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Due vite nel quartiere a luci rosse

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«Perché in fondo gli uomini sono come le macchinette del caffè: se conosci i meccanismi li fai funzionare».

Cinquant’anni vissuti in vetrine, De Wallen, il quartiere a luci rosse di Amsterdam. Più di quattrocento mila uomini. Adesso per Martine e Louise Fokkens è arrivato il momento di lasciare la loro professione, il mestiere più antico del mondo. Le due gemelle olandesi raccontano le loro storie divertenti, accattivanti e curiose in un libro “Due vite in vetrina”, edito da Vallardi (13 euro).
Ripensano alle loro esperienze le due sorelle, riassunte in brevi episodi ricchi di umorismo e
particolari piccanti. Il libro inizia con il racconto del loro ingresso nel mondo della prostituzione: i loro dubbi iniziali, le prime paure e poi la scelta, risultata poi quella definitiva. Le due frivole sorelle vestivano principalmente di rosa o di rosso: hanno iniziato a prostituirsi all’età di 20 anni, quando la prostituzione non era ancora legale nell’aperta Olanda.

E, dopo tutto questo tempo, le due sorelle lasciano il quartiere a luci rosse di Amsterdam, perché ora “troppo anziane per fare sesso”. Una di loro spiega che ha dovuto smettere di prostituirsi a causa dell’artrite, che le impediva di “mettere una gamba sopra l’altra“. I capitoli, brevi e senza veli, sono scritti con naturalezza e simpatia e aprono uno spaccato sul mondo della prostituzione e sulle esigenze dei clienti che a volte fanno sorridere: dallo schiavo che va punito e rinchiuso nello sgabuzzino al cliente che arriva e vuol finire tutto in tempo utile a riutilizzare lo stesso biglietto del tram. Fino ai clienti più affezionati che le hanno accompagnate nell’arco di tutta la loro onorata carriera e che sono presenti ancora oggi. Occhio perché nel libro le due sorellone rivelano anche i trucchi del mestieri…per soddisfare al meglio i clienti.

Gabriella Lax
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Saldi, ma solo per nudisti!

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Tutti di corsa verso il negozio in costumino adamitico! No, non è la scena di un film, ma è l’ennesima (furbissima) idea della Desigual che, con lo slogan “Spogliati, ti vestiamo noi’”, inventa una nuova trovata per chi vuol vestirsi risparmiando. A Barcellona, una folla di persone in mutande (dopo ore di fila) ha preso d’assalto il centralissimo punto vendita senza vestiti per riuscire ad entrare. Ma, badate bene, solamente i primi cento hanno ricevuto gratis capi d’abbigliamento del marchio spagnolo.

L’idea è stata messa in pratica con grande successo dalla stessa catena di negozi in diverse città dell’Europa: Parigi, Londra, Berlino, Amsterdam, Ginevra. E, sempre a propositori gente in mutande, in Vallese una boutique ha messo in vetrina ragazze e ragazzi in abiti succinti nel tentativo di acchiappare nuovi clienti. Torna con prepotenza dunque l’idea che, in mancanza d’altro, sia il corpo umano la prima merce di scambio. Nel caso in esame il corpo viene messo in mostra per la campagna pubblicitaria ed in cambio si ricevono abiti in omaggio.

Quindi anche in tempo di crisi, anche senza un euro, il corpo, un bene da mostrare, diventa una sorta di escamotage per risparmiare. A questo aggiungiamoci narcisismo ed esibizionismo che caratterizzano il nostro tempo. Io ho già avuto il tempo per rimanere davvero perplessa. Dopo tutto questo, senza falsi moralismi, si può dire che anche la dignità …è rimasta in mutande.

Gabriella Lax

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