl dei Nirvana suonare con Paul Mcartney al posto di Kurt Cobain. Un’idea che, al solo pensiero, fa venire i brividi per l’emozione a tutti gli estimatori della musica con la “M” maiuscola.. Ma, la realtà, a volte, ha più fantasia dell’immaginazione e dei sogni. Così succede che un progetto benefico riesce a raccogliere attorno a sé gli artisti più importanti e significativi della musica recente e che un concerto si trasformi in uno degli eventi musicali con cassa di risonanza (per restare in tema) addirittura mondiale.

Una nuova Woodstock si è materializzata al Madison Square Garden di New York, in occasione del concertone dal titolo “12.12.12: The Concert for Sandy Relief”, organizzato per raccogliere fondi da destinare alle vittime dell’uragano Sandy, abbattutosi sulla costa orientale degli Stati Uniti lo scorso ottobre, provocando oltre 140 vittime negli Usa, di cui 104 a New York e in New Jersey. Il ricavato sarà distribuito dalla “Robin Hood Foundation” alle popolazioni colpite dall’uragano. E’ stato Bruce Springsteen, originario del New Jersey ad aprire il live, ed a chiamare, poco dopo sul palco, il suo “vicino di casa”, Jon Bon Jovi (all’anagrafe Bongiovanni, cognome che tradisce le chiare origini italiane del rocker).

Insieme a loro Eddie Vadder (Pearl Jam), Eric Clapton, Billy Joel, Alicia Keys, Chris Martin, l’ex Pink Floyd Roger Waters, Kanye West, The Who (Roger Daltrey e Peter Townsend, entrambi sulla soglia dei 70 anni ed in splendida forma) e gli ever green Rolling Stones. Dietro le quinte invece tante celebrità tra cui Susan Sarandon, Ben Stiller, Whoopy Goldberg, Katie Holmes, Quentin Tarantino e Chelsea Clinton pronte a ricevere le donazioni attraverso un’apposita linea telefonica.
Evento, tra gli eventi della serata, è stata l’inedita esibizione del cantante dei Beatles insieme ai superstiti dei Nirvana che non suonavano insieme praticamente da vent’anni, da quando cioè quel maledetto giorno d’aprile del 1994, il cantante, leader Kurt Cobain, si tolse la vita nella sua casa di Seattle. Comici i retroscena delle operazioni che hanno portato Mcartney sul palco con Novoselic, al basso e Grohl alla batteria.

«Non so dove siano stati, ma loro continuavano a dire quanto bello fosse essere tornati a suonare insieme – ha raccontato McCartney a proposito di Grohl e Novoselic – così mi è venuto spontaneo chiedere “Hey, ragazzi, ma voi non suonavate già insieme?”. A quel punto qualcuno mi ha sussurrato: “Sì, ma questi sono i Nirvana. E tu sei Kurt Cobain”. Non ci potevo credere...».
Caro Paul, va bene che essendo un pezzo di storia della musica vivente meriti tutto il nostro rispetto e la devozione, ma una tiratina d’orecchie, te la meriteresti…

Gabriella Lax

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