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Protesta degli immigrati, Muraca: “Ci sono i fondi per la struttura di Archi, ma nel frattempo serve una soluzione per gli ospiti”

immigrati-7settDi Gabriella Lax

Scendono in strada i minori non accompagnati. Dopo la protesta al centro di primissima accoglienza di Archi, dello scorso 18 luglio, stamane la manifestazione ha investito le vie del centro storico. I giovani ospiti chiedono condizioni di vita migliori e, soprattutto, chiedono di poter raggiungere le città del Nord Italia. Specchietti per le allodole. Anche nei grandi centri urbani riguardo all’accoglienza dei migranti, in Italia, come all’estero la situazione al collasso è generalizzata. L’assessore comunale alla legalità ed alla sicurezza Giovanni Muraca che (insieme al delegato comunale alla protezione civile Antonio Ruvolo) segue la vicenda dall’inizio, spiega le problematiche del caso. Reggio Calabria è un centro di primissima accoglienza, ciò presuppone una sosta degli immigrati per pochi giorni per poi raggiungere altri centri. “Ma la realtà dei fatti – afferma Muraca -è che i centri di prima accoglienza ed il resto sono completamente saturi”. Nella città dello Stretto sono tre i presidi per l’emergenza degli immigrati: oltre all’ex polo universitario di Archi, c’è lo “Scatolone” ed i locali della Capitaneria di porto. dsc_9891-copia-copiaI continui sbarchi poi non consentono un attimo di pausa. Giorni necessari per realizzare uno degli intenti dell’amministrazione Falcomatà. “Col 99% di certezza abbiamo ottenuto un finanziamento del ministero – chiarisce l’assessore – con questi fondi si potrebbero utilizzare per sistemare nel migliore dei modi e rendere più confortevole la struttura di Archi”. Ma il problema è: dove sistemare gli immigrati (considerata la cadenza dei nuovi sbarchi) nel tempo necessario per fare i lavori? Un interrogativo non di poco conto se si tiene presente il numero degli immigrati presenti. Insomma una bella “patata bollente” con la quale i volontari e la popolazione si sono finora misurati egregiamente. Una questione che potrebbe alleggerirsi se condivisa con i sindaci della città metropolitana. “Molti di loro si sono dimostrati disponibili – dice Muraca – Bagaladi ad esempio, ha accolto 30 minori. La cosa più triste sono gli amministratori che in pubblico fanno i paladini dell’integrazione e che in realtà ci hanno sempre voltato le spalle”.

Prime iniziative del neo Prefetto di Reggio Calabria Michele di Bari sul tema dell’immigrazione. Giovedì pomeriggio, il Prefetto effettuerà un sopralluogo presso l’attendamento in San Ferdinando – unitamente al Capo Dipartimento della Protezione civile regionale, Dr. Tansi, e ai componenti della Commissione Straordinaria di quel Comune – al fine di verificare lo stato di attuazione degli interventi relativi alla prima fase del noto Protocollo operativo, stipulato presso questo Palazzo del Governo lo scorso 19 febbraio, mirante a garantire, nell’immediato, la riconduzione dell’attendamento a condizioni di vivibilità, unitamente ad interventi di bonifica e iniziative volte a una ordinata “gestione del campo”. Venerdì 9 settembre, alle ore 12,15 presiederà, per la prima volta in questa sede, il Consiglio Territoriale dell’Immigrazione sul tema dell’accoglienza dei migranti in questo territorio provinciale. Lunedì 12 settembre, alle ore 12,30, il Prefetto di Bari presiederà, invece, un incontro con tutti i Sindaci della provincia per una ulteriore sensibilizzazione degli stessi sulla necessità di attivare forme di accoglienza diffusa dei cittadini extracomunitari in tutta la provincia. Infatti la recente ondata migratoria che ha interessato le coste italiane e quelle calabresi e siciliane in particolare comporta l’esigenza che sia avviata ogni utile iniziativa per il reperimento di nuovi posti.

Immigrati, sulla nave Phoenix arrivano in 366. Dopo la protesta (pilotata?) ad Archi nessuno di loro resterà a Reggio

suor linadi Gabriella Lax

Qualche giorno fa la piccola “rivolta”, durata stranamente solo qualche ora al centro di primissima accoglienza di Archi. Un episodio “strano”, considerato che gli ospiti, minori non accompagnati, avevano manifestato sommessamente le loro rimostranze, in maniera non proprio così convincente. Una confusione sedata in una sola mattinata ma che ha prodotto l’effetto di evitare altre soste nella città di Reggio, ridotta all’estremo delle forze, considerato che l’accoglienza si basa sul lavoro dei volontari. Una protesta che,a voler pensare “male”, fa nascere il sospetto sia stata un po’ “manovrata”, magari per attirare l’attenzione delle istituzioni sulle problematiche relative al centro d’accoglienza di Archi.

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Sono 366 gli immigrati (di cui 239 uomini, 59 donne e 64 minori, di cui 8 accompagnati) arrivati stamane al porto di Reggio a bordo della nave Phoenix, provenienti da vari Paesi africani tra cui: Mali, Gambia, Sierra Leone, Bangladesh, Senegal, Sudan, Ghana, Togo, Burchina Faso ed Etiopia. Nessuno di loro però rimarrà a Reggio. Secondo il piano di ripartopredisposto dal ministero dell’Interno saranno dirottati: 50 in Toscana, 50 in Piemonte, 100 in Lombardia, 50 in Veneto, 16 a Trento, 100 nel Lazio.

immigrati archi 3Dopo la protesta di lunedì, il Comune si era mobilitato per trovare una soluzione alternativa al centro collocato nella ex facoltà di giurisprudenza. Una tendopoli in un campetto? Soluzione scartata per condizioni logistiche ed alte temperature, come pure quella del capannone da convertire. Oltretutto parlare di tendopoli e capannoni da un lato, mentre poco distante, a San Ferdinando, si cerca di smobilitare le stesse strutture sembrerebbe a dir poco anacronistico. Dunque il centro di Archi rimarrà al suo posto. A dar man forte ai volontari arriverà personale dell’Arma dei carabinieri in congedo, con la partecipazione anche delle Dame della Benemerita, per svolgere servizi connessi alla vigilanza complessiva della struttura. Oltre all’Associazione nazionale carabinieri, ci sarà l’associazione nazionale della polizia di stato ed il Comune ha assicurato che verranno effettuati servizi aggiuntivi per migliorare la situazione. Nella stessa riunione si è stabilito che l’organizzazione della struttura venga disciplinata con apposito regolamento in modo da chiarire la ripartizione di compiti e competenze fra le diverse associazioni operanti in loco. Saranno firmati due protocolli di intesa: uno con l’associazione “Medici del Mondo” per garantire servizi socio-sanitari ai migranti, con particolare riguardo a quelli che versano in precarie condizioni psicologiche o che sono vittime di tratta, l’altro con l’associazione delle “Pantere Verdi” che assicurerà l’assistenza prettamente sanitaria. (foto Marco Costantino)