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Dimmi che Pasquetta fai…

abateCarmine Abate (scrittore). Nonostante la vittoria la premio Campiello è inarrestabile. Quando lo sentiamo non vorremo turbare la sua verve scriptorea…«Sono molto impegnato a scrivere e son molto contento per il momento che sto attraversando, naturalmente. Purtroppo per il momento Non tornerò in Calabria, a Pasquetta resterò in Trentino». Ma il perché è presto svelato. Lo scrittore sarà nella sua terra d’origine i primi giorni di aprile, per la presentazione de “La collina del vento”, ospite nella scuole di Reggio e della provincia. «Mi piace la Pasquetta tradizionale in famiglia. Ci sarà solo da decidere se andare in montagna o sul Lago di Garda, certo confesso che io sono più attirato dall’acqua, ma la scelta dipenderà dal tempo. Voglio fare una bella mangiata e giocare a pallone con i miei figli».

imagesGiuseppe Giofre (ballerino). Da qualche mese ha lasciato la sua Calabria definitivamente per andare a stabilirsi a Roma. Super impegnato per la promozione del disco nel quale si cimenta sia nel canto (è prodotto dalal Maionchi), sia nel ballo, come ha fatto anni fa il suo idolo, la bellissima Britney Spears. Dunque, sempre via per tutto l’anno e quale migliore occasione, che le vacanze di Pasqua, per il vincitore di Amici 2012 per tornare nella sua terra?«Passerò Pasqua e Pasquetta con la mia famiglia. Non vedo l’ora di rientrare in effetti perché da quando è uscito il suo single “Break” è spesso in viaggio per il Paese. Mangerò il mio uovo di cioccolata, rigorosamente al latte, e starò con i miei parenti e con i miei amici, finalmente. Insomma approfitto di questi pochi giorni per ricaricare le batterie».
micaela____foti.jpg___th_220_220Micaela Foti (cantante) . All’insegna del riposo, per il momento lontana dalla capitale, le vacanze pasquali della giovane cantante reggina, già da qualche giorno nella città dello Stretto. «Sto studiando (è iscitta in gurisprudenza, poverina, come ti capisco…) ma non diciamo la materia per scaramanzia. Rispetto allo scorso anno, al grande fermento per l’uscito del fortunato single “Splendida stupida”, ora è un momento di pausa: sto lavorando ad un nuovo progetto e, soprattutto, agli spettacoli live. Non so ancora di preciso il mio programma per il lunedì dell’Angelo ma so che certamente trascorrerò quella giornata coi miei amici, quelli che, stando a Roma, non vedo per il resto dell’anno».

gennaro-calabrese-200x300Gennaro Calabrese (imitatore). Prosegue con successo sulle reti di Sky nelle parodie de “Gli sgommati”, in cui interpreta svariati politici dando voce ai personaggi di gomma per il terzo  anno consecutivo. Nel frattempo, a Roma, fino al 28 aprile, ci saranno cinque repliche e andranno in scena i suoi personaggi speciali de “L’imitatore non è l’imitato”, divertentissimo show di cui cura la regia.. Torna a casa per le feste l’imitatore di origine reggina sempre contento di riabbracciare la famiglia e gli amici. Per la Pasquetta «Ancora non ho deciso. Son già contento di tornare a casa, prendere una pausa, rifiatare. Non so cosa combinerò a Pasquetta, ma, di solito, io sono il “fuochista” della comitiva per le grandi mangiate. Mi piace cucinare, mi piace arrostire la carne e finirà così anche stavolta, sicuramente».

Gabriella Lax

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Abate, vittoria… per addizione


Il suo vivere “per addizione” ossia “prendere il meglio di tutti i mondi vissuti”, mi ha davvero convinta. Per lui coniugare le radici calabresi, al cuore harbersh, all’emigrazione da germanico, alla vita in Trentino è stato la chiave del successo. Dopo la prestigiosa vittoria a Venezia della cinquantesima edizione del Premio Campiello, Carmine Abate è tornato in Calabria, laddove, tanti anni fa, tutto è cominciato. In libreria è campione indiscusso di vendite, al primo posto da qualche settimana. E finalmente, piuttosto che le lunghe telefonate, abbiamo trovato per modo per interagire in maniera molto più dinamica.
Ti eri già presentato al premio nel 2004 con “La festa del ritorno”. Cos’ha in più “La collina del vento”?
«Era un romanzo breve che trattava del rapporto padre e figlio con l’emigrazione sullo sfondo. Questo libro tocca corde più universali e, soprattutto, tratta un grande tema ossia la necessità di difendere il proprio territorio. Se lo distruggiamo eliminiamo la nostra memoria. Mi fa piacere che il senso sia stato colto dai lettori del Campiello e da quelli delle librerie che lo stanno comprando».
Calabrese, germanico, harberesh, italiano come convivono dentro te queste realtà?
«Sono dentro in maniera profonda. Quando scrivo non faccio un discorso razionale di utilizzazione delle parole di varia provenienza, sono le parole che si impigliano spontaneamente nella pagina, io non faccio altro che lasciare senza eliminarle mi sono accorto che le parole, come esche vive, mi portano a galla le storie».
Per uno scrittore è più importante il linguaggio che utilizza o i temi trattati?
«La cosa fondamentale per uno scrittore è la lingua. Si può raccontare una grandissima storia però si deve trovare il tono giusto, con la lingua giusta. Il mio romanzo ha un linguaggio scorrevole ma ricco ed anche rigoglioso, come è rigogliosa la collina di cui parlo».
Va di moda il romanzo di moda?
«”La collina del vento” è un libro fuori moda e ne vado fiero. Fuori dalla moda si dice di libri che trattano di grandi temi della vita, della letteratura: la vita, l’ amore, la morte e la memoria. Non ho mai scritto libri seguendo le mode. Ed è per questo che libri miei per esempio del 1991, il “Ballo tondo”, primo mio romanzo verrà riproposto dalla Mondadori, alla fine di ottobre in una collana sul mondo harberesh. Se si scrivono romanzi di moda dopo qualche anno non resistono più e vengono dimenticati».
Finita l’intervista me ne vado con un dubbio. Carmine ed io avevamo parlato di Rino Gaetano poiché nel romanzo “Gli anni veloci”, il cantante era una figura che, negli anni, aveva accompagnato le vite dei giovani protagonisti. Vuoi vedere che il Rino di cui parla nell’ultima generazione de “La collina del vento” è ancora, di nuovo, lui?

Gabriella Lax

Abate, trionfo di Calabria


Il viso sornione e sorridente. Ma, soprattutto, un albero dalle radici ben piantate in una Calabria dalla cultura arberesh. Carmine Abate, scrittore di Carfizi in provincia di Crotone, trionfa al Premio Campiello. L’ho conosciuto qualche anno fa, all’uscita del romanzo “Gli anni veloci”. “Diffidate dai libri che lanciano i messaggi. Il vero messaggio è quello che riuscite a cogliere voi stessi”. Con queste parole, in quell’occasione, aveva ammonito i giovani del liceo che erano arrivati, curiosi ad ascoltarlo, a scoprire i segreti della storia di Anna e Nicola, della special guest Rino Gaetano che a sorpresa figurava nella narrazione. “Rino appare all’improvviso – mi aveva confessato – non l’avevo programmato, ma il suo personaggio è emerso prepotentemente a raccontare la vita, l’affermazione con Sanremo, la sua morte all’apice del successo”. E poi venne la mia inchiesta proprio su Rino Gaetano, Carmine Abate era un testimone prezioso, quasi perfetto. E mi fu molto utile nella ricostruzione: ma il Rino Gaetano che lui descriveva era un personaggio assolutamente positivo e propositivo. Anche il libro vincitore a Venezia, “La collina del vento”, sempre edito da Mondadori, racconta della Calabria, della famiglia Arcuri, del mar Ionio che tutto guarda e tutto assorbe nel peregrinare delle onde. Una terra che lotta con tutte le sue forze per affermare i propri sogni.
Dal palco tirato a lucido del Teatro La Fenice, Abate ha ringraziato la moglie (tutto l’amore traspariva dalle parole che per lei aveva pronunciato durante una mia intervista) ed i due rampolli maschi. Ha vinto con 40 voti di scarto sulla seconda classificata Francesca Melandri (“Più alto del mare”, edito da Rizzoli), segno evidente della superiorità riconosciuta dai giurati.
Al di là della felicità per il trionfo al Campiello di uno scrittore (finalmente) calabrese, dopo cinquant’anni dall’inizio della manifestazione, Abate è riuscito a dare un colpo di spugna, almeno per qualche ora, a riportare in primo piano i paesaggi di una Calabria pulita e laboriosa, una terra capace di bene altro che assorbire, nella polvere, il sangue versato dai suoi abitanti.

Gabriella Lax