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Yoko Ono, ottant’anni e non sentirli

rolling stonesInnamorata fedele, compagna nella provocazione. Yoko Ono compie ottanta anni e li festeggia con una mostra ed un concerto in un luogo a lei molto caro. L’artista e musicista, moglie del leggendario John Lennon, ha anticipando la data della ricorrenza con un concerto nel teatro Volksbuhne di Berlino, insieme alla rediviva “Plastic Ono Band”.

Una grande festa in musica, con tanto di torta e coro di auguri oltre che dell’inno pacifista “Give peace a chance”. E la scelta della capitale tedesca ospitante è presto spiegata: secondo il figlio Sean non c’è altro luogo al mondo che la madre ami quanto Berlino. Quasi metà della sua vita l’ha vissuta senza John Lennon che per lei lasciò la moglie Cinzia. Vituperata come guastafeste (per il rapporto non idilliaco con gli altri componenti dei Beatles) e guasta famiglie, Yoko Ono è riuscita solo la morte del marito a recuperare credibilità e ad assurgere agli onori della cronaca per quello che realmente è: un’artista.

I festeggiamenti proseguono con una retrospettiva al Museo Schirn di Francoforte. La mostra dal titolo “Yoko Ono. Half-A-Wind Show” raccoglie un centinaio di oggetti, tra cui film, installazioni, fotografie, disegni, testi e musica. Gli storici ed i critici d’arte che ne hanno studiato la figura, a tratti controversa, pensano che Yoko ha avuto una enorme importanza per il movimento d avanguardia negli anni 60 e 70, ma è contemporaneamente è un personaggio centrale del movimento pacifista e del femminismo. L’esposizione, che resterà aperta fino al 12 maggio, in seguito viaggierà per mezza Europa nel 2013 e 2014 facendo tappa in Spagna, Danimarca e Austria.

La vedova Lennon è ancora politicamente impegnata in battaglie anti-establishment e sta per pubblicare col figlio Sean il nuovo album della Plastic Ono Band.Ultimamente avevano supito alcune sue dichiarazioni secondo le quali al defunto marito sarebbe piaciuta molto Lady Gaga.
Ora scommetto che vorreste sapere se per me Yoko Ono sia stata la causa dello scioglimento dei Beatles. Penso che se una cosa deve tenere non c’è amante o artista che possa distruggerla. Oltre alla musica evidentemente le basi su cui poggiava l’equilibrio dei Beatles non erano poi così solide. Metteteci pure che erano quattro belle teste (calde) pensanti…

Ps: La foto che ho scelto è l’ultima pubblicata da Rolling Stones e scattata solo poche ore prima dell’uccisione di Lennon che si complimentò con la fotografa che li ritrasse perché, disse, aveva colto l’essenza del loro rapporto.

Gabriella Lax

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Facebook, posologia e controindicazioni

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Ho opposto una dura resistenza. Tre anni senza sentire ragioni. I fatti miei tali avrebbero dovuto restare. Non mi sarei iscritta a Facebook mai e poi mai. Il mio lavoro, come responsabile della cultura in una redazione, è fatto però di una fitta rete di contatti ed amicizie (più o meno interessate) che certamente non può prescindere dall’attingere a foto o informazioni reperibili anche sui social network. Ho ceduto.

E devo dire che, alla soglia del terzo anno d’iscrizione, non posso lamentarmi. Certo ho imparato a conoscere di Facebook anche i (perversi) meccanismi. Stile ed eleganza ovviamente devono essere un must on line. E mentre io lo utilizzo come preziosa fonte lavorativa e frequente circuito di farfallone rie con gli amici più cari, una serie di studi sul fenomeno creato da Mark Zuckerberg dimostrano quanto, uno dei social network più utilizzati, sia in realtà una sorta di “dea della discordia” per gli habitué della piazza virtuale.

La ricerca, condotta a Berlino, i cui risultati saranno resi noti tra qualche settimana, ha mostrato come Facebook sia capace di scatenare sentimenti di invidia, insieme a tutte le sensazioni dolorose connesse. In pratica, se un utente scrutando il profilo di un altro ne percepisce la felicità (vera o solo ostentata non ha importanza) è stimolato a offrire un’immagine di sé migliore e più positiva dal suo stesso profilo che diventerà così a sua volta fonte di invidia per gli altri. I ricercatori hanno inoltre dimostrato che, al contrario, gli utenti raramente ammettono di provare invidia poiché tendono ad attribuirla ad altri utenti e soprattutto che esiste una correlazione tra l’invidia provata su Facebook on line e la soddisfazione generale per la vita off line.

Gabriella Lax

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Saldi, ma solo per nudisti!

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Tutti di corsa verso il negozio in costumino adamitico! No, non è la scena di un film, ma è l’ennesima (furbissima) idea della Desigual che, con lo slogan “Spogliati, ti vestiamo noi’”, inventa una nuova trovata per chi vuol vestirsi risparmiando. A Barcellona, una folla di persone in mutande (dopo ore di fila) ha preso d’assalto il centralissimo punto vendita senza vestiti per riuscire ad entrare. Ma, badate bene, solamente i primi cento hanno ricevuto gratis capi d’abbigliamento del marchio spagnolo.

L’idea è stata messa in pratica con grande successo dalla stessa catena di negozi in diverse città dell’Europa: Parigi, Londra, Berlino, Amsterdam, Ginevra. E, sempre a propositori gente in mutande, in Vallese una boutique ha messo in vetrina ragazze e ragazzi in abiti succinti nel tentativo di acchiappare nuovi clienti. Torna con prepotenza dunque l’idea che, in mancanza d’altro, sia il corpo umano la prima merce di scambio. Nel caso in esame il corpo viene messo in mostra per la campagna pubblicitaria ed in cambio si ricevono abiti in omaggio.

Quindi anche in tempo di crisi, anche senza un euro, il corpo, un bene da mostrare, diventa una sorta di escamotage per risparmiare. A questo aggiungiamoci narcisismo ed esibizionismo che caratterizzano il nostro tempo. Io ho già avuto il tempo per rimanere davvero perplessa. Dopo tutto questo, senza falsi moralismi, si può dire che anche la dignità …è rimasta in mutande.

Gabriella Lax

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