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Il gatto è sempre un divo

gatChe si tratti di un randagio o di un esemplare da salotto, il gatto è sempre un divo. Elegante e sornione, si muove con la delicatezza di chi sta camminando sui gusci di uova. Per questo le modelle avrebbero molto da imparare…E poi, i gatti, o si odiano o si amano. Le vie di mezzo non sono ammesse. E la cosa è reciproca, lo stesso accade per il gatto verso l’uomo. Il micio sceglie un prediletto al quale dedicarsi per ricevere le coccole, al quale rivolgersi in maniera sublime per farsi portare il cibo. Uno ed uno solo: il resto del mondo per lui (grande opportunista!) non esisterà.

Avrete ben capito che chi vi parla è innamorata dei gatti. Musy, il meticcio persiano/siamese, ha accompagnato la mia esistenza da preadolescente, fino all’età adulta. Grigio e morbido. Io lo amavo. Lui nutriva nei miei confronti una particolare indifferenza che, sole a volte, si tramutava in avversione della quale, tuttora, porto addosso gli “amorosi” segni. Ce lo ricordiamo tutti nei libri di scuola, in antichi dipinti, il gatto immortalato al fianco di belle signore nell’Egitto Antico, vituperato poi nel Medio Evo come essere demoniaco e accompagnatore di streghe, per fortuna è stato rivalutano negli ultimi secoli, divenendo fedele compagno di ozio e di avventure per poeti e scrittori, felice connubio tra mistero e sinuosa bellezza senza tempo.

E, proprio ai gatti, è dedicata la mostra “Sua Maestà il Gatto”, che arriva in Italia direttamente dalla colta Montmartre, promossa da Roma Capitale, Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico, in collaborazione con il Museo Parigino, ospitata al Museo Civico di Zoologia di Roma fino al 13 gennaio 2013. Nelle diverse sezioni le illustrazioni d’epoca e le trasposizioni artistiche, in pubblicità, nel teatro, nel cinema e nella letteratura, da assaporare immagine dopo immagine, che fanno tornare indietro nel tempo, fino alla Parigi romantica, trasgressiva e bohèmienne dell’800 e 900, quando il gatto era quasi un’icona, una divinità ed una fonte di ispirazione. Nonostante i graffi io comunque continuo a pensare che i gatti siano esseri regali.
“Prendono, meditando, i nobili atteggiamenti delle grandi/ sfingi allungate in fon(lo a solitudini, che sembrano/ addormirsi in un sogno senza fine”. (“I gatti” di Charles Baudelaire)

Gabriella Lax

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A Parigi il “Museo dei cuori infranti”


Il cuore fa “crac”. E una storia d’amore finisce. Così, gli oggetti e i doni, che prima erano originari figli dell’amore, diventano poi fonte di malinconia a tristezza. A qualcuno è venuto in mente di mettere insieme tutti gli oggetti degli amori finiti e di farli rivivere, con i pensieri e le forme di sentimento che si sono portati dietro, in un museo itinerante. “Il non luogo” per i cuori infranti dal 19 dicembre al 20 gennaio sarà a Parigi, capitale per eccellenza del romanticismo. Il “Museo dei cuori infranti” (Muzej prekinutih veza) è nato in Croazia, si tratta di un progetto artistico in movimento che, negli ultimi anni, è stato ospitato con enorme successo in diciannove stati d’America, Europa e Asia.

Tutti i protagonisti delle storie d’amore ormai terminate possono partecipare all’iniziativa con i propri souvenir di amori perduti. Serve solamente iscriversi in rete e inviare, o portare direttamente al museo, quello che resta di una storia (terminata tristemente) entro fine novembre. L’oggetto in questione dovrà essere accompagnato da un breve testo che racconti la storia d’amore, pur nel rispetto assoluto dell’anonimato dei due innamorati.
L’innovativa iniziativa è stata organizzata nell’ambito del “Festival della Croazia” in Francia ed è nata da un’esperienza realmente vissuta dagli ideatori del museo, Olinka Vistica e Drazen Grubisic, che, quando è finita la loro storia d’amore, non sapendo cosa fare degli oggetti acquistati insieme da innamorati, hanno deciso di raccoglierli in un museo a Zagabria. Da allora una parte della collezione permanente degli ex amanti viaggia in tutto il mondo con oggetti sempre nuovi.

E chissà invece se Parigi, eroina degli amori romantici, non possa portare fortuna a qualcuno dei malinconici visitatori del museo? Chissà se, tra un pelouche ed un capo di biancheria intima dismesso, non possano nascere nuovi amori
Una cosa è certa: c’è chi (dice) potrebbe riempire il museo di oggetti visto ciò che gli è accaduto a livello sentimentale.

Gabriella Lax