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Rino Gaetano, compleanno di ricordi


Di Rino Gaetano avevo solo due ricordi. “Gianna, Gianna, Gianna” cantava. Nel mio immaginario, non so spiegare il motivo, “Gianna” era un cane. Ascoltavo le parole della canzone e corrispondevano perfettamente alla descrizione di un quadrupede. Nel secondo frammento, sento la radio, era mattina lo ricordo, insieme ad una voce che diceva, poche, stringate parole che più o meno recitavano “Stanotte, in un incidente stradale nei pressi di Roma, ha perso la vita il noto cantautore Rino Gaetano”. Niente più. Qualcuno, molti e molti anni dopo, mi scrisse un messaggio “Sfiorivi sfiorivano le viole e il sole batteva su di me e tu prendevi la mia mano mentre io aspettavo…”. L’amore ceco mi portò a ingurgitare tutto ed a scoprire i versi di “Sfiorivano le viole”, altro che “Gianna”, il cane. Era Rino Gaetano.

Per conoscerlo, mi sono affidata alla mia memoria storica di quegli anni. Carlo Carcione. «Era fermo con la chitarra e faceva l’autostop. L’ho incontrato per strada e l’ho fatto salire in macchina». Il racconto di un destino che mette insieme perfetti estranei e tesse una trama non comprensibile, comincia così. Fa un tuffo nel passato Carlo Carcione, oggi sindacalista nazionale Ugl, negli anni Settanta cantante noto come “Carlo da Ragusa”. Conosce casualmente Rino Gaetano sulla Nomentana, a pochi metri dall’abitazione del giovane, e gli dà un passaggio fino alla stazione Termini. Una conoscenza che, col tempo, si trasforma in amicizia. «Rino era una persona sensibile ed intelligente, estremamente colta anche se autodidatta, sincera nel modo di porsi». Rino chiede aiuto a Carlo che gli fa conoscere Vincenzo Micocci, talent scout dell’epoca, proprietario dell’etichetta IT, che lo scritturò immediatamente.

“I love you Marianna” esce con lo pseudonimo di Kammamuris cioè «Uno di quei personaggi dei libri di Salgari che lui amava». La vera svolta arriva con la distribuzione nazionale per la quale la It era legata alla Rca. Rino firma il contratto con loro che già avevano prodotto Gianni Moranti, Paul Anka e tanti altri e gli viene proposto di andare al festival di Sanremo. All’apoteosi di Sanremo con “Gianna”, in cui il cantautore crotonese riesce a farsi conoscere dal grande pubblico, c’è il periodo sottotono del disco insieme a Mogol “Resta vile maschio”.

«Fu un tonfo totale, era stata snaturata la vena popolare tanto cara a Rino per ipotesi più sperimentali». Carcione però oltre ad avergli fatto incontrare quelli che poi saranno i suoi produttori, presenta a Rino una persona molto importante. «Amelia, quella povera ragazza che un mese dopo la data in cui morì Rino avrebbe dovuto sposare. Dopo la morte di Rino non l’ho più vista». Amelia Conte era una studentessa che insieme ad altre ragazze «veniva a giocare a carte la sera quando ci riunivamo tra amici. E, una volta, casualmente dissi alle ragazze che conoscevo Rino, lo invitai a casa e con Amelia si misero a parlare. Capii subito che nasceva qualcosa tra loro. Prima di morire, Rino aveva comprato casa nella zona di Santa Lucia, dove ce l’avevano Sergio Endrigo ed Ennio Morricone».

Un sogno d’amore con Amelia che prosegue, data la notorietà di Rino, tra alti e bassi e che si interrompe bruscamente prima di essere coronato, con la tragica morte del cantautore nella mattina del 2 giugno del 1981. «Ricordo che mi chiamò alle sei del mattino Adriana, una nostra amica comune, mi disse dell’incidente non ci volevo credere. Non riuscii ad andare al funerale, riuscii solo a mandare un telegramma alla famiglia avevo scritto che Rino è nei nostri cuori e vi rimarrà sempre».

Gabriella Lax

«Guttuso mi presentò Modugno»

“R.Guttuso dipinge E.Fermi”

Una delle mie tante fortune è stata conoscere Carlo Carcione. Un nome che, ai più non dirà molto, altri invece vi riconosceranno un sindacalista della città capitolina. Solo in pochi però sanno che lui, con lo pseudonimo di Carlo da Ragusa, negli anni Sessanta, ebbe un discreto successo nel panorama musicale italiano. Oltre ad essere una persona splendida Carlo è stato uno degli amici più vicini a Rino Gaetano (ma di questo vi racconterò tra qualche giorno) e, soprattutto, come testimoniano le sue origini ragusane, è il nipote del pittore Renato Guttuso.
«Devo tutto quello che ho a lui. Mi ha aiutato quando mi ero messo in testa di fare il cantante ed anche a trovare un’occupazione nel momento in cui mi sono stancato di fare l’artista». Mi racconta Carlo. I suoi dischi degli anni Settanta si possono comprare su e-bay e sono una rarità. La madre di Carlo è prima cugina del pittore scomparso nel 1987.

Fa un tuffo nel passato Carlo e mi racconta quando incontrò lo zio per la prima volta a Roma, nella casa in via Cavour. Guttuso abitava a palazzo Grillo, luogo in cui ha vissuto fino alla morte. «Non ero per niente intimorito perché ero così preso dal conoscere questa persona che non ci feci caso. Avevo portato il mio registratore, all’epoca molto pesante. Lo zio ascoltò il nastro che avevo registrato con la mia voce e disse “Bravo, canti bene, ti porto da Modugno vediamo che cosa dice lui”». E lo zio Guttuso è uno di quelli che sostiene il giovanissimo Carlo presentandolo a personaggi importanti nell’ambiente musicale del tempo. «Il passo successivo fu farmi conoscere il grande Domenico Modugno che mi suggerì di non cantare come Moranti». I dipinti dello zio materno, Carcione se li ritrova, autografati, persino come immagini fantastiche ad impreziosire le copertine dei suoi dischi.

Ricordi di gioventù positivi per Carcione che conclude riportando immagini del vissuto quotidiano «Quando andavamo a trovarlo, insieme alla mia famiglia, nella sua casa di Roma si stava insieme serenamente e si scherzava, molto spesso si giocava a carte e di tutto si parlava tranne che di pittura. Zio ebbe, come tutti i pittori, dei momenti differenti nella produzione, basta osservare i primi dipinti e gli ultimi per valutare che sono estremamente differenti» a testimonianza della complessità risaputa del linguaggio espressivo e della genialità del pittore siciliano.

Gabriella Lax

E, proprio in questi giorni, e fino al 10 febbraio 2013, Roma celebra il centenario di nascita del geniale artista siciliano con una grande mostra delle sue opere, dal titolo “Guttuso. 1912-2012″allestita al Complesso del Vittoriano. Gli oltre cento dipinti sono stati selezionati per rappresentare l’intero arco creativo dell’attività artistica del maestro siciliano. E dunque si potranno ammirare, tra gli altri, “La Fuga dall’Etna”, “La Crocifissione”, “I funerali di Togliatti”, “Il Caffè Greco”, “La Vucciria”, “La Spiaggia” e “La Zolfara”. Oggettivo interprete e testimone dell’ultimo secolo Guttuso h rappresentato, con le opere ed i suoi scritti, la condizione umana con le sue sofferenze, i suoi miti, le sue passioni.