Archivio tag | carlo lucarelli

“Parto delle nuvole pesanti” nuovo disco con la Warner Bros e progetti antimafia

Il live della band calabrese al Politeama Siracusa

Il live della band calabrese al Politeama Siracusa

«Questo è un disco d’amore. Sono dieci canzoni. L’amore è l’anima della vita. Amore non solo per la donna, ma per la terra, il cielo i colori e gli occhi della gente». “Parto delle nuvole pesanti” (Salvatore De Siena, Amerigo Sirianni e Mimmo Crudo, con la storica collaborazione di Antonio Rimedio e Manuel Franco) si affaccia con la verve genuina ed effervescente di sempre, sul palco del Politeama Siracusa di Reggio Calabria proponendo vecchi e carismatici successi e le anticipazioni del nuovo disco “Che aria tira“. Parte così la prima tappa del “Play Music Festival” del direttore artistico Alessio Laganà (una co-produzione con Horcynus Orca di Massimo Barilla e Giacomo Farina).

Alessio Laganà e Massimo Barilla

Alessio Laganà e Massimo Barilla

Due chiacchiere con la band per scoprire le molle musicali ed emotive da cui è scaturito il nuovo album “Che aria tira”.
Com’è nata la collaborazione con la Warner Bros per la produzione dell’ultimo disco?
«E’ stato grazie a Toni Verona, di Ala Bianca, grande culture di word music, etno music, lui ha creduto e sposato il nostro progetto di band del Sud ed ha proposto l’album alla Warner che è una della 3 major mondiali rimaste».
Il vostro è un pubblico abituato ad ascoltarvi nelle piazze.
«Prediligiamo tre ambienti per i live. Il primo humus è sicuramente la piazza, incontriamo, in quel caso, gente di ogni tipo, senza distinzione. Poi ci sono le esibizioni in teatro come a Reggio e poi ci sono i live club, non immaginate però locali alla moda, piuttosto piccoli ambienti, dove, facendo musica, bevendo un drink alla fine ci si confonde con il pubblico. E poi presentiamo spesso i dischi nelle biblioteche, luoghi di cultura in cui comunque si stabilisce un buon rapporto con gli spettatori ed un interscambio, rispondiamo alle domande. Con Carlo Lucarelli è nata una collaborazione proprio grazie al suo libro “Navi a perdere” che ci ha ispirato la canzone “La nave dei veleni”».
“Che aria tira” è stato definito di musica “socialmente utile”, come vi ponete nei confronti dei (delicati) temi attuali che trattate?
«Partiamo dal pessimismo della realtà per arrivare all’ottimismo della speranza. A parlare di certi temi (morti bianche, danni ambientali, emigrazione) si toccano corde molto delicate. Noi vogliamo fare con la musica quello che riesce a fare la poesie. Il messaggio oltre la parole deve essere implicito. E’ bello che poi sia il pubblico a scavare nelle motivazioni».Salvatore De Siena

Salvatore De Siena

E il dialetto in questo disco nuovo che spazio ha?

«Il dialetto è un elemento di autenticità e non una bandiera da sventolare. Con la colonna sonora di “Roccu u stortu”, (trasmesso per ben due volte in Rai) soprattutto, abbiamo raggiunto vertici che non immaginavamo e abbiamo sdoganato il dialetto calabrese».
Progetti a breve scadenza?
«Saremo a Potenza, poi verso su a Milano, Varese, Genova, Como e via fino a quest’estate. Teniamo molto al progetto “Terre di musica”, viaggio di musica e cultura sulle terre confiscate alla mafia, in collaborazione con Libera, Goel ed altri partner saremo a Corleone in Sicilia a maggio, ad agosto torneremo in Calabria e poi a Bologna, giusto a significare che la mafia non è un fenomeno ristretto al Sud».
A proposito di anticipazioni: una canzone è stata scritta in dialetto per il grande poeta calabrese, della provincia di Reggio, Lorenzo Calogero ed inoltre, nel prossimo lavoro, troveranno spazio canzoni per la donna e per i bambini.

Gabriella Lax

Tutti i diritti riservati. Senza l’autorizzazione è vietata la riproduzione in qualsiasi forma.

Erotismo noir per Andrea Camilleri

index

La verità è che non avevo neanche finito di leggere “Una voce di notte” (peraltro tra le storie con Montalbano protagonista c’è di meglio) che, sul bancone della mia depredata libreria del cuore ho visto un altro libro firmato da Andrea Camilleri. Dal format e dalla copertina ho immediatamente realizzato che non si trattava di un’altra avventura del Commissario siciliano.

Mi era sembrata una storia d’amore. Ho bypassato. Ci ho messo un po’ a scoprire “Il tuttomio”. Ora che l’ho letto, a gran voce posso solo dirvi dimenticate il Camilleri che conoscete. Atmosfere cariche di sensualità molto carnale, e non solo per i contenuti della narrazione, conditi dal linguaggio che, abbandonato una tantum il siciliano di Palermo, torna ad essere un italiano scorrevole.No, nessuna voglia di emulare la trama de “L’amante di Lady Chatterley” (a cui la protagonista stessa si paragona, ma della trama non vi anticipo nulla), nessun riferimento a ben noti moderni romanzi hardcore. Arianna, la figura femminile senza tabù, una donna bambina, primeggia dalla prima pagina.

L’autore è bravo a fuorviare il lettore. Non è solo un pruriginoso racconto come inizialmente appare. E Arianna si scopre capricciosa e tenera, a tratti sadica, impossibilitata a cedere ad uno strano amore. In più passi rientrano nel romanzo gli elementi di magia (che riportano alla trilogia che conteneva anche “Maruzza Musumeci”), piccoli e grandi incantesimi (la strana stanza/luogo “Il tuttomio” appunto), con la storia che raccoglie impennate noir. Camilleri rimane un grandissimo scrittore, sia che prosegua nel comporre in dialetto siculo le avventure di Salvo Montalbano, sia che decida di trasportarci nella Sicilia di inizio secolo in un romanzo (storico) o che interagisca con uno scrittore moderno (“L’intermittenza” con Carlo Lucarelli) per un poliziesco ad effetto. Unico nel far perdere al lettore le tracce. La grandezza del mio siciliano preferito (ovviamente dopo mio padre!) sta proprio in questo.

Gabriella Lax

Tutti i diritti riservati. Senza l’autorizzazione è vietata la riproduzione in qualsiasi forma.