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Kate Moss mora per Louis Vuitton

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Proprio come sul set di un film noir anni Quaranta, in chiusura delle sfilate alla settimana della moda nella Ville Lumière di Parigi, approda Kate Moss che sorprende tutti col suo nuovo look. Capelli corti frangiati e soprattutto nerissimi. La modella abbandona i colori ramati e chiari che l’hanno accompagnata in tanti anni di onorata carriera (e di scandali), per lasciar posto al fascino del “corvino”.

L’ha voluta così, Marc Jabobs in persona, per la sfilata di Louis Vuitton alla Settimana della Moda di Parigi, collezione Autunno/Inverno 2013-14, di Louis Vuitton e la top model dall’immutato charme ha sfilato con un abito che, a dire il vero, lasciava ben poco all’immaginazione: una fantasia trasparente per un nude look scollatissimo. La Moss, eroina e femme fatale, volteggia elegantemente sulla passerella per far calare il sipario sulla sfilata di una collezione super sexy e raffinata, fatta di pizzi, sete ma anche di morbidi velluti e pellicce alternati a fantasie a, fiori o retrò. Dulcis in fundo, chiusura coi fuochi d’artificio, con Mark Jacobs che ringrazia e s’inchina al suo pubblico in tenuta da notte.

Ps: Per “umanizzare” l’abito Vuitton si potrebbe indossare sotto un abito sottoveste color grigio perla o rosa antico.

Gabriella Lax

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“Vunk”, punk alla maniera Versace

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Se il “Punk” è firmato Versace diventa “Vunk”. Esplosione di borchie, pelle e vernice sulle passerelle milanesi per il marchio di Donatella Versace. Finalmente la stilista calabrese ha deciso di inventarsi (almeno nel nome) qualcosa di nuovo. Proprio qualche tempo fa si era meritata, dalle righe di questo piccolo blog, la mia personale tirata d’orecchie per il maniacale vizio di ripescare dall’archivio (peraltro geniale) del fratello Gianni le idee e le commistioni. Si è data una mossa Donatella. «Mi sono chiesta come sarebbe il punk oggi. la risposta è Vunk, ovvero un punk à la Versace maniera, per una collezione che guarda al futuro».

Dunque il nuovo movimento glamorous di Donatella una sorta di punk targato “2013”, un punk del nuovo millennio, sempre secondo il nuovo senso del glamour di Versace. Ben diverso dalle riletture organiche operate da Gianni Versace (ricordare l’abito nero che fece scalpore, indossato da Liz Hurley, cucito con spille da balia?). Così, le modelle Versace, nelle sfilate, si trasformano in guerriere irriverenti, vere armi di seduzione, pericolosamente fatali. A far da cornice le acconciature chic, con capelli lisci e un ciuffo voluminoso sul davanti ed un make-up concentrato sugli occhi, con abbondante matita nera nella rima inferiore e ombretto nude look brillante.

I personaggi che ne risultano hanno l’anima in vinile mescolato a tartan, décor acuminati per descrivere la nuova estetica musical-glam della Medusa. «Io non penso mai al passato. Al futuro, invece, ci guardo sempre, e reagisco al presente. E ora voglio una donna energica ed energetica che si ribella a quello che vede e soprattutto al fatto di non essere considerata e premiata per quanto vale». Parola di Donatella.

Gabriella Lax

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Jason Wu, da Taiwan a Michelle Obama

jasonwuConosceva solo il cinese mandarino. Ha imparato l’inglese da autodidatta leggendo le riviste di moda (ho provato anch’io nds), con l’aiuto di una macchina da cucire e pochi risparmi ha creato una casa d’abbigliamento per donna e ora veste la firt lady Michelle Obama. Ha i toni della favola, coi sogni che si realizzano, la vita di Jason Wu, nato a Taiwan e trasferitosi in Canada a soli nove anni «Non sono mai stato il primo della classe, a scuola. Le cose le ho imparate impegnandomi in ciò che mi piaceva. Quello della moda in apparenza è un mondo impenetrabile e scoraggiante. Ma secondo me essere riuscito ad arrivare dove sono ora dimostra quante opportunità esistano per i giovani a New York».

Così lo stilista che a soli 16 anni crea da freelance abiti per le bambole, disegna poi per l’azienda di giocattoli Integrity Toys con il marchio “Jason Wu dolls” e ne diventa il direttore creativo. Capisce di voler fare lo stilista e lancia la sua prima vera collezione donna coi soldi che ha guadagnato vendendo abiti epr bambole. Debutta nel 2006 come stilista aggiudicandosi il Fashion Group International’s Rising Star award nel 2008 e viene nominato per i Vogue Fashion Fund award. «Un sacco di volte parliamo del sogno americano, del fatto di poter venire da qualsiasi parte del mondo, da qualsiasi ambiente, e avere successo. E nel mondo reale non pensi che capiti mai. Ma la mia carriera mi ha fatto cambiare idea in proposito» chiarisce. Tra le sue prime clienti vip Amber Valletta e Ivana Trump.

Ma la vera fortuna per Wu è stato incontrare i favori della prima donna d’America. Michelle Obama ha indossato i vestiti dello stilisti nel corso delle due cerimonie d’insediamento del marito Barack, e per la copertina di un servizio di Vogue. La first lady americana è tornata a sfoggiare un abito (rosso) Wu durante la serata danzante per festeggiare il secondo mandato del marito. Questione di scaramanzia oltre che di preferenze personali perché già nel 2009 Michelle scelse una sua creazione (sempre in rosso) per il ballo inaugurale, uno degli eventi più seguiti nella storia Usa. Qualche problema lo crea il cognome Wu, uno dei più diffusi in terra mandarina.

La corte specializzata in proprietà intellettuale di Taiwan ha decretato che la nuova etichetta “Miss Wu” non può essere registrata come marchio perché non abbastanza distintiva. Lo stilista non si arrende e ribatte che il suo logo vuole evocare il grido di un gufo. Noi certamente facciamo il tifo per lui! «Io sono partito durante una crisi economica. Da questo punto di vista non ho mai sperimentato un momento favorevole. È sempre stato un po’ difficile. Ho fondato la mia azienda quando la gente era in preda al panico e non comperava niente».

Gabriella Lax

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Gattinoni, ad “Alta Roma” in 3D

Roma - Moda. Altaroma, sfilata di GattinoniSfilata futuristica, da vedere rigorosamente con occhiali 3D. Guillermo Mariotto stupisce gli affezionati di Gattinoni alle sfilate “Alta Roma” per gli abiti primavera estate, nel salone d’onore del Museo delle Arti e Tradizioni Popolari dell’Eur, lo stesso posto che ospita la mostra di abiti delle maison storiche italiane, ideata da Stefano Dominella, “La seduzione dell’artigianato – ovvero: Il Bello e Ben fatto”.

«A disegnarli sembra facile, ma per realizzarli ci vogliono cinquecento mani» ha esclamato lo stilista sudamericano, a margine della presentazione. Dunque, quando la moda sposa la tecnologia, come in questo caso, sulle passerelle si alternano nuovissime sperimentazioni sartoriali, tra cui originali ricami in 3/4D, tessuti manipolati al computer grafica, macro gioielli a forma di trono di sovrano e fiabesche scarpe di Cenerentola, o di carrozza-zucca. Merletti, pizzi e trasparenze per una collezione dai motivi altamente surrealisti.

Il tutto per dar vita a lavorazioni tridimensionali, sulle modelle trasformate in eteree damine di un’immaginaria scacchiera di Alice nel Paese delle meraviglie. Ed altre strabilianti e sensuali sorprese le riserva la lingerie. Guillermo Mariotto disegna sottovesti preziose da notti di fuoco su di una nave misteriosa, leggere vestaglie in organza e satin con volant e ricami che sembrano appena uscite da una nuvola.

Gabriella Lax

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«Esuberanza creativa in Versace»

versace-armaniL’uno, Giorgio Armani vestiva la “signore”. L’altro, Gianni Versace vestiva “le puttane”. Dopo aver letto la prefazione di Armani, all’ultima biografia di Versace, confezionata dal giornalista pugliese Tony Di Corcia, ben si comprende che, in realtà, questa contrapposizione sia stata soprattutto un’invenzione, creata ad arte dai media, che una vera e propria battaglia tra i due stilisti. Battaglia che, invece, si manteneva solo sul piano creativo.

Tocca proprio a Giorgio Armani nella prefazione, raccontare di quegli anni Ottanta, degno seguito di tutto ciò che negli anni precedenti si era costruito. Momenti in cui, finalmente, si abbandonava la paura degli attentati, del terrorismo e, a Milano, come nelle altre grandi città italiane, si ricominciava ad uscire la sera, e ci si abbandonava all’estro ed all’eccitazione, prima volutamente repressi. Armani confessa di una contrapposizione all’italiana, tra lui e lo stilista calabrese. In fondo al popolo era sempre piaciuto, forse perché più semplicistico, il gioco delle dicotomie: Coppi e Bartali, la Loren e la Lollobrigida. E, alla fine di ogni sfilata (“Che cosa ha fatto Versace?”- “Che cosa ha fatto Armani?”), ognuno chiedeva dell’altro…

Così Versace e Armani, battezzati eterni rivali: la contrapposizione tra la follia esuberante, l’avanguardia contro la sobrietà delle linea e dei colori, la pulizia del taglio.
Grande testimonianza di stima per un grande artista che aveva contribuito, con il suo credo stilistico personale, a cambiare il mondo della moda e l’approccio alla stessa, ecco, nella prefazione del libro, le parole di Armani a proposito del collega scomparso, colorate di candida sincerità, per un ricordo che è quello di «Una fantastica esuberanza, di senso di allegria che tutto mescola, idee, tendenze, memoria ed arte, con una specie di noncurante vitalità. Era un grande creatore, e il passare degli anni non fa che sottolineare quello che era il suo talento».

Ps: Volevo mandare a Gianni un grande abbraccio per il 2 dicembre, il giorno del suo compleanno

Gabriella Lax

Si… viaggiare!

Partenza da sempre fa rima con bagagli. Neanche una settimana fa sentivo le parole di disperazione della mia collega pronta (si fa per dire) a partire per New York, ma col bagaglio ancora da preparare.Niente panico, prima di alzare le tende c’è tempo per organizzarsi, basta un po’ d’attenzione per imparare l’arte di viaggiare leggeri e riempire la valigia nel modo più intelligente possibile. Viaggiare con poco peso è più comodo, più semplice e soprattutto più economico, e non solo di questi tempi.

Per cominciare serve l’elenco delle cose da portare: abbigliamento, oggetti, utensili, apparecchi elettronici, medicinali. Da questa lista occorre depennare gli oggetti a seconda delle esigenze, limitando al massimo gli extra. Nei bagagli gran parte dello spazio è occupato dai vestiti. Cerchiamo di resistere alla tentazione di voler trasportare dietro tutto l’armadio. Non serviranno trenta capi per una settimana di vacanza e invece in viaggio avremmo bisogno di mille altre cose, per cui tanto vale rassegnarsi: meno indumenti portiamo, meglio è. Scegliamo al massimo due abbinamenti di colori e, sulla base di quelli, pantaloni, magliette, golfini ed accessori.

In caso di un evento imprevisto: ad esempio un invito importante o una serata di gala, i vestiti potrebbero essere presi in affitto. Quanto ai tessuti meglio preferite i sintetici, certo scema la qualità ma si asciugano subito, non si piegano in valigia e non c’è bisogno di stirarli. In caso di shopping senza limiti durante il viaggio la soluzione potrebbe essere un bel pacco confezionato e auto spedito “at home”, in modo che i bagagli possano pesare esattamente come alla partenza.

Le valigie vanno scelte con cura, non fatevi allettare da sirene modaiole, anziché l’esteriorità dell’oggetto serve considerare la sua utilità: se la sacca morbida è più capiente, la valigia rigida permette di usufruire di un abbigliamento impeccabile e ancora perfettamente stirato appena arrivati a destinazione.
Per i viaggi in aereo o per nave è consigliato il bagaglio a causa dell’umidità e del carico e scarico di valigie che non avviene nel modo più delicato.
Quando preparate il bagaglio ricordate di riempire la valigia con le cose più ingombranti sotto e sopra quelle più leggere e delicate, riempite gli spazi vuoti con piccoli accessori, calze, fazzoletti.

Ricordate che in aereo esiste un limite per il peso dei bagagli: quindi se avete qualcosa di particolarmente pesante tenetelo nel bagaglio a mano, che vi è consentito tenere con voi. A tal proposito, onde evitare spiacevoli inconvenienti (come quello di ritrovarsi senza biancheria), in caso di smarrimento dei bagagli, è bene portare sempre un piccolo fagotto a mano in cui custodire intimo e almeno un cambio.
E a questo punto rasserenati e tranquilli non resta che godersi il viaggio!

Eleganza, sinonimo di stile

Aleatorio, ma mai banale. Il concetto di eleganza è sinonimo di stile. Un aspetto universale che, naturale e sempre uguale a se’ stesso, ma che, nel tempo, riesce inesorabilmente ad evolversi. Eleganza viene dal latino “eligere” ossia “scegliere”, dunque elegante è “colui sceglie bene” o “colui che sa scegliere”.

Eleganza è qualcosa che si può coltivare. Sorta di attributo che si rende visibile solo attraverso una determinata scelta. Evidentemente la scelta deve poter essere riconosciuta nel tempo e nel luogo in cui si trova la persona. Per comprendere bene il concetto a cui ci riferiamo i parametri di eleganza saranno differenti se ci si prende in considerazione un uomo del Quattrocento, rispetto ad uno di una tribù della Papuasia, così via. Lo stesso riconoscere se una persona è elegante o meno dipenderà anche dal fatto se la scelta sia o meno appropriata alla circostanza.

L’uomo è una creatura che vive in un determinato tempo e in un determinato luogo, non si può sfuggire dalle circostanze. Ciò che conta è che una buona scelta esteriore del soggetto manifesti il suo ordine interiore, il suo amore alla vita, la positività che rappresenta per lui quella circostanza. L’eleganza si raggiunge con l’esperienza. Per questo è raro che un adolescente sia elegante. Nonostante la varietà delle scelte e delle opzioni, i più giovani tendono all’uniformità, all’omologazione per sentirsi parte della società. Essere eleganti implica un certo grado di raffinatezza e quella sicurezza di sé che consente di fare delle scelte.
Ma in un epoca fatta di fast food, di comunicazioni via e-mail e di abbigliamento casula, c’è ancora spazio per l’eleganza? Lungi dall’essere fashion victim la risposta non può che essere affermativa: eleganza è uno stile di vita che ci consente di mettere in risalto, ciascuno a modo suo, la bellezza che risiede dentro e nel mondo che ci circonda. Vivere con eleganza dunque significa aggiungere verve alla vita quotidiana, senza lasciare che le giornate si trascinino stancamente, assaporandone così ogni istante.

Gabriella Lax