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Reggio, gli scavi di piazza Garibaldi celano il tempio di Apollo?

di Gabriella Lax

piazza garibaldi MarcoTempio di Apollo. E’ questa la misteriosa scoperta che si cela dietro gli scavi di piazza Garibaldi a Reggio Calabria? Sono queste le tre paroline magiche che nessuno vuole pronunciare? Proviamo a ricostruire con ordine perchè si potrebbe trattare di uno dei ritrovamenti più importanti dell’intera storia dell’antica Reggio. Lo storico romano Varrone, nel suo ‘Rerum Humanarum’, parlando del mito di Oreste, figlio di Agamennone, secondo il quale l’uccisore della fedifraga madre Clitennestra, si purificò del suo delitto immergendosi nelle acque salutari che scorrevano nel territorio reggino, scrisse: «…E si dice che lì [a Reggio] vi fu a lungo la sua spada di bronzo e che fu innalzato da lui un tempio ad Apollo, dal bosco sacro del quale i reggini, quando partivano per Delfi, effettuati i riti sacri, erano soliti cogliere un ramo di alloro che portavano con sé». “Questo tempio innalzato da Oreste e dedicato ad Apollo, suo nume tutelare-spiega lo storico reggino Franco Arillotta – nonché il celebrato bosco sacro che lo circondava e che per le parole di Varrone sappiamo essere un “laureto”, vengono normalmente collocati al di là del fiume Apsia\Calopinace, cioè nell’area a sud della città. Il che ci porta verso l’attuale Piazza Garibaldi”. E questo spiega perché lo storico ha più volte sollecitato i botanici reggini a condurre un’accurata indagine sulla condizione dei terreni aperti dagli scavi archeologici in corso proprio in quella zona. Sarebbe eccezionale se l’esame della bio-realtà di quell’area portasse alla identificazione di una presenza di piante di alloro in tempi antichissimi. Un’ipotesi che potrebbe confermare la testimonianza di Varrone. In attesa di scrivere, stretti intorno agli scavi, un’altra immensa pagina della storia di Reggio, sarebbe gradita anche una conferenza da parte degli addetti ai lavori, per fare il punto, dati alla mano, sui ritrovamenti e la loro datazione. E, considerato che ci piace sognare, se l’area della piazza dovesse un giorno (molto presto si spera!) divenire parco archeologico, la si potrebbe ornare proprio con alberi di alloro, facendo così rivivere una tradizione millenaria.

(foto Marco Costantino)

Reggio: a Piazza Garibaldi, i muri del terzo saggio cambiano le carte in tavola

di Gabriella Lax

Intriganti ed affascinati. Sono i resti quelli di piazza Garibaldi, piazza Garibaldi 2a Reggio Calabria. Dimenticate il parcheggio sotterraneo. Le certezze interpretative, giorno dopo giorno e frammento dopo frammento, vengono clamorosamente smentite dalle realtà dell’oggi. Qualunque ipotesi si faccia sul significato di quel che generosamente la piazza sta restituendo alla Città è destinata a crollare di fronte alle scoperte ulteriori. Una scena che si ripete, a partire dal primo saggio, con quel che appariva come il basamento, fino alla caditoia, o quella che tale sembrava essere e così anche nel terzo saggio. Tutto lasciava supporre che nello scavo numero tre si fosse vicini a riportare alla luce un insediamento abitativo di particolare importanza. I tratti di muri invece rimettono tutto in discussione. E la situazione dal punto di vista “comunicativo” va verso la “chiusura ermetica” degli addetti ai lavori. L’equipe di archeologi che gestisce lo scavo, se prima era abbottonatissima, adesso è addirittura impenetrabile. E ben lo si comprende, e lo si giustifica, considerate le tante ipotesi fantasiose o le “sciocchezze in libertà” che da più parti sono state conclamate. L’unica certezza, che lascia ben sperare per il futuro prossimo, è che il terzo scavo si sta rivelando una vera miniera per la storia archeologica – e non solo quella – di Reggio. Nuove, interessantissime pagine si potranno scrivere, quando la situazione sarà più chiara e definita. E saranno pagine sorprendenti.