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Addio JR, cattivo di Dallas

Hagman e Barbara Eden in “Strega per amore”

Di “Dallas” e del suo cattivissimo protagonista, “JR Ewing” avevo scritto appena qualche tempo fa, in occasione del ritorno sugli schermi italiani della serie americana che aveva ripetuto l’audience da urlo registrato trent’anni fa. Ora che Larry Hagman, “JR” se n’è andato per sempre, portato via da un brutto male, a me piace ricordarlo nei panni del maggiore Anthony Nelson, il sorridente protagonista di “Strega per amore”.
Un titolo sbagliato, considerato che il ruolo di Barbara Eden era quello del bellissimo genio in gonnella, tirato fuori dalla sua lampada e capitato per caso in America e non di una strega, un titolo rincorso per seguire l’onda dell’altro celebre telefilm “Vita da strega”. “Strega per amore”, era una divertente serie girata alla fine degli anni Sessanta, arrivata in Italia negli anni Ottanta. Giusto in tempo dunque per farmi compagnia nelle mattine in cui a scuola non potevo andare o durante le lunghe vacanze di Natale o ancora in estate. Le avventure del genio Jeannie che, nella speranza di conquistare il suo “Tony” ne combinava, grazie alla magie, di cotte e di crude, mi divertivano moltissimo.
Addio dunque a Larry Hagman, conosciuto soprattutto per il suo ruolo dello spietato petroliere JR a cui già, alla fine degli anni Novanta, erano stati diagnosticati il cancro al fegato e la cirrosi epatica, dopo un lungo periodo di problemi con l’alcol. Nonostante tutto era sopravvissuto. Nella memoria collettiva resterà la sua immagine con il cappello da cowboy e gli stivali, proprio da “Cattivo che il pubblico amava odiare” nella storia della ricchissima famiglia texana. «Non riesco a ricordarmi con quante persone sono andato a letto, ho accoltellato alle spalle o ho spinto al suicidio» raccontava Hagman del suo personaggio e così se ne va con un record: quello di avere tenuto incollati 350 milioni di spettatori, il 30 novembre del 1980, tutti intenti a capire chi potesse aver sparato a JR…

Gabriella Lax

Dallas, ritorno in tv con flop

Dallas, i protagonisti com’erano 35 anni fa”

“Dallas” era stato un fenomeno sociale. E l’uso del tempo passato è d’obbligo se si considera che Canale 5, qualche settimana fa, aveva proposto, dopo l’enorme successo riscontrato in America, la serie, a trentacinqueanni di distanza dall’esordio in Italia. Messa in onda che Mediaset ha dovuto sospendere dopo sole due puntate, per ripartire in prima serata ma su La5. Il pubblico, imprevedibile, a sorpresa, non ha accolto il ritorno televisivo delle vicende familiari dei petrolieri Ewing, col cattivo J.R. ( Larry Hagman ha 79 anni) ed il fratello Bobby (Patrick Duffy 63), invecchiati certo, ma tirati su, dopo tutti questi anni, a forza di bisturi e botulino.

Eppure Dallas, quando per la prima volta andò in onda sugli schermi italiani, dopo un iniziale insuccesso in Rai, conquistò abbondantemente su Canale 5 i favori del pubblico. Fu il primo evento ad inaugurare le cosiddette saghe familiari. Dopo Dallas, e considerati gli ampi risconti di auditel, sia negli Stati Uniti che nel nostro Paese, il genere iniziò a spopolare (la concorrenza propose “Dinasty”).

Dallas, in certi posti però, assunse le modalità di un vero e proprio fenomeno di costume. Soprattutto nei piccoli centri, i nomi dei protagonisti, in particolare, le donne, divengono nomi di battesimo di tanti bimbi. Ci sono paesi pieni zeppi, ancora dopo tutti questi anni, di trentenni che tra i quali capita di incontrare Bobby o Sue Ellen, per intenderci. L’episodio che mi viene in mente con tenera nostalgia è legato al look, in particolare ad un’acconciatura dei capelli. Ricordo ancora mia nonna, con l’elastico nelle mani, che mi insegue in cortile per farmi la coda “come Pamela”. In pratica la giovane protagonista di Dallas aveva realizzato una sorta di coda di cavallo, che non si sviluppava dietro al collo bensì sulla destra della testa.

Ma i tempi sono diversi. La spiegazione che riesco a darmi per il recente flop della saga familiare americana è che, in questo frangente storico, le persone soffrono per la crisi economica così tanto che, la visione dei ricchi, anche solo in tv, quantomeno innervosisce o, nel migliore dei casi, non interessa e soprattutto non fa più sognare. Storia completamente diversa per “The bold and the beautiful” (“Beautiful” nella versione italiana) che, invece, continua ad avere spettatori ormai ininterrottamente fidelizzati da quel lontano 4 giugno del 1990 quando Ridge e la famiglia Forrester fece capolino, per la prima volta, sugli schermi televisivi italiani.

Gabriella Lax