Archivio tag | chanel

Punk, moda per non essere di moda

punk-mostra-met_66472133_650x433

«Capelli e vestiti erano era una cosa che dovevi farti da solo, e con cui esibivi il tuo essere libero dalla proprietà e anche dall’eleganza». (Richard Hell)

Quanta influenza ha avuto lo stile punk, irriverente e rock, nella moda degli ultimi decenni? A questa domanda cerca di rispondere la mostra, allestita dal mese scorso, del Metropolitan Museum di New York dal titolo “Punk: chaos to couture”.
Dopo il gran galà del 9 maggio, giacche di pelle, spille da balia, borchie, abiti lacerati e catene saranno in esposizione fino al 14 agosto. Cento abiti, maschili e femminili, con i simboli che hanno contraddistinto il movimento punk, creazioni, firmate Dolce e Gabbana, Chanel, Moschino, Versace, John Galliano, Riccardo Tisci e da molti altri designer, eredità haute couture del movimento anni Settanta.

Perché il punk ha fatto irruzione prepotentemente sulla scena musicale di New York e Londra proprio all’inizio degli anni Settanta, sull’onda di personaggi di riferimento come Patti Smith e Richard Hell che hanno avuto un grande impatto sul modo di vestire di Malcolm McLaren, leader dei Sex Pistols e la sua partner, la designer Vivienne Westwood che fecero decollare lo stile punk attraverso la loro boutique al 430 King’s Rd. Nelle sette sale tematiche, indosso a manichini con parrucche colorate e appuntite, si scoprono le creazioni di stilisti tradizionalmente legati al movimento punk, alla scoperta di un’estetica famosa per aver rotto, a suon di provocazione, i canoni del buon gusto. Soave tributo alla ribellione della tribù giovanile del secolo scorso è un mondo tutto da scoprire. «Anche se la democrazia del punk si oppone all’autocrazia del mondo del fashion gli stilisti continuano ad appropriarsi del suo vocabolario estetico per catturarne lo spirito ribelle e la forza aggressiva» ha spigato il curatore, Andrew Bolton.

punk

I fashion designer in mostra sono Miguel Adrover, Thom Browne, Christopher Bailey (Burberry), Hussein Chalayan, Francisco Costa (Calvin Klein), Christophe Decarnin (Balmain), Ann Demeulemeester, Dior, Domenico Dolce e Stefano Gabbana (Dolce e Gabbana), John Galliano, Nicolas Ghesquière (Balenciaga), Katharine Hamnett, Viktor Horsting e Rolf Snoeren (Viktor & Rolf), Christopher Kane, Rei Kawakubo (Comme des Garçons), Karl Lagerfeld (Chanel), Helmut Lang, Martin Margiela, Malcolm McLaren, Alexander McQueen, Franco Moschino e Rossella Jardini (Moschino), Kate e Laura Mulleavy (Rodarte), Miuccia Prada, Gareth Pugh, Zandra Rhodes, Hedi Slimane (Saint Laurent), Stephen Sprouse, Jun Takahashi (Undercover), Joseph Thimister, Riccardo Tisci ( Givenchy), Gianni Versace, Junya Watanabe, Yohji Yamamoto e Vivienne Westwood.

La mostra sarà un percorso multimediale e un’esperienza multisensoriale organizzata attorno a materiali e tecniche; i vestiti saranno animati con video musicali. Tra le sezioni più curiose quella dedicata agli abiti realizzati con materiale di recupero, come sacchetti di plastica e tappi di bottiglia, protagonista assoluto un voluminoso vestito da sera di moschino in buste della spesa (rigorosamente italiane). Un’esposizione a testimonianza dunque che il punk non è affatto morto. Anzi, è vivo e vegeto e. soprattutto, contamina ancora.

Gabriella Lax
Tutti i diritti riservati. Senza l’autorizzazione è vietata la riproduzione in qualsiasi forma

Valentino, “trucco sartoriale” by Chanel

ga«E’ un trucco che definisco “sartoriale” il mio». Ed io ho avuto la fortuna di essere truccata da lui, Ezio Valentino, vincitore del Premio per il miglior visagista Chanel Italia 2013. Un meraviglioso riconoscimento che, a detta del ricevente, non contempla solamente la capacità di saper truccare le clienti, bensì la vera valorizzazione del viso. E, a dimostrazione che un buon lavoro va al di là del dato oggettivo di un viso (variamente) truccato senza forzature ci sono i “feed back” di gradimento con i clienti stessi da un lato, ma, soprattutto, le gratificazioni da parte dei titolari dell’esercizio commerciale ospitante (nel mio caso le profumerie Squillace”).

Che dire a lavoro ultimato, dopo un bella mattina di caffè, chiacchiere, esperienze e notizie originali ed efficaci sui prodotti e sui pezzi di make up utilizzati per il mio trucco? Dieci e lode al caro Ezio! «I riconoscimenti da parte dei capi sono importanti – spiega il visagista – ma quello che conta è la soddisfazione che leggo sul volto delle persone che incontro e che mi fanno amare sempre più il mio lavoro».

Foggiano, di Cerignola, Ezio Valentino ha iniziato a lavorare come visagista col maestro italiano Diego Dalla Palma nel 1992, per poi proseguire con la Versace. Adesso, da sette anni, lavora per la maison Chanel, viaggiando in giro per l’Italia, portando con sé il gusto creativo di sobrietà ed eleganza, tipico di Mademoiselle, personalizzato ed interpretato a seconda di chi si trova davanti.
«Non intendo mai imporre nulla, né “violentare” il gusto di chi si affida a me, cerco sempre di seguire i caratteri, lo stile di chi mi trovo di fronte, son le persone stesse che mi offrono le indicazioni: da come son vestire, in base ai colori, agli accessori».
Una dinamica in linea con il motto Chanel per la prossima stagione: “Make up your style” ossia “Uno stile, il tuo stile”.

Gabriella Lax
Tutti i diritti riservati. Senza l’autorizzazione è vietata la riproduzione in qualsiasi forma

La giacca nera, icona Chanel in mostra

img-7457-419473_650x0

«Il futuro troppo lontano non esiste. Per questo la moda guarda avanti ma solo di sei mesi in sei mesi». Parola di Karl Lagerfeld che, qualche giorno fa, a Milano ha inaugurato la mostra su uno dei pezzi cult del guardaroba “The Little Black Jacket” ossia la giacca nera di Chanel. Si tratta di un evento che, dopo essere approdato a Tokyo, New York, Taipei, Hong Kong, Londra e Mosca arriva nella città meneghina e si svolge in contemporanea con la “Settimana del Design”.

Carole Bouquet, Francesco Mandelli, Gaia Trussardi, Madalina Ghenea, Marpessa, Jo Squillo, Anna Dello Russo, Ermanno Scervino, sono solo alcuni degli ospiti di prestigio approdati alla Rotonda Della Besana, per l’evento curato dal maestro e direttore creativo Chanel, Karl Lagerfeld e da Carine Roitfeld, ex direttore creativo di Vogue Paris.

Centotredici scatti in cui è proprio la “giacca nera”, l’iconica protagonista, indossata da attrici, modelle, cantanti ed amici storici della maison francese, ritratti dalle mani sapienti di Lagerfeld. Cento storie diverse che lo stilista di Chanel ha immortalato in bianco e nero, cento personaggi internazionali ripresi come Vanessa Paradis, Alice Dellal, Maïwenn e Clémence Poésy che hanno interpretato la giacca con il loro stile e gusto personale.

Come un vero e proprio oggetto di culto, la giacca nera porta in auge i valori storici a cui la casa parigina è legata a doppio filo: l’eccellenza, la creatività e la modernità.
All’interno della mostra c’è poi una seconda sala con pochi selezionati scatti stampati su metacrilato: la “Fire Engraving Room”. Un lato multimediale da scoprire con tanti pixel che danno vita ad una figura intera, un volto o un dettaglio. Da gustare nel buoi assoluto.

Gabriella Lax

Tutti i diritti riservati. Senza l’autorizzazione è vietata la riproduzione in qualsiasi forma.

A Prato, vintage mon amour…

mostra-vintage-a-prato_127165_big
Tutto ciò che è stato. Tutto ciò che ancora può essere. Occorre celebrare il vintage come un fenomeno di costume che cresce a dismisura. Per conoscere meglio il vintage e la sua storia ecco che in mostra a Prato, al Museo del tessuto, fino al 31 maggio, “Vintage, l’irresistibile fascino del vissuto”, in collaborazione con Angelo Vintage Archive e la partecipazione di prestigiosi marchi internazionali di moda. Abiti in stile folk, tute da lavoro, denim d’antan, insomma un omaggio allo stile in un percorso con quattro sezioni e oltre cento abiti.

La prima sezione con costumi e raffinati abiti antichi mostra la sopravvivenza dei vestiti che dovevano durare nel tempo. In esposizione veri reperti storici del Museo:accanto ad abiti del Museo Stibbert e della Galleria del Costume di Firenze, nonché del Museo Nazionale di Arti e Tradizioni Popolari di Roma. La seconda sezione espone tute, denim, il ruolo cioè di abito usato come divisa della protesta, simbolo dei movimenti giovanili. E’ una sezione che sottende a Prato come capitale mondiale della raccolta di abiti usati, reimpiegati per il recupero delle fibre destinate ad alimentare l’industria della lana rigenerata, attiva dalla seconda metà del XIX secolo (stracci pratesi.).

Nella terza sezione, gli abiti della protesta e della rivolta giovanile. Vengono esposti jeans usurati e uniformi personalizzate, l’eskimo e altri abiti folk ed hippie che diventano ispirazione per gli stilisti del periodo come Yves Saint Laurent. C’è anche una selezione di pezzi di Dior, Cardin, Balenciaga, Chanel risalenti agli anni Cinquanta e Sessanta, mentre vestiti di Valentino, YSL, Thierry Mugler e Issey Miyake confermano come già negli anni Ottanta e Novanta era già diffusa la passione per il vintage.

La quarta sezione della mostra sottolinea come degrado ed usura dei tessuti nel settore della moda abbiano ispirato gli stilisti: da quelli trattati da Mariano Fortuny alle lavorazioni in cui tagli, macchie e decolorazioni diventano marchi come Stone Island, Massimo Osti e Marithé e François Girbaud. Ciliegina sulla torta un capo militare originale della seconda guerra mondiale reinventato da Antonio Marras.

Gabriella Lax

Tutti i diritti riservati. Senza l’autorizzazione è vietata la riproduzione in qualsiasi forma.

“Celebration”, make up 2013

dior-12-1
«Tutto, nei giorni di festa, deve essere in perfetta armonia, dall’abito alla pettinatura». Prende il nome di “Celebration” il make up pensato appositamente per celebrare degnamente le feste di Natale ed un radioso 2013. Ad illustrarlo è Filippo Raffa, make up artist delle profumerie Squillace, sul corso Garibaldi di Reggio Calabria.

Dall’idratazione all’acconciatura, seguiamo, passo dopo passo, i consigli dell’esperto.
«Lo step numero uno per la riuscita di un buon make up è naturalmente la preparazione del viso che consente al trucco di mantenersi ottimamente e più a lungo. Il viso deve essere perfettamente deterso in maniera efficace a seconda del tipo di pelle che si andrà a trattare. Dopo la maschera, serve applicare un prodotto idratante, meglio se ad effetto tensore come Eclat tenseur della Sisley, che leviga al massimo la pelle». E, a questo punto, si passa a stendere il fondotinta. «Soleil Tan illuminante di Chanel presenta gocce di emulsione dorata che impreziosiscono il colore». Di seguito «Va stesa la cipria, applicata con un piumino, con particolare attenzione alla zona “T”, mento, naso e fronte». E, per il passo successivo, «il phard con leggera perlatura dorata come Star Dust di Chanel numero 73, che ridà luminosità al viso».

«Il make up delle feste punta assolutamente sullo sguardo, quindi bisognerà giocare con ombretti dai forti contrasti. La linea Dior propone Gran Bal, proprio per le feste. Andando nei particolari serve mascara nero in abbondanza e, soprattutto, è indispensabile il kajal di Givenchy sugli occhi per un effetto sensuale e raffinato. Sicuramente non passerete inosservate». E per regalare con l’ombretto un tocco magnetico «Oro e bronzo, metallizzate le nuances per l’ombretto Happy Holidays di Lancôme».
«Sulle labbra dove aver passato ancora una volta Eclat tenseur della Sisley, disegnate il bordo con una matita e procedete ad accendere il colore con tonalità vibranti e naturalmente color metallo per accendere le feste».

E per unghie perfette «Dopo un’accurata manicure potete sbizzarrirvi coi colori più brillanti per le feste. Consiglio Gran Bal di Dior, (a forma di palla dell’albero di Natale nds), smalto ad altissima tenuta ispirato alle grandi dive di Hollywood». E il must naturalmente «sarà il rosso Marilyn». Ma si possono scegliere anche altre tonalità tra le quali il rosso e lo splendido nero coi riflessi color oro.
A completare il tutto ci penserà la pettinatura. «lo chignon è sempre elegante, semplice e di gran moda e, scoprendo il viso, serve a catalizzare l’attenzione sul trucco, in particolar modo sullo sguardo». Per chi può sfoggiare una lunga chioma di capelli lunghi invece «andrà benissimo un’acconciatura semplice con i capelli morbidi sulle spalle».

Gabriella Lax

Tutti i diritti riservati. Senza l’autorizzazione è vietata la riproduzione in qualsiasi forma.

Non tutti i Maya vengono per nuocere

pitt«Alle 18 comincia il giudizio universale». Vi ricordate questa frase? Era ripetuta a cantilena nell’omonimo film neorealista, “Il giudizio universale” diretto da Vittorio De Sica.
In attesa dell’ultimo giorno per la specie umana mi domando, come potrebbe essere il giorno del giudizio? Da fashion victim, anche in questo caso, la visione celestiale è quella dell’uomo Chanel per eccellenza, con tanto di rughe in viso non cancellate dal Photoshop, Brad Pitt in serafica tenuta, pronto a suonare le trombe…
Se si pensa alla fine del mondo, il rischio è di diventare improvvisamente seri…E il 21 dicembre incombe, ed insieme alla fatidica data, c’è la profezia dei Maya su un nuovo inizio. Già perché è proprio di “inizio” che si tratta e non di una pronosticata “fine”.

Che quella dei Maya sia stata solo una sorta di avvertimento, confermato, negli anni successivi dalle previsioni di Nostradamus? Dunque un “Ricordati che devi morire”, una sorta di diluvio universale virtuale per spingerci a riconsiderare la quotidianità della nostra esistenza, per entrare poi più liberi, e con una nuova consapevolezza, in un’era non segnata in nessun calendario (ad eccezione di quello dei Maya).

Mi ricordo che da bambina, erano gli anni Ottanta, e io avrò avuto sette anni. Anche a scuola, in classe, si era diffusa la voce che, quell’oramai lontano giorno, potesse essere l’ultimo: la fine del mondo sarebbe arrivata la sera alle 20. Così, ricordo, con molta tenerezza, cercai di finire i compiti per casa prestissimo. Alle 19.55 in punto corsi a prendere la mia bambolona, Serenella (una specie di Cicciobello, versione corvina e al femminile) e mi posizionai su una sedia della cucina, davanti a mia madre che, in quel momento, era intenta a preparare la cena. Con la bambola stretta al cuore e mia madre vicino, tachicardia a palla, ero pronta ad affrontare la fine. Contavo, alla rovescia, i minuti che passavano. Alle venti non accadde nulla. Così tornai a posare la bambola vicino al letto e aiutai la mamma a sbucciare i fagiolini.

Gabriella Lax

Tutti i diritti riservati. Senza l’autorizzazione è vietata la riproduzione in qualsiasi forma.

La tuta protagonista in passerella

lady-gaga-in-gianni-versace-x-the-edge-of-glo-L-wf4JVSChi l’ha detto che si tratta di un capo sportivo? A guardare ciò che gli stilisti hanno immaginato per il prossimo inverno proprio non si direbbe. Mai come in questa stagione i coutumier hanno mostrato al mondo la versatilità della tuta, un capo troppo spesso relegato allo sport o al tempo libero.
E il video “End of glory”, di Lady Gaga ne è il perfetto esempio. Per l’occasione, qualche mese fa, Donatella Versace aveva aperto gli archivi della maison per mettere a disposizione dell’artista americana quanto di meglio fosse stato, a suo tempo, frutto del genio creativo di Gianni Versace. Il risultato porta, nel caso dell’eccentrica Germanotta, ad un tripudio di borchie, cristalli e pelle nera più hot che mai, come si addice ad una super eroina della pop music (vedi foto).
Dai video alle passerelle di tutto il mondo il passo è breve. Valentino immagina, come è nel suo credo, leggiadre eroine di uno stile elegantemente dedicato che lascia spazio ad una creazione nera, intensa e misteriosa, un tuta che, in passerella, diviene espressione tangibile di preziosa forza femminile.
Si affida al fascino della tuta anche il direttore di Biblos, Manuel Facchini, facendola risplendere di riflessi argentei e lunari. Così come brilla di luce propria perché tutta spruzzata d’oro anche la versione proposta da Alviero Martini per Prima Classe.
Max Mara stravolge un classico dei classici di tutti i tempi come il cappotto color cammello che si lascia contagiare e trasformare dal fascinoso taglio della tuta.
Per Frankie Morello la tuta torna ad essere un inno allo sport che sostituisce però alle snakers tacchi e zeppe che svettano.
E’ Yves Saint Laurent che predilige oniriche signorine che sembrano volare in tute dai colori intensi della notte, sofisticate nel taglio ma comode e facili da indossare. Sarà forse questo, la comodità, il segreto del loro intramontabile successo?

Gabriella Lax

Tutti i diritti riservati. Senza l’autorizzazione è vietata la riproduzione in qualsiasi forma.