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Stiletto, “arma” di seduzione

Il suo nome ricorda una delle armi bianche più infide e pericolose: lo stiletto. Quel che è certo è che la calzatura dal tacco ultrasottile deve il suo nome al pugnale, tanto in voga nel Rinascimento, costituito da una lunga lama affilata, proprio come il tacco della scarpa che ha conquistato le più incallite shoe addict.

Lo stiletto alza notevolmente il tasso di sensualità di una donna e rappresenta uno dei pezzi fetish che il gentil sesso preferisce poiché ne esalta la figura, mettendo in primo piano le gambe.

Si parla di “stiletto aerobic”, ginnastica sui tacchi a spillo, nata in America, che ha l’obiettivo di tonificare i muscoli ed accrescere il sex appeal femminile.

La storia vuole che l’inventore dello stiletto sia stato lo stilista francese Roger Vivier nel 1954, riportando nel mondo delle calzature l’essenza della femminilità e della seduzione, proprio come Christian Dior con il “New Look” del secondo dopoguerra. Il segreto delle creazione di Roger Vivier è un’anima di metallo racchiusa tra strati di seta e stoffa, di un’altezza che può variare da un paio centimetri fino ai 20 per un diametro generalmente inferiore a un centimetro, abbastanza per far deflagrare l’immaginazione di ogni feticista che si rispetti.

Scomparso nel 1998, Roger Vivier ha lasciato un erede di tutto rispetto. Infatti, sebbene negli anni ’70 Manolo Blahnik abbia rinverdito i fasti dello stiletto (è stato soprannominato il “re dello stiletto”), il vero discendente del padre dello stiletto è il francese Christian Louboutin, appassionato di scarpe orientato principalmente verso il mondo delle calzature femminili. Allievo di Vivier fin da giovane, il designer parigino ha aperto la propria boutique nella Ville Lumière nel 1992 dove proprio nello stesso anno nacque Il suo marchio di fabbrica: l’inconfondibile e amatissima suola rossa rende le sue scarpe tra le più amate ed indossate sui red carpet. I tacchi che preferisce sono spesso arricchiti da preziosi cristalli.

Gabriella Lax

Eleganza, sinonimo di stile

Aleatorio, ma mai banale. Il concetto di eleganza è sinonimo di stile. Un aspetto universale che, naturale e sempre uguale a se’ stesso, ma che, nel tempo, riesce inesorabilmente ad evolversi. Eleganza viene dal latino “eligere” ossia “scegliere”, dunque elegante è “colui sceglie bene” o “colui che sa scegliere”.

Eleganza è qualcosa che si può coltivare. Sorta di attributo che si rende visibile solo attraverso una determinata scelta. Evidentemente la scelta deve poter essere riconosciuta nel tempo e nel luogo in cui si trova la persona. Per comprendere bene il concetto a cui ci riferiamo i parametri di eleganza saranno differenti se ci si prende in considerazione un uomo del Quattrocento, rispetto ad uno di una tribù della Papuasia, così via. Lo stesso riconoscere se una persona è elegante o meno dipenderà anche dal fatto se la scelta sia o meno appropriata alla circostanza.

L’uomo è una creatura che vive in un determinato tempo e in un determinato luogo, non si può sfuggire dalle circostanze. Ciò che conta è che una buona scelta esteriore del soggetto manifesti il suo ordine interiore, il suo amore alla vita, la positività che rappresenta per lui quella circostanza. L’eleganza si raggiunge con l’esperienza. Per questo è raro che un adolescente sia elegante. Nonostante la varietà delle scelte e delle opzioni, i più giovani tendono all’uniformità, all’omologazione per sentirsi parte della società. Essere eleganti implica un certo grado di raffinatezza e quella sicurezza di sé che consente di fare delle scelte.
Ma in un epoca fatta di fast food, di comunicazioni via e-mail e di abbigliamento casula, c’è ancora spazio per l’eleganza? Lungi dall’essere fashion victim la risposta non può che essere affermativa: eleganza è uno stile di vita che ci consente di mettere in risalto, ciascuno a modo suo, la bellezza che risiede dentro e nel mondo che ci circonda. Vivere con eleganza dunque significa aggiungere verve alla vita quotidiana, senza lasciare che le giornate si trascinino stancamente, assaporandone così ogni istante.

Gabriella Lax